Il grande assente della supermanovra è la riforma delle pensioni

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Il grande assente della supermanovra è la riforma delle pensioni

16 Agosto 2011

Nella supermanovra da 45,5 miliardi in un biennio sono le (mancate) misure in materia di pensioni a deludere di più. In pratica, a parte un ulteriore giro di vite su talune prestazioni del pubblico impiego e sul pensionamento del personale della scuola, viene anticipata di quattro anni la procedura (tuttora troppo lunga) di allineamento a 65 anni del requisito anagrafico di vecchiaia delle lavoratrici dei settori privati. Sull’anzianità è passato il veto di Bossi. Non vi è stata neppure la possibilità di anticipare  al 2012 l’andata a regime, per i dipendenti, di quota 97 (con un’età minima di 61 anni), ripercorrendo così a ritroso quello ‘scalone’ introdotto dal ministro Maroni nel 2003 e corretto, con un importante dispendio di preziose risorse, ad opera del Governo Prodi.

Eppure, nel settore sarebbero state tante le possibili misure ‘virtuose’ che ci permettiamo di richiamare di seguito confidando nel dibattito parlamentare per la conversione del decreto legge: a) accelerazione dell’andata a regime dell’età di vecchiaia a 65 anni per le lavoratrici dei settori privati. Si sarebbe potuto cominciare dal 2012 in ragione di un anno ogni due; b) abolizione della possibilità di quiescenza di anzianità con 40 anni di versamenti a prescindere dall’età. Per come è composto il mercato del lavoro questa è rimasta la "via d’uscita" più breve per le generazioni dei baby boomers che, avendo iniziato a lavorare presto, hanno la possibilità di andare in pensione sovente prima di aver compiuto 60 anni, con oneri pesanti per il sistema. Sarebbe poi stato il caso di rendere più severe le regole per il pensionamento ordinario di anzianità portando, nel giro di qualche anno, la somma dei requisiti (anagrafico e contributivo) a quota 100 rispetto a  quota 97 (come previsto ora dal 2013); c) liquidazione, per le future pensioni  di reversibilità, della prestazione sulla base di un calcolo attuariale con riferimento all’età del beneficiario; d) applicazione, pro rata, ovvero per gli anni dal 2012 in avanti, del calcolo contributivo a tutti, (incluso dalla prossima legislatura l’assegno vitalizio dei parlamentari); e) allineamento graduale dell’aliquota stabilita per i collaboratori in via esclusiva iscritti alla Gestione separata presso l’Inps (ora al 26%)  con quella prevista per i lavoratori dipendenti (33%). 

Durante il tormentone della supermanovra ci eravamo chiesti quali fossero i reali motivi per cui il Governo aveva salvaguardato la natura confidenziale della  lettera inviata di Jean Claude Trichet in cui erano indicate (vero e proprio segreto di Pulcinella) le condizioni poste dalla Bce per sostenere, mediante un piano di acquisti, i nostri titoli di Stato. Oggi comprendiamo, valutando il decreto, che l’esecutivo non era in grado, in particolare sulle pensioni, di portare avanti una linea coraggiosa come quella suggerita dalla Banca europea e più in generale dalle istituzioni della Ue. Così la supermanovra rischia di diventare un’altra occasione perduta, esposta alle scorribande di mercati assai attenti nell’individuare le aree critiche nei progetti di risanamento finanziario.