Spagna: la sfida contro il fallimento

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Spagna: la sfida contro il fallimento

22 Novembre 2011

Non c’è tempo per fare ‘fiesta’. Quando l’entusiasmo della schiacciante vittoria di Mariano Rajoy – la più convincente del suo partito nell’era post Franco – scemerà, la Spagna dovrà affrontare i suoi problemi. Il Partito Popolare ha fornito pochi dettagliati piani durante la campagna elettorale. Ma il suo mandato si fonda sulle aspettative in base alle quali dovranno essere lanciate quelle riforme a sostegno della crescita e quei profondi tagli della spesa pubblica per rallentare il deficit fiscale. Il punto della questione non è che Rajoy possa effettivamente mantenere i propri impegni, quanto piuttosto che la Spagna possa essere salvata se la crisi dell’eurozona dovesse peggiorare.

Il rendimento sui bond spagnoli a 10 anni ha raggiunto il 6,6% lo scorso lunedì. Questo dato non è sostenibile. La volatilità del mercato dei titoli di debito riflette un mix di problemi già noti. Elena Salgato, la ministra delle Finanze uscente, sostiene ancora che la Spagna riuscirà a raggiungere l’obiettivo di un deficit al 6% del Pil. Ma pochi ci credono. Ci si aspetta adesso una cifra molto vicina al 7%. Cosa che, accanto alle imminenti prospettive di politiche profondamente austere, ha fatto sì che l’obiettivo di un deficit al 3% per il prossimo anno fosse completamente accantonato.

Ancor più preoccupante per gli investitori dovrebbe essere che la Spagna non possa contare sull’ European Financial Stability Facility se le cose dovessero peggiorare. Lo EFSF, pensato come una delle panacee dei mali della tormentata periferia dell’eurozona, di fatto non è grande abbastanza per finanziare un’economia, quella spagnola, quattro volte quella della Grecia. La sua funzione non è stata ancora chiaramente definita. Nemmeno il Fondo Monetario Internazionale è pronto ad aiutare e a metterci i soldi. In più, l’infruttuosa asta di vendita dei bond dell’EFSF – i 3 miliardi di euro di titoli a 10 anni piazzati a sostegno dell’Irlanda è stata ritardata di diversi giorni a causa della volatilità del mercato – ha assestato un colpo al proprio piano di costruire una leva finanziaria per quei fantomatici 235 miliardi di euro di restante potenza di fuoco attestata quattro o cinque volte. Gli investitori non hanno fiducia della tripla A sulla carta. (Moody’s ha fatto sapere lunedì scorso che la tripla A della Francia è a rischio). Se l’EFSF non riesce ad adempiere al proprio ruolo di prestatore dei paesi in difficoltà, forse è arrivato il momento di prepararci a che la Banca Centrale Europea diventi prestatore d’ultima istanza.

(tratto dal Financial Times)