Monti ‘taglia’ il partito della spesa pubblica e vuole restare in sella fino al 2013

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Monti ‘taglia’ il partito della spesa pubblica e vuole restare in sella fino al 2013

03 Luglio 2012

di L. B.

Ciascuno tira l’acqua al proprio mulino. L’operazione spending review agita sindacati, enti locali, universo della pubblica amministrazione per antonomasia ‘sancta sanctorum’ pressoché impermeabile a interventi di razionalizzazione. Il Prof. non sembra intenzionato a scendere a patti, forte anche del risultato europeo che ha rivendicato davanti a senatori e deputati. Fa capire che la scure si abbatterà anche su dirigenti e statali, senza tagli lineari fatti con l’accetta ma lavorando per priorità. L’altro ingrediente nel menù di giornata non è da meno: il Prof. lascerà Palazzo Chigi solo nel 2013.

La politica attende i numeri delle sforbiciate governative ma mentre nel Pdl prevale un atteggiamento aperto che la Bernini  sintetizza nel “è bene che Monti prosegua senza ambiguità o tentennamenti” e senza cedere “alle resistenze e ai veti del ‘partito della spesa pubblica’, che trova autorevoli e numerosi iscritti tra burocrazie di ogni livello e in una certa casta sindacale”; il Pd alza le barricate su scuola, sociale, sanità. I numeri che per ora si conoscono, dicono che l’operazione serve a recuperare più di quattro miliardi necessari a evitare l’impennata dell’Iva in autunno e che il piano del governo prevede una riduzione del 20 per cento dei dirigenti della Pa, 10 per cento dei dipendenti e di un ulteriore  20 per cento delle consulenze. Niente tagli lineari fatti con l’accetta perché l’obiettivo è eliminare gli sprechi e non ridurre i servizi, assicura il Prof.: il messaggio rassicuratore è indirizzato alle parti sociali e soprattutto ai partiti della maggioranza. Ma il messaggio forse più diretto arriva dal viceministro del Tesoro Grilli quando sibila che l’Italia “è sorvegliata speciale nell’Eurozona”. Della serie: il risultato portato a casa al vertice di Bruxelles è certamente rilevante ma è parte di una strategia che l’Italia deve seguire.  

Tre le fasi del piano di Palazzo Chigi: la prima è già partita con tagli per 15 miliardi (cinque in questo anno e dieci il prossimo) alla presidenza del Consiglio e al Tesoro cui si aggiunge nel 2013 la riduzione del 50 per cento delle auto blu;  la seconda con un decreto legge che dovrebbe vedere la luce già venerdì’ in Consiglio dei ministri con gli interventi già anticipati alle parti sociali e la terza (probabilmente con un nuovo decreto) tutta calibrata sulla riorganizzazione delle amministrazioni decentrate. Dossier complesso quest’ultimo, con la razionalizzazione delle sedi giudiziarie periferiche e il pacchetto sanità, per il quale Monti dovrà vedersela anche con alcune resistenze interne, specie quelle dei ministeri chiamati in causa, per ora più inclini al “grazie, abbiamo già dato”. L’Anm è critica e ancor di più lo sono i sindacati che dopo il faccia a faccia col premier minacciano lo sciopero generale. La preoccupazione è che a rimetterci saranno solo i dipendenti pubblici. Pollice verso anche dagli Enti locali sul fronte dei costi standard e dei tagli annunciati dal commissario governativo Enrico Bondi.

In realtà, il sospetto alquanto traversale è che alla fine si tratti di una manovra aggiuntiva mascherata; idea che Monti smentisce categoricamente. Vedremo. Intanto, nella bozza di Palazzo Chigi che sta circolando in queste ore ci sarebbero, tra l’altro, il blocco delle tariffe fino al 31 dicembre e l’avvio del riordino delle Province.

Sul piano politico, Monti si gioca in parlamento il risultato ottenuto a Bruxelles (scudo anti-spread, piano per la crescita da 120 miliardi e, in prospettiva eurobond), anche per dire a tutti che resterà al suo posto fino al 2013. Un modo per tagliare le gambe a chi già correva verso il voto di ottobre e per richiamare tutti alle responsabilità di fronte al paese, proprio nella fase in cui lo stesso Monti dice che si comincia a intravedere la luce in fondo al tunnel.  Davanti a senatori e deputati, il premier usa parole di miele per sottolineare il lavoro del parlamento su riforma del lavoro la cui approvazione era strategica prima di affrontare le resistenze della Merkel a Bruxelles e sostegno all’azione del governo. Sa bene che confronto e dialogo coi partiti della maggioranza sono indispensabili per portare avanti la road map delle cose da fare, ma sa anche che adesso la sua posizione è più forte e a giudicare dalla linea sulla spending review non sembra molto propenso al rito dei veti incrociati.

Quello di Monti è un richiamo alla politica e secondo i gossip di Palazzo è pure un modo per non escludere affatto un suo impegno diretto anche dopo il passaggio delle urne in primavera. E su questo nei corridoi del Transatlantico si costruiscono e demoliscono scenari a geometrie variabili.

Appunto, scenari. In attesa che il tourbillon delle ipotesi si fermi e  le variabili diventino certezze.