Svezia vs Francia, partita scontata per due Paesi quasi agli opposti
19 Giugno 2012
Kiev, martedì 19 Giugno: ecco a voi il testacoda del girone D, Francia – Svezia. Una sfida ricca di interesse solo per i Transalpini. La Svezia, infatti, è già eliminata. Sconfitta all’esordio contro i padroni di casa dell’Ucraina per 2-1, nonché venerdì scorso dall’Inghilterra in un rocambolesco 3-2, la Nazionale allenata dal Commissario Tecnico Erik Hamren ha già pronte le valigie. A nulla è valsa la presenza in terra ucraina di Zlatan Ibrahimovic, trentunenne talentuoso centravanti del Milan. Oltre alle sue giocate, la Svezia è parsa davvero poca cosa. Eppure, sebbene la sfida di questa sera sia considerarsi alla stregua di un mesto commiato, Hamren ha tenuto a precisare che la sua squadra farà di tutto per onorarla al meglio. Insomma, niente favori in vista.
Di tutt’altro tenore la Francia, già vincitrice del Torneo in due occasioni: nel 1984, in casa, e nel 2000, in Belgio e Olanda. Dopo anni d’oblio, i Francesi paiono aver nuovamente imboccato la virtuosa strada del rinnovamento. La finalissima del Mondiale 2006, persa contro l’Italia di Marcello Lippi, fu il canto del cigno, la fine di un ciclo di grandissimi campioni. Un nome su tutti: Zinedine Zidane. Tuttavia, pur con un’anagrafe incontrovertibile, l’allora Ct transalpino Raymond Domenech puntò ancora una volta su quei calciatori (tranne Zidane, ritiratosi dopo Berlino, ndr). Gli esiti furono disastrosi: fuori al primo turno sia agli Europei del 2008, sia ai Mondiali sudafricani di due anni or sono. E ora? Laurent Blanc, attuale Commissario tecnico, ha assai ringiovanito la rosa, affidandosi all’estro di Karim Benzema e Franck Ribery, nonché alle giocate delle eterne promesse Samir Nasri e Jeremy Menez (ex ‘Godot’ della Roma). I risultati parrebbero averlo premiato: 1-1 contro l’Inghilterra e 2-0 contro l’Ucraina.
Sotto l’aspetto politico (ed economico), enormi si scorgono le differenze. O meglio, Francia e Svezia si stagliano lungo due sentieri diametralmente opposti. Per anni patria della social-democrazia europea, la Svezia è da qualche anno a questa parte guidata dal moderato ed ex presidente del Consiglio dell’Unione Europea Fredrik Reinfeldt: esportazioni, forte crescita (4% nel 2010), rapporto debito/Pil molto basso (attorno al 55%) nonostante la fortissima presenza dello Stato nell’economia. Insomma, un modello. Nel suo genere ma pur sempre un modello. E Reinfeldt, nei mesi scorsi, a proporre l’allungamento dell’età pensionabile dei lavoratori svedesi a 75 anni: “Se le persone pensano di poter vivere di più e contemporaneamente di lavorare lo stesso numero di anni, allora devono essere pronte a fare i conti con pensioni ridotte. E allora mi chiedo: le persone sono pronte ad avere pensioni più basse? Io credo di no”. Inappuntabile, no?
La Francia, invece, dopo anni di gollismo, ha deciso di voltare pagina. Grazie soprattutto all’ormai diffuso sentimento anti Merkozy (l’acronimo con cui si apostrofava l’asse franco-tedesco Merkel-Sarkozy), Hollande è potuto diventare il 25esimo presidente della Repubblica francese lo scorso 6 Maggio. I Socialisti, inoltre, hanno (stra)vinto anche il secondo turno delle legislative del fine settimana appena trascorso. In altre parole, a Parigi, nell’arco di un mese e mezzo, abbiamo assistito a una prepotente virata a sinistra. Una virata altresì individuabile nell’ambito delle politiche previdenziali: il ministro degli Affari Sociali Marisol Touraine, qualche giorno fa, ha rivelato l’esistenza di un piano dell’esecutivo per permettere ad alcune categorie di lavoratori dipendenti di poter andare in pensione a 60 anni (lavoratori attivi dal 18esimo anno d’età e 41 anni di contributi). Una dimostrazione inequivocabile della distanza tra Reinfeldt e le proposte del nuovo establishment socialista francese.
Una distanza esistente anche a livello calcistico. Non dovrebbe esserci storia, la Francia è più forte. Ma si sa, i pronostici li sbaglia solo chi li compie.
