Renzi: “Non siamo di destra, vinciamo nelle Regioni rosse” (ma inseguendo Bersani)

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Renzi: “Non siamo di destra, vinciamo nelle Regioni rosse” (ma inseguendo Bersani)

25 Novembre 2012

Il Pd va al ballottaggio, sull’onda dell’alta affluenza alle Primarie. Quattro milioni di elettori, uno in più di quelli che erano stati previsti (1 su 4 rispetto al 2008). Il risultato ha premiato Matteo Renzi e aperto la sfida finale con Bersani e l’establishment del partito. 

Dal palco di Firenze, in maniche di camicia, il sindaco spiega: "Ci dicevano che avremmo preso i voti della destra. Abbiamo vinto nelle Regioni rosse, a Castel Fiorentino, in Toscana, nell’Umbria, nelle Marche, persino in Emilia Romagna…". Gli apparati del Pd hanno retto l’onda, almeno per adesso, ma indubitabilmente qualcosa di è spezzato, nel partito, e il futuro (ancora remoto) ha i colori di Renzi. 

Il sindaco attrae la borghesia liberal, avanza al Nord, cerca spazio nell’elettorato deluso, a destra come a sinistra, a Modena come a Milano 3. Il successo dei bersaniani e dei vendoliani, nella Capitale e nelle Regioni del Sud, indica che il risultato finale probabilmente non sarà favorevole al "rottamatore", ma l’argine è rotto. 

Bersani, che fin dopo mezzanotte non commenta i risultati, ora ha bisogno di Vendola per consolidare il risultato del primo turno e prepararsi al governo del Paese. Non è chiaro quale sarà il sostegno e quanto durerà l’idillio. Vendola sognava di rovesciare i sondaggi, ma non riesce a "sfondare", neanche nel Mezzogiorno, se non nella roccaforte pugliese. 

Su Renzi, Vendola dice: "E’ una bolla mediatica, candidato dei poteri forti. Avevo la percezione della manipolazione mediatica a cui andavo incontro ma l’ho fatto ugualmente perché abbiamo introdotto temi di cui non si parla nel centrosinistra. Adesso ascolteremo puntigliosamente i programmi dei nostri avversari". Bersani è avvertito.