Sacconi lancia il suo manifesto per i liberi e forti, la spina dorsale dell’Italia
23 Ottobre 2011
Qualche giorno fa Maurizio Sacconi ha chiuso le porte ad un governo di larghe intese definendolo una “non-proposta”. Oggi si presenta in tutte le librerie con il suo ultimo lavoro “Ai liberi e forti: valori, visione e forma politica di un popolo in cammino”: un vero e proprio manifesto politico che debutta nel momento forse più delicato del centrodestra italiano dal 1994.
Sacconi parte dalle radici del popolarismo italiano e dal suo essere costituito da “un popolo di liberi e forti che, ancorato ai valori della tradizione nazionale, ha saputo resistere al fascino delle ideologie totalitarie, che diffida degli interessi particolari che pretendono di farsi bene comune ed è responsabilmente orientato a non attendere con passività dallo Stato le risposte ai propri bisogni, perché intento a costruirle attraverso forme comunitarie”.
Poi lo stato dell’arte dei moderati italiani con un passaggio non banale su Berlusconi e la sua eredità. In un frangente in cui sono in molti ad operare distinguo fuori tempo massimo, il ministro del Welfare non solo non rinnega la propria appartenenza a questa maggioranza ma rilancia elencando le cinque intuizioni del Cavaliere: dimensione pubblica dei valori della tradizione nazionale, azione diplomatica volta ad affermare gli interessi italiani in campo internazionale, primato della società sui partiti, necessità di una riforma istituzionale dello Stato e disciplina nei conti pubblici. Un bilancio in larga parte positivo e riferibile non soltanto a questo governo ma più in generale all’esperienza dei moderati italiani dal ’94 ad oggi.
Il richiamo iniziale all’appello di Don Sturzo non è ovviamente casuale: Sacconi propone un manifesto analogamente dedicato a "un popolo di liberi e forti che, ancorato ai valori della tradizione nazionale, ha saputo resistere al fascino delle ideologie totalitarie, che diffida degli interessi particolari che pretendono di farsi bene comune ed è responsabilmente orientato a non attendere con passività dallo Stato le risposte ai propri bisogni, perché intento a costruirle attraverso forme comunitarie". Una sorta di Big Society italiana, ispirata ai modelli di welfare del Nord ma con i piedi – e l’anima – ben ancorati alla tradizione nazionale, quell’antica attitudine all’universalismo della società italiana che la rende capace di accogliere e integrare i flussi migratori affermando la propria identità e di stabilire relazioni intense con i Paesi emergenti grazie al rispetto curioso delle altre culture secondo l’esempio di uomini come Matteo Ricci e Marco Polo.
A queste premesse si richiama Sacconi, rilanciando un appello a quei “liberi e forti” , vera spina dorsale del nostro paese e già capaci in passato di contrapporsi agli interessi particolari delle “grandi borghesie” e di guidare processi virtuosi di crescita non solo economica della nostra società.
Non manca un passaggio sulla forma-partito e sull’esigenza di un soggetto “politico capace di unire tutti i moderati e tutti i riformisti”. Un movimento capace di “realizzare la sincronia tra senso della nazione e senso dello stato, tra interessi del popolo operoso e attività istituzionale” in un “progetto così alto da dover essere necessariamente inclusivo e da non poter a priori escludere nessuno”.
