Welcome to The Gaza Resort
26 Agosto 2011
Di Gaza si dice comunemente che è una prigione a cielo aperto e qualcuno arriva a scomodare anche i campi di concentramento. Sono esagerazioni, anche se bisogna ammettere che parliamo di un territorio impoverito da anni di guerre, dove il commercio e gli scambi sono un ricordo, e dove due terzi della popolazione, che conta un milione e mezzo di anime, vive grazie agli aiuti umanitari delle Nazioni Unite.
Almeno la metà dei residenti sono disoccupati, molti altri devono accontentarsi di pochi dollari al giorno, con lavori pagati una miseria. E’ un quadro senza dubbio drammatico e di questa situazione viene considerato primo ed unico responsabile lo Stato di Israele. La comunità internazionale asseconda pubblicamente questa versione propagata anche dalle Ong e dalla galassia pacifista.
Ebbene, tutti conoscono la Associated Press, autorevole agenzia di stampa americana che da più di un secolo e mezzo garantisce un’informazione secca ma obiettiva, fedele al riscontro delle fonti. In un reportage apparso lo scorso 22 agosto sul Washington Post, i reporter della AP sostengono che a Gaza qualcosa sta cambiando. E’ nata e sta crescendo una ruggente classe media, niente di paragonabile a quelle occidentali per stili di vita e reddito, naturalmente, che si è fatta una posizion ed inizia ad essere guardata con risentimento dal resto dei palestinesi, la maggioranza, che invece fanno la fame.
I neoborghesi di Gaza costruiscono ville in riva al mare, frequentano cinema e fanno shopping. I loro figli la sera vanno per concerti e discoteche. Nel weekend le famiglie benestanti girano incuriosite tra le scale mobili del grande magazzino "Al Andalusia", aperto di recente, che sembra un pezzo di architettura postmoderna calato nel deserto dell’economia locale.
Di questa classe media fanno parte sia i vecchi mercanti della zona, le famiglie storiche di Gaza, chi detiene i patrimoni e le rendite del passato, ma anche i "vitelloni" di Hamas, migliaia di membri dell’organizzazione islamica. Negli ultimi anni costoro hanno fatto soldi a palate con il contrabbando ed è proprio analizzando il genere e la quantità di merci che passano sotto i tunnel dall’Egitto (fiumi di rame) che i reporter della AP sono arrivati ad una conclusione: stiamo assistendo a un piccolo boom economico. C’è una netta ripresa della domanda interna, nell’edilizia soprattutto, che induce a rivedere il giudizio che si dà di solito sui Territori.
Che c’è di male se le cose vanno bene, si chiederanno i simpatizzanti di Hamas in Occidente. C’è che decine di migliaia di persone, di tutta questa nuova ricchezza, vedono solo le briciole. Prolungare lo stato d’assedio, insomma, si sta rivelando un ottimo sistema per arricchirsi. Una furbata per alcuni, un disastro per tutti gli altri. Speriamo che i palestinesi che hanno votato Hamas se ne accorgano presto. A Gaza, dicono i giornalisti della AP, la rabbia degli esclusi sta montando.
