Monti incassa la manovra ma paga il primo altolà dei partiti

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Monti incassa la manovra ma paga il primo altolà dei partiti

16 Dicembre 2011

I numeri di Monti cambiano. A Montecitorio passa la fiducia alla manovra ma per il Prof. di Varese suona un primo campanello di allarme. In un mese  ha perso 61 voti: da 556 a 495. E al momento del voto finale i ‘sì’ sono 402. Non più il record del 18 novembre; adesso le opposizioni sono diventate due – Lega e Idv – e molti deputati dei maggiori partiti hanno cambiato idea al momento di premere il pulsante.

Scricchiolii nel Pdl tra astensioni (23), assenze (70) e due deputati che votano contro. Scricchiolii nel Pd dove Bersani riesce a tenere i ranghi serrati ma fa i conti col malumore interno su pensioni e mancate liberalizzazioni. E l’orizzonte della ‘fase due’, con dentro la riforma del mercato del lavoro, già si intravede nero. A quei deputati intenzionati a votare no, Berlusconi ha dato il suo placet nonostante la conferma di una linea di lealtà all’esecutivo ma non assicura che Monti porterà a termine la legislatura.

Nel quartier generale di via dell’Umiltà, i numeri delle assenze nel Pdl vengono letti con una certa preoccupazione perché sono il segnale di un malessere crescente tra i deputati nel sostenere misure impopolari, oltretutto contrarie alla linea del partito e all’azione del governo Berlusconi.Movimenti in corso, in entrambi gli schieramenti.  

Perfino Bersani che questo governo lo ha invocato da più di un anno, per la prima volta arriva a dire in Aula che pur garantendo il sostegno del suo partito, quello di oggi non è l’orizzonte del Pd che è “invece un appuntamento elettorale”. L’unico a mantenere una certezza granitica su “SuperMario” è Casini che casomai se la prende con gli altri partiti accusandoli di tendere trabocchetti sulla strada di Monti. C’è poi un altro aspetto che preoccupa – e non poco – i democrat: da ieri Di Pietro è passato all’opposizione. E la sintonia con i lumbard su alcuni emendamenti è un’immagine insolita, quasi paradossale che in Aula si è manifestata platealmente. Idv distante dal Pd. Dato contingente e suffragato dal no al voto finale sul decreto “Salva-Italia” e dato politico col quale Bersani d’ora in poi dovrà fare i conti perché il fronte adesso si allarga e da Vendola arriva all’Idv. Come dire che la foto di Vasto è già preistoria. La Lega di lotta non è più una novità e pure ieri in Aula ha usato toni molto sopra le righe.

Ma c’è un altro dato a richiamare l’attenzione: il botta e risposta a distanza tra Monti e Berlusconi dopochè l’ex premier aveva definito il presidente del Consiglio “disperato” di fronte a un paese ingovernabile se non verrà riformato l’impianto istituzionale. Nella replica in Aula il Prof. non ci sta a farsi imbrigliare dalla politica. Dice di non essere affatto ‘disperato’ e alla politica lancia un monito quando ripete che partiti e governo sono sulla stessa barca perché se “non facciamo il nostro dovere” l’Italia rischia grosso. “Siamo accomunati dalla stessa intrapresa” e “se tutti facciamo il nostro dovere con senso di responsabilità non ho dubbi che l’Italia si salvera”. Quindi auspica che basti questa manovra (e già nell’auspicarlo mette in conto che potrebbe non essere così), ma è uno dei tasti che finisce per amplificare i malessere di Pdl e Pd per un’azione finora impostata più su ‘lacrime e sangue’ che su sviluppo e crescita.

Difficile farlo digerire ai rispettivi elettorati, difficile tenere insieme su questo i rispettivi parlamentari senza esporsi a fibrillazioni interne. L’irritazione del Cav. alla sottolineatura di Monti è evidente, poi il tutto rientra dopo uno scambio di biglietti tra i due e il chiarimento con Giarda che ieri in Aula, più che un tecnico è sembrato un alunno al primo giorno di scuola. Al punto che i panni del ‘professore’ li ha dovuti vestire Fini che più volte  ha richiamato il ministro per i Rapporti col Parlamento a essere più celere e meno titubante.

E’ ancora presto per capire che aria tirerà da qui ai prossimi mesi. Certo è che da ieri, la luna di miele tra il premier e il Parlamento è finita.