Berlusconi e Alfano azzerano le ‘convergenze parallele’ in quattro mosse
26 Giugno 2012
Quattro. Sono i punti attorno ai quali Berlusconi e Alfano ritrovano la sintonia, dopo le ‘divergenze’ dei giorni scorsi. Non è poco per un partito in calo di consensi che deve prima ricostruirsi per poi andare a recuperarli. Quattro, come la ‘quadra’ di bossiana memoria: sostegno a Monti, legge elettorale, primarie, no alle ‘arlecchinate’ di liste e listine civiche, alias spacchettamento del Pdl. Dal vertice col premier al summit coi gruppi parlamentari, le fibrillazioni delle ultime 72 ore sembrano sfumare. Il Cav. abbandona l’idea ‘kamikaze’ di chi nel Pdl continua a pensare che la soluzione a tutto sia mandare a casa il governo a ottobre, o addirittura subito dopo e a seconda dell’esito del Consiglio europeo di domani.
Non è la linea del segretario che, invece, ribadisce l’esigenza e l’opportunità in questa fase di sostenere un governo chiamato a rappresentare e difendere gli interessi dell’Italia nel consesso di Bruxelles e di fronte a frau Merkel chiusa nel fortino teutonico. Su questo, ieri è parsa evidente l’intesa tra Berlusconi e Alfano entrambi convinti che staccare la spina a Monti sarebbe una catastrofe, come ha scandito lo stesso Cav. (e che sia stato proprio lui a farlo è stato indicativo). Il che non vuol dire una delega in bianco a Palazzo Chigi, tutt’altro. Il vero confronto, la vera verifica si aprirà dopo il passaggio europeo e c’è da ritenere che il Pdl come principale socio della ‘strana’ maggioranza voglia incidere di più nell’agenda dei Prof. : dai temi economici con la priorità su crescita e sostegno a imprese e famiglie. Chiaro che non sarà una passeggiata di salute se come accaduto, Berlusconi uscendo dall’incontro con il premier individua nella ricetta italiana da portare sul tavolo europeo un senso di ‘indeterminatezza’. Lo stesso Monti, del resto, ammette in parlamento che l’operazione è ‘difficilissima’, soprattutto per le resistenze della Merkel ma non molla sul ruolo di ‘negoziatore’ tra Germania e Francia che intende portare avanti a oltranza, fino a domenica notte. L’asse Monti-Hollande rappresenterà di fatto il grimaldello per ottenere dalla cancelliera tedesca se non la condivisione del debito, lo scudo anti-spread, misure per la crescita e magari un ruolo della Bce più vicino a quello della Fed.
Davanti a deputati e senatori, Alfano mette in fila gli ultimi dati: lo spread resta alto, le Borse registrano una flessione e la credibilità indiscussa di Monti sulla scena internazionale non si traduce – almeno per ora – in azioni migliorative per i cittadini, stretti nella morsa fiscale. E di sicuro sono dati che non si traducono in consensi per il Pdl. Lo segnala Berlusconi registrando che il 78 per cento di chi ha votato Pdl non è in sintonia con questa scelta che tuttavia – argomenta il segretario del partito – si è resa necessaria non per rispondere ai diktat del mercato quanto perché si era creato un quadro politico che non consentiva più al governo Berlusconi di operare nell’interesse dei cittadini.
Sintonia anche quando Alfano ripete ai parlamentari che ci sono segnali incoraggianti nei sondaggi e che quindi il partito potrebbe tornare a vincere. Certo, resta l’insofferenza degli elettori verso Monti: un 10 per cento è attirato dalle sirene grilline, ma “nessuno rinuncerebbe a votare Pdl in presenza di programma e candidati credibili”. Da questo punto di vista, il Cav. mette un punto fermo sul tormentone delle liste civiche che a molti (soprattutto ex An) avevano fatto paventare il rischio ‘spacchettamento’ del partito. Niente di tutto questo, assicura l’ex premier, che pur riconoscendo l‘importanza dell’apporto di Sgarbi, dei pensionati, dei Responsabili, archivia scenari “arlecchineschi” che potrebbero anche consentire di vincere ma renderebbero di fatto impossibile governare. L’altro punto della convergenza sta nel sì convinto a un confronto serrato e aperto col Pd sulla legge elettorale. Tasto sul quale Alfano batte da molto, mettendoci la faccia e annunciando – come ha fatto ieri – che entro luglio l’accordo ci sarà. Si va verso un modello proporzionale tedesco, fa intendere Berlusconi, considerato che anche la sinistra (se ne dice convinto), avrebbe qualche timore a votare col ‘porcellum’.
Infine, primarie. Altra battaglia di Alfano dalla quale solo nello scorso fine settimana il Cav. era sembrato prendere le distanze ribadendo che il leader dei moderati è e resta lui. Ieri, invece, ne ha riconosciuto la necessità e forse anche l’urgenza. Quelle stesse primarie che il segretario del Pdl individua anzitutto come ‘gara di idee’ per rafforzare i due pilastri del sistema: Pdl e Pd. Una strada, oltretutto, decisa all’unanimità dal partito. Berlusconi compreso, il quale ha aggiunto: ‘Ci siamo rafforzati in questo proposito’. Ultimo tassello: la chiusura della pratica ‘Casini’. Su questo il Cav. è tranchant quando sostiene che l’intesa col Pd non è altro che il frutto di un calcolo di convenienza fatto da Casini che, alla fine,si porterà dietro solo il 10 per cento dei suoi voti. Ragion per cui, esiste uno spazio che il Pdl può e deve colmare rimotivando quella parte di elettori moderati deluso.
Ma tra i banchi dei parlamentari ieri rimbalzava una domanda: Berlusconi è tornato davvero in campo? E giù congetture. Certamente se si guarda alle cronache degli ultimi giorni tra esternazioni, ammonimenti, ultimatum o pseudo tali su governo, Merkel, euro-lira e partito, il Cav. si è dato un gran daffare (il che non ha giovato ad Alfano). Ieri poi ha detto che gli piacerebbe fare il ministro dell’economia in un governo guidato da Alfano e su questo si sono spesi i soliti fiumi di parole e di polemiche (vedi Casini e Bersani per l’appunto).
Certamente, Berlusconi è restio a immaginarsi ai giardinetti e da questo punto di vista è chiaro che pure il ruolo di allenatore che lui stesso si è assegnato, gli vada un po’ stretto. La sensazione, però, è che le esternazioni e talvolta pure i toni siano indirizzati proprio agli elettori delusi e distanti dal Pdl, più che riguardare una sua rentrèe sulla scena politica in un ruolo ‘pesante’.
In questa fase, spiegano nell’inner circle berlusconiano, Berlusconi percepisce il disagio dei cittadini che lo hanno votato a comprendere il sostegno al governo dei tecnici per il quale il Pdl ha pagato e sta pagando un prezzo altissimo in termini di consensi. L’obiettivo, insomma, è far arrivare un messaggio: bisogna pazientare, ma senza arretrare. E al momento giusto, sferrare l’offensiva. Ma altre campane pidielline, suonano un’altra musica.
