I clandestini sono un problema ma i tagli alla spesa militare pure peggio

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I clandestini sono un problema ma i tagli alla spesa militare pure peggio

19 Giugno 2011

Il ministro Maroni a Pontida ha di nuovo chiesto di fermare la guerra in Libia, per bloccare  i flussi di profughi e clandestini. Visto come stanno andando le cose (non per i clandestini, ma per la conduzione della guerra), Maroni rischia di avere ragione. Con le sue parole ha dato voce a tutti quelli che in Italia guardano ancora con un occhio di comprensione al rais, l’eroe del popolo arabo, il padre di quella Libia tanto indipendente da essere diventata un regime durato 40 anni.

Dopo migliaia di missioni aeree, la guerra dal cielo della NATO non ha centrato l’obiettivo di rovesciare il rais. Quando si arriva all’estremo per cui lo stato maggiore dell’Alleanza si scusa con il nemico per aver provocato delle vittime civili, (in un guerra in cui, dai documenti pubblicati in anteprima dall’Observer, le mani di Gheddafi sono sporche del sangue di Misurata), qualcosa non torna. Non stiamo dicendo che Tripoli dovrebbe essere rasa al suolo come  Dresda, ma una cosa è "sbagliare", altra colpire scientemente e consciamente civili innocenti. (Chissà perché gli errori fanno sempre più notizia degli aguzzini).  

Maroni però ha ragione soprattutto per un altro motivo che non riguarda, neanche questo, l’immigrazione.  La nostra spesa militare fa schifo. Non solo quella italiana. Prima di andarsene, il segretario alla difesa Usa Gates si è tolto un sassolone dalla scarpa, accusando gli europei di essere dei buoni a nulla. Ha ragione da vendere: l’Italia negli ultimi dieci anni ha ridotto questa voce di bilancio, scendendo dall’ottavo al decimo posto nel mondo (tra il 2008 e il 2011). Il nostro consumo militare nel 2010 ha avuto un saldo negativo di meno 5,8 punti percentuali rispetto al 20o1. Può sembrare incredibile, ma nel decennio in cui l’Italia è stata chiamata ad un grande sforzo bellico (Afghanistan, Iraq, Libano, Libia), dopo un periodo altrettanto infuocato come furono le guerre nella ex Jugoslavia, abbiamo tagliato invece che sostenere la spesa militare.

Nel 2011, la Difesa prevede uno stanziamento pari all’1,27 del Pil. Nel 2008 era l’1,8 (compreso il corpo dei Carabinieri). Forse il ministro Maroni ha ragione a dire che dobbiamo dire stop all’intervento in Libia. Su una cosa però ha torto. Invece di spostare i ministeri al Nord, dovremmo investire di più nel nostro arsenale, nell’addestramento degli uomini che mandiamo al fronte. A meno che non si pensi di sciogliere l’esercito e di creare una milizia popolare. Una nobile tradizione che la Lega può condividere con la patria del federalismo, gli Usa. Solo che la Casa Bianca conserva quasi la metà della spesa militare mondiale. Negli Usa ci sono le milizie popolari, ma soprattutto un grande esercito professionale, che ha protetto per decenni il Paese. Che ci ha protteto. E speriamo continui a farlo.