Ci mancava solo il Papa come Milosevic
13 Settembre 2011
di Redazione
Gli attacchi alla Chiesa sono un bel business, si sa: nella peggiore delle ipotesi portano notorietà, nella migliore portano denaro. Un’attività che da oggi è diventata addirittura “internazionale”. Eh sì, perché alcuni avvocati delle associazioni anti-cattoliche e anti-religiose statunitensi Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP) e del Center for Constitutional Rights (CCR) hanno presentato un dossier di ottanta pagine alla Corte Internazionale di Giustizia, accusando il Papa e tre altri esponenti del Vaticano – rispettivamente i cardinali Tarcisio Bertone, Angelo Sodano e William Levada – niente di meno che di crimini contro l’umanità “per gli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo”, affermano nel ricorso. E questo perché, continuano, “le azioni legali condotte a livello nazionale non sono state sufficienti a impedire che gli abusi contro i minori continuassero”. Giù la ghigliottina. Un evento che fa il paio con le dichiarazioni di Richard Dawkins, lo “humanist”, umanista (che nel nuovo gergo internazionalista significa caccia-preti) che l’anno scorso voleva che Benedetto XVI venisse arrestato per gli scandali sulla pedofilia durante la visita del pontefice in Inghilterra. Mala tempora currunt.
Starà comunque al procuratore generale della Corte, Louis Moreno-Ocampo (che si vocifera essere un gran rubacuori nella community dei pinzi giuristi dell’Aia), dover sciogliere il nodo e dare il placet o meno al ricorso. Staremo a vedere. Nel frattempo ci pare doveroso sommariamente andare a vedere chi siano gli ‘avvocatoni’ in cerca di fama e denaro che accusano il Santo Padre e i tre pastori. Iniziamo con la SLAP. Non ha un record infallibile. Tutt’altro. L’associazione e i metodi di conduzione delle sue attività non hanno convinto la BBB, un’agenzia di rating delle charities statunitensi, che non l’ha considerata degna di essere definita una “charity”. Non è necessariamente amata dalle vittime, alcune delle quali anno abbandonato l’associazione – leggi Micheal Baumann o la bella Key Ebeling; si fa finanziare dagli avvocati a cui gira il lavoro mandandogli le presunte vittime come potenziali clienti. E la lista è lunga.
Quanto invece al CCR, fu fondata da radicali di sinistra e comunisti negli anni ’60 come Morton Stavis, Ben Smith, Arthur Kinoy, and William Kunstler. Si dica che difendevano i membri della Black Panther, l’organizzazione terroristica statunitense a cui offrì le sue maestranze la Baraldini. Si ricordi che in particolare Kinoy e Kunstler avevano penchant pro-Castro; non si taccia che sono anti-sionisti fino al midollo, se non anti-semiti.* E poi non disdegnano finanziamenti, indovinate da chi? Dal ‘sovversivo’ George Soros (se non credete alla parola sovversivo, andarsi a riguardare le puntate illuminanti di Glenn Beck sulla rete di Soros negli USA). L’Open Society Institute, il fiore all’occhiello della rete Soros, ha donato a CCR. C’è solo da sperare che all’Aia qualcuno non solo misuri l’assurdità delle accuse al Santo Padre ma si dia la pena di fare un po’ di ricerche in merito. Non ci resta che ricordare la nota frase tratta dal film Insider: “Fame has a fifteen minute half-life. Infamy lasts a little longer”, la notorietà ha una vita breve di 15 minuti. L’infamia dura un po’ più lungo. La SNAP e la CCR hanno avuto i loro 15 minuti. Alla Chiesa rimane purtroppo l’infamia.
*“… If the U.S. government truly wants its people to be safer and wants terrorist threats to diminish, it must make fundamental changes in its foreign policies … particularly its unqualified support for Israel …”, il presidente della CCR, Michael Ratner, nel Marzo del 2002.
