Libia, è giunto il momento di chiudere la partita con Gheddafi
04 Giugno 2011
Il dittatore libico Muammar Gheddafi si trova di fronte a una crescente pressione internazionale, grazie alle continue incursioni aeree della NATO, alle defezioni ad alto livello nel suo regime, alle sanzioni multilaterali ed a un movimento di ribellione che è sempre più organizzato e capace. Non è questo il momento per gli Stati Uniti di mostrare un mancanza di determinazione che avrebbe il risultato di ridare coraggio a Gheddafi. Eppure è proprio quello che rischiano di fare le varie proposte all’interno del Congresso tese a contestare o a mettere preventivamente fine al coinvolgimento militare statunitense in Libia.
Evocando la War Powers Resolution del 1973, alcuni membri del Congresso stanno insinuando che l’impegno militare degli Stati Uniti sia incostituzionale. In questo modo essi riesumano un dibattito polarizzante e difficile da affrontare riguardo al potere del Congresso di dichiarare guerra e all’autorità costituzionale del presidente di agire come comandante in capo dell’America.
Mentre il Congresso considera la propria risposta all’intervento statunitense in Libia, è importante ricordare che presidenti sia repubblicani che democratici hanno intrapreso azioni militari simili a quelle attuate in Libia senza dichiarazioni formali da parte del Settore Legislativo – più di recente durante il conflitto del 1999 in Kosovo. Come ha scritto su Slate Jack Goldsmith, che ha guidato l’Office of Legal Counsel del Dipartimento di Giustizia durante l’amministrazione Bush:
“Il presidente, in quanto comandante in capo e in virtù di altri suoi poteri esecutivi, ha discrezionalità molto ampia sull’uso della forza militare in assenza di autorizzazione del Congresso. Alcuni presidenti lo hanno fatto, in grandi e piccole azioni militari, più di cento volte, dall’inizio della repubblica”.
Il Congresso ha l’onere di ritenere responsabile il ramo esecutivo. E, di certo, l’amministrazione Obama avrebbe dovuto fare di più – e chiaramente dovrebbe fare molto di più – per consultarsi con i membri del Congresso e spiegare loro gli imperativi strategici e morali dell’impegno americano in Libia. Detto questo, esiste una solida motivazione legale e storica per la quale l’intervento del presidente Obama in Libia rientra nell’ambito della sua autorità costituzionale di comandante in capo e al tempo stesso è coerente con la procedura adottata da altri presidenti prima di lui, di entrambi gli schieramenti politici.
Sfortunatamente, il dibattito costituzionale oscura il punto chiave: vedere il popolo libico liberato dal governo tirannico di Gheddafi è nell’interesse degli Stati Uniti. I vicini della Libia, Egitto e Tunisia, stanno cercando di consolidare le conquiste delle rispettive rivoluzioni. Altrove nella regione la gente scende nelle strade a rischiare la propria vita e i propri mezzi di sussistenza per resistere ai governanti che la opprime. Mostrando una fermezza ininterrotta nei confronti di dittatori come Gheddafi, gli Stati Uniti possono aiutare le popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa a instradarsi verso governi moderati e rappresentativi che rispettano i diritti umani e la regola di legge.
Ecco perché il presidente ha detto nel suo discorso alla nazione del 28 marzo: “Non c’è dubbio che la Libia – e il mondo – sarebbe migliore con la destituzione di Gheddafi”. Gheddafi ha autorizzato l’uso indiscriminato di forza letale contro la propria gente. In quanto sostenitore del terrorismo, Gheddafi è responsabile della morte di combattenti americani nell’esplosione di una discoteca a Berlino nel 1986, e di quasi 200 civili americani nell’esplosione del volo Pan Am 103 nel 1988. Inoltre, il regime di Gheddafi ha cercato di ottenere armi di distruzione di massa prima di rinunciare a elementi chiave di quei programmi nel 2003.
Le azioni militari americane contro il regime di Gheddafi sono state limitate. L’operazione Odyssey Dawn ha impedito una catastrofe umanitaria nella roccaforte ribelle di Bengasi e ha aperto la strada per stabilire una “no-fly-zone” garantita dalla NATO per proteggere i civili libici. Ma anche queste azioni limitate hanno prodotto risultati significativi. Le forze militari di Gheddafi sono state considerevolmente indebolite. Mercoledì il ministro libico del Petrolio Shokri Ghanem si è unito all’ampia schiera di alti funzionari che hanno abbandonato il regime. Con l’aiuto della NATO, i ribelli anti-Gheddafi hanno liberato dall’assedio Misurata, nella Libia occidentale, e hanno messo al sicuro la parte orientale del paese dagli attacchi dei lealisti di Gheddafi. Nel frattempo, il sostegno a Gheddafi da parte della gente di Tripoli sembra farsi più esile.
Considerati i diversi messaggi di alti funzionari dell’amministrazione e la riluttanza del presidente a impegnarsi per un ruolo più energico degli Stati Uniti, molti dei sostenitori dell’intervento non hanno palesemente accolto con piacere il modo in cui il presidente Obama ha gestito la vicenda libica. Ma, in fin dei conti, portare a compimento questa operazione rientra nell’interesse nazionale, strategico e morale dell’America. Un mondo senza Gheddafi è un mondo in cui libere nazioni e popoli liberi potranno essere più al sicuro.
© Foreign Policy Initiative
Traduzione Andrea Di Nino
