E se Renzi fosse solo uno stalinista?

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E se Renzi fosse solo uno stalinista?

10 Novembre 2012

Il tormentone della rottamazione sbarca sul New York Times, in un peana di Matteo Renzi considerato alla stregua di Barack Obama: "Hanno lo stesso modo di parlare al microfono". Nell’articolo si parla di giovani scontenti, di Italia in recessione, della terza via renziana per tornare a crescere mutuata da Clinton e Blair.

E’ il refrain del cambiamento che dilaga anche sulla stampa e il web nazionale, Renzi, il giovane eroe solitario che vuol mandare a casa la casta. Ma è una novità vecchia come il cucco. Il bildungroman di Matteo Renzi è tutto iscritto nella storia della sinistra italiana, la tragedia che torna sottoforma di farsa.

Il livore contro Bindi, Veltroni e D’Alema più che il rinnovamento ricorda l’avanguardismo leninista ("epurare il partito è una grande impresa", diceva il padre del comunismo), lo sbianchettamento soft delle purghe che furono, i quadri soviettisti da cui spariva puntualmente le foto di Trotzkj.

Una tradizione che dalle lettere minatorie spedite in carcere a Gramsci fino al caso Villari di qualche anno fa (ma perché no anche il "pantheon" di veltroniana memoria) si è sempre caratterizzata per una volontà di fare tabula rasa con il passato, una buona scusa per liberarsi degli avversari interni.