Internet non è gratis e Billy Dotcom era solo un truffatore

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Internet non è gratis e Billy Dotcom era solo un truffatore

29 Gennaio 2012

Nell’epoca della globalizzazione internettiana decisioni politiche prese in un Paese lontano influenzano direttamente la nostra vita quotidiana. Il Congresso degli Usa ha discusso di recente una controversa legge contro la pirateria sul web ("SOPA"), promossa da un ampio schieramento trasversale: così, da un giorno all’altro, è sparita Megaupload/Megavideo, la celebre piattaforma dove guardare o scaricare gratuitamente film appena usciti al cinema e serie televisive rubate alle tv via cavo, aggirando le leggi sul copyright.

Il SOPA è stato un grosso successo di quella lobby della "old economy" composta dalle major del cinema, della discografia e dei videogame, stanca di perdere milioni di dollari all’anno nella competizione ad armi impari con i pirati del web. Legittimato dall’azione del Congresso, il Bureau ha messo in manette il re Mida di Megavideo, Billy Dotcom. Si è quindi scoperto che costui non era un eroe ma un grande furbacchione che sbandierava la causa del web gratuito per frodare il fisco e l’industria culturale più in generale. Viveva in una Megavilla con tanto di bunker sotterraneo dove si è rifugiato per sfuggire all’arresto e, tanto per avere un’idea del personaggio, conservava in salotto una statua a grandezza naturale di Predator (e una cinquantina di Mega-auto di lusso in garage).

Obama, Romney e gli altri candidati repubblicani si sono prudentemente schierati contro la legge sulla pirateria, consapevoli che non piace agli elettori figli della Rete. Sul sito della Casa Bianca è apparso un messaggio in cui si difendono i valori del web, primo fra tutti la condivisione delle informazioni; secondo l’Amministrazione, la mossa del Congresso potrebbe avere un effetto depressivo sull’economia (e sulla vita di tutti noi, visto che quella condivisione ormai tocca sia la nostra sfera privata che quella professionale).

Si tratta insomma di una battaglia campale in cui da una parte stanno secoli di giurisprudenza sul copyright e dall’altra le nuove forme di produzione, scambio e consumo informatico. La legge sulla pirateria infatti può sembrare antistorica, oltre che antieconomica, ma quali sono i confini del cyperspazio? Ci sono limiti o soltanto un anarchismo gratuito? Il web è una grande risorsa ma come in ogni rivoluzione bisogna impedire che ad essere travolto sia l’intero sistema di regole e tradizioni precedenti. Per riavere Megavideo, dunque, dovremmo abituarci all’idea di aprire il portafoglio e sganciare qualche dollaro, un prezzo anche simbolico, per ripagare autori,  produttori e distributori di cultura.

Ben presto nuove piattaforme sostituiranno le Megatruffe del passato. La tentazione di sfruttare questi strumenti come abbiamo già fatto in passato sarà enorme, ed è evidente che non si può bloccare il progresso tecnologico. Ma il progresso ha sempre avuto un costo. Internet non può essere gratis. E i  fan italiani di "Walking Dead" dovranno convincersi che per vedere on line la prossima edizione della serie televisiva (febbraio è alle porte) è necessario scendere a patti con Fox. A patto che le major della "old economy" comprendano che in futuro dovranno adottare nuove politiche diversificate di prezzi se intendono difendere i loro prodotti e molti altri posti di lavoro. La legge della concorrenza non perdona, soprattutto quando il tuo competitor è un pirata informatico.