Nella manovra tappa-buchi di Tremonti non c’è spirito liberale né riformista

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Nella manovra tappa-buchi di Tremonti non c’è spirito liberale né riformista

16 Agosto 2011

Finalmente, dopo tante premesse, Tremonti si è dedicato al tema "austerità e sviluppo". Se l’avesse fatto al liceo classico, gli avrebbero dato un sei meno, all’istituto tecnico per ragionieri avrebbe forse spuntato un sette. Qual è il problema di Tremonti? Nella manovra mancano un’idea di fondo e un disegno.

Nel provvedimento ci sono tante misure una accanto all’altra, senza una logica d’assieme. Sono per lo più misure giuste e indiscutibili, con qualche lacuna o esagerazione. E’ altresì vero che la manovra forse è il risultato di tante idee ed esigenze diverse, mediate da Letta e infine da Berlusconi stesso. Resta il fatto che non è stata colta l’emergenza, momento raro, se non unico, per tracciare il disegno di una nuova Italia. E’ un momento importante, sentito da tutti i cittadini, al di là dei partiti, categorie ed associazioni. E’ quindi un momento storico per gettare le basi di un nuovo patto economico e sociale nel Paese, prima ancora di quello politico, che sarà sicuramente necessario.

Nelle proposte di Tremonti non c’è un’anima liberale. Non a caso un gruppo di liberali, a cominciare da Antonio Martino, criticano lo spirito stesso della manovra sostenendo che sono previste troppe tasse per i ricchi, diventati ormai una categoria morale da combattere contro ogni logica liberale; ma anche per tutti gli altri, che si vedranno togliere detrazioni fiscali e servizi pubblici. Questo sistema di imposizioni è nemico dell’economia di mercato e del suo sviluppo ed è quindi insostenibile in una competizione continentale e mondiale.

Ma non c’è neppure un’anima socialista. Manca la redistribuzione del reddito, l’aiuto ai più deboli, un intervento dello Stato nei punti nevralgici e a rischio dell’economia libera, un rafforzamento dei servizi pubblici per i cittadini e le loro famiglie.

Quindi una manovra non "liberale", non "socialista", non "riformista". Un intervento vasto e complicato che segue la logica del tappa-buchi. Questa logica non sembra assolutamente deprecabile, visto che i buchi ci sono e vanno tappati prima che la barca affondi, nonostante lo sforzo di tutti quelli che hanno provato o vogliono tuttora provare a levare l’acqua con i secchi (continua a entrarne di più di quanta ne venga tolta). Ma sempre di tappa-buchi si tratta, quando la nave poteva essere seriamente ristrutturata, anche e soprattutto per la presenza non trascurabile dell’Italia in Europa. Appare umoristica la frase "l’Europa ci ha commissariato". Magari ci avesse imposto un sistema socio-economico moderno ed europeo, visto che noi non riusciamo a darcelo da soli. No: ci ha solo ricordato l’antica regola che i patti devono essere rispettati, tutto qui. Potevamo chiedere all’Europa di aiutarci in un sforzo riformista senza precedenti ma non l’abbiamo fatto e, a quanto è dato di capire, non ci sarà.

L’unica magra consolazione di Tremonti è che l’operato delle opposizioni è del tutto inconsistente. Queste sembrano ormai volteggiare in un delirio, politico e ideale, a volte così innocente, da stimolare commozione (se non fosse per lo sciopero generale minacciato dalla Camusso) : avere la loro collaborazione in Parlamento, anche nella semplice manovra tappa-buchi, allo stato attuale, sembra missione impossibile: pur tuttavia la speranza…