La Grecia valuta un nuovo governo tecnico per restare nell’euro
15 Maggio 2012
Grecia, ultima fermata per rimanere nell’euro. Data la manifesta impossibilità a formare un governo di larghe intese da parte dei partiti vincitori delle ultime elezioni, il presidente greco Karolos Papoulias incontrerà alle 14.00 i leader di Nea Dimoktratia, Syriza e Pasok, per valutare l’insediamento di un nuovo governo tecnico in Grecia. Una scelta che i leader di partito dovranno appoggiare, mettendo le basi per un esecutivo forte, o rigettare, preparandosi a una nuova chiamata alle urne tra un mese.
Le premesse non sono buone. Mentre il leader di Nea Dimokratia, Antonis Samaras, è ancora ottimista sulla realizzazione di un governo di coalizione, Evangelos Venizelos del Pasok accetterebbe per il bene nazionale l’ipotesi di un governo tecnico. Quanto a Syriza, il partito guidato da guidato da Alexis Tsipras, i suoi vertici non si sono nemmeno presentati all’incontro di ieri con il Presidente della Repubblica.
La grande partita della Grecia si gioca tutta sulle politiche di austerità, necessarie secondo la trojika dell’Ue, Bce e Fmi a ridurre il baratro del deficit di Atene, che grava su tutta l’Eurozona. E il rischio instabilità in Grecia preoccupa anche l’Europa. In una conferenza stampa tenutasi ieri, il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker ha dichiarato che l’intenzione è di mantenere la Grecia nell’euro, a patto che, ha poi concluso il commissario Ue per gli affari economici e monetari Olli Rehn, siano mantenuti i patti di solidarietà stabiliti nel Memorandum.
I partiti che hanno appoggiato l’austerity, Nea Dimokratia e Pasok, hanno ottenuto risultati deludenti sul piano elettorale, perdendo una gran fetta del proprio elettorato appunto per l’essersi presentati agli elettori come coloro che avevano accettato il rigore europeo promosso dalla Germania di Angela Merkel. Un consenso che è confluito nell’affermazione a secondo potere della nazione del partito Syriza, che ha più volte richiesto l’annullamento del Memorandum della trojika, condizione al versamento della seconda tranche di aiuti al governo di Atene.
Sull’incontro di oggi saranno puntati gli occhi di tutta l’Europa, anche perché prevedere tutte le conseguenze di un’uscita della Grecia dall’euro è impossibile. Secondo l’Economist, lo scenario più temibile è quello di una uscita incontrollata dall’euro da parte del governo ellenico, in un’Europa in cui Parigi e Berlino non siano più unite e determinate come negli ultimi anni sulle politiche economiche da perseguire. Tutto questo rischia di scatenare una reazione a catena, con forti conseguenze sulle nazioni che stanno provando a invertire la tendenza dei mercati, come Portogallo, Irlanda, Spagna e la stessa Italia.
Il Wall Street Journal ipotizza invece un’uscita “controllata” dall’euro, con una data limite concordata tra Atene e il resto dell’eurozona per il rientro della dracma. Da lì in poi, tutto peserebbe sulle spalle della Grecia, con una nuova moneta che, prendendo a esempio i casi passati di Russia e Argentina, si troverebbe ad affrontare un crollo del proprio potere d’acquisto tra il 60 e il 70%. Secondo le stime dell’Institute of International Finance, il costo “fisico” per l’Europa di questo cambiamento si aggirerebbe attorno a 1290 miliardi di euro.
E mentre l’attenzione dell’Europa è focalizzata sulla Grecia, l’altro grande interrogativo è rappresentato dal “nuovo corso” che potrebbe intraprendere la Francia del neopresidente François Hollande, oggi al primo vero e proprio banco di prova del suo mandato. Nella serata di oggi, il nuovo inquilino dell’Eliseo incontrerà la cancelliera tedesco Angela Merkel. La leader tedesca è ancora politicamente provata dai risultati delle ultime elezioni regionali in Nord Reno-Westfalia, il più grande Land della Germania, che hanno registrato il crollo del suo Cdu a scapito dell’Spd.
I destini politici della Grecia e la possibile intesa tra Hollande e Merkel decideranno il futuro dell’Europa nel breve periodo.
