In Abruzzo la ripresa c’è, parola di Bankitalia e Cresa

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In Abruzzo la ripresa c’è, parola di Bankitalia e Cresa

21 Giugno 2011

di V. S.

L’opposizione di centrosinistra insiste, ma la smentita arriva puntuale. Sotto la lente d’ingrandimento c’è ancora una volta la situazione economica dell’Abruzzo. Fallimentare, si ostina a ripetere l’opposizione. In ripresa secondo i più. E se per i più si intende non la voce di chi governa, ma di Bankitalia prima e del ora anche del Cresa Abruzzo (Centro regionale di studi e ricerche economico sociali delle Camere di commercio d’Abruzzo), qualche dubbio è legittimo.

L’Abruzzo, dunque, sembra aver imboccato finalmente la strada della ripresa. Lenta, timida, ma comunque ripresa. Economica, ma non solo. E’ anche l’umore generale che sta cambiando. E il merito, come ha sottolineato il presidente della Regione, Gianni Chiodi, va soprattutto alle imprese. Per Chiodi, dunque, il centrosinistra mente, sapendo di mentire. O meglio, “strumentalizza dati parziali”. Perché se è vero che per l’occupazione la regione sta vivendo ancora un periodo buio, “ è perché – continua il governatore – – la ripresa non è ancora così decisa da recuperare in termini di occupazione”.

Ma gli indicatori sono un dato oggettivo e non si possono confutare. E a leggerli con obiettività, fanno ben sperare per il futuro. Dopo la Banca d’Italia è appunto uno studio del Cresa, a metterlo nero su bianco. L’Abruzzo cresce: in maniera più decisa in alcuni settori, meno in altri. Con le grandi aziende e i settori tecnologicamente più avanzati che hanno mostrato una migliore capacità di recupero, quasi esclusivamente attraverso l’export. Resta incerto l’andamento dell’occupazione. Ma, circostanza da non sottovalutare, migliora il clima di fiducia degli imprenditori.

Questo il quadro congiunturale del primo trimestre 2011 secondo un’indagine che è stata condotta su un campione di 395 imprese manifatturiere con almeno 10 addetti operanti in Abruzzo. Le variazioni più incoraggianti si sono registrate sul fronte della produzione industriale, balzata in avanti dell’8,4% su base annua. Anche il fatturato è aumentato in maniera significativa, in particolare quello estero. Il recupero degli ordini è stato consistente sul versante interno (5,9%) ma ancor più su quello estero (13%). L’occupazione ha mostrato una modesta crescita congiunturale ma resta invariata rispetto al primo trimestre 2010.

Soddisfazione è stata espressa dall’assessore regionale alle attività produttive, Alfredo Castiglione, per il quale “l’impulso espansivo dell’economia regionale trova ulteriore conferma e le dinamiche relative al fatturato ne sono testimonianza”. Per le piccole e medie imprese che mostrano una crescita tendenziale inferiore, “la strada da percorrere, al fine di aumentare la propria capacità di crescita produttiva e di fatturato – sostiene Castiglione – è rappresentata dalla capacità di innovazione e dalla necessità di fare rete, ancor più che per la grande impresa. La programmazione regionale in termini di competitività legata allo sviluppo si è incentrata proprio su questi due grandi aspetti".

Tra le province, la più virtuosa si è mostrata Chieti, con una produzione cresciuta dell’11,4% su base annua. Mentre Teramo continua a collocarsi, unica tra le abruzzesi, al di spora della media regionale. Bene anche l’Aquila e Pescara, anche se in maniera meno decisa. Ma come già sottolineato, è il clima generale quello che più conta, perché le previsioni degli imprenditori abruzzesi per i prossimi mesi sono positive. E non c’è dubbio che un clima di fiducia e di ottimismo per il futuro, può fare molto. Lungi dal riscontrare un trend negativo, sul quale si è intestardita l’opposizione, l’Abruzzo si difende, tanto che il ritmo di crescita del Pil pro capite è quasi tre volte superiore a quello delle regioni del Mezzogiorno.

Sarà perciò a testa alta che il presidente Chiodi si recherà a Roma, a metà luglio, per ottenere dal governo nazionale risposte sul Patto per lo Sviluppo. Un tavolo al quale è stato invitato a partecipare anche il Centrosinistra.  In gioco c’è in futuro dell’Abruzzo. Sarebbe auspicabile lasciare a casa strumentalizzazioni e casacche politiche, per parlare tutti dello stesso Abruzzo.