Sull’Imu alle scuole non statali la linea del governo ‘cattolico’ non convince

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Sull’Imu alle scuole non statali la linea del governo ‘cattolico’ non convince

Sull’Imu alle scuole non statali la linea del governo ‘cattolico’ non convince

27 Febbraio 2012

Finalmente si rende chiaro a tutti il concetto di “scuola pubblica non statale”: una scuola che fa un servizio pubblico,  che risponde ai requisiti che lo Stato richiede, che è aperta a tutti, ma che non appartiene allo Stato. Solo se si capisce questo, si capisce anche perché l’esenzione dall’Imu delle scuole pubbliche non statali non dovrebbe essere neppure messa in discussione.

Asili, scuole materne e primarie soprattutto, ma pure tante secondarie che offrono un servizio insostituibile sul territorio, e sicuramente non monetizzabile: alzi la mano quel sindaco che, dovendo scegliere fra riscuotere l’Imu e chiudere una scuola paritaria, preferirebbe passare all’incasso.

Oggi sui principali quotidiani questo è sembrato essere un concetto abbastanza condiviso, e pure dal governo sono arrivate blande rassicurazioni in proposito: resta netta però l’impressione di una soddisfazione di fondo per essere riusciti a dimostrare una certa “laicità”, intesa come una educata e chiara distanza dalle gerarchie episcopali, da parte di alcuni esponenti significativi dell’attuale maggioranza, a cui pure, nel recente passato, è stato attribuito con certezza l’aggettivo “cattolico”. Una per tutti, l’intervista a Corrado Passera su Sky Tg24 di ieri, in cui la decisione sull’Imu è stata definita dal Ministro “saggia, ragionevole, molto determinata. Ora dovrà essere definita nelle sue componenti. L’importante è che non si penalizzi il vero no profit nel rendere operativa questa decisione”.

Un governo sobrio ed estraneo a qualsiasi schieramento, che tira dritto per la sua strada senza fare sconti a nessuno: questa l’impressione che si vorrebbe dare.

Il riconoscimento di Napolitano sul ruolo importante avuto dai cattolici nella costruzione del welfare italiano (e in molti casi di vera e propria supplenza dello Stato) e l’ennesima precisazione di Monti fatta nel pomeriggio proprio rispetto alle scuole  – “sono esenti dall’Imu quelle che svolgono attività secondo modalità non commerciali”- fanno però ben capire quanto nervosismo ancora circoli a riguardo: il Presidente della Repubblica e il Premier hanno avvertito l’urgenza e la necessità di rassicurare quel mondo cattolico che negli ultimi mesi ha dato un sostegno decisivo ed esplicito alla svolta politica, e che certo non si aspettava, solo dopo qualche mese, di doversi trovare a discutere proprio con questo governo di tasse che possono mettere in difficoltà tante sue attività

(neanche il governo Prodi, che aveva dentro Rifondazione e i radicali nella maggioranza, era riuscito a tanto).

E’ bene chiarire infatti che molto spesso le attività profit e no-profit nel mondo cattolico sono talmente intrecciate che difficilmente si potrà distinguere con chiarezza: il no-profit è fatto di servizi – di accoglienza, assistenza ed educativi, soprattutto – spesso sostenuti da attività commerciali che, se colpite con durezza dal fisco, potrebbero venire meno, e, di conseguenza, determinare la chiusura di quelle attività che teoricamente si dice di voler tutelare.

Insomma, nei fatti non sarà semplice e netta la distinzione fra quelle iniziative a carattere commerciale e quelle che invece non lo sono. Inutile negarlo: ci saranno scuole che chiuderanno, e attività che cesseranno, probabilmente in numero molto maggiore rispetto a quelle che, impropriamente, hanno avuto fino ad ora l’esenzione dall’Ici.

Per un governo che in tanti hanno salutato come il ritorno dei cattolici in politica, non proprio un traguardo.