Nella roadmap di Napolitano dopo il Governo c’è la Convenzione per le riforme

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Nella roadmap di Napolitano dopo il Governo c’è la Convenzione per le riforme

Nella roadmap di Napolitano dopo il Governo c’è la Convenzione per le riforme

27 Aprile 2013

E adesso tocca alla Convenzione per le Riforme. Nella road-map tracciata dal Presidente Napolitano alla fine del primo mandato lo schema doveva essere questo, riunire i "facilitatori" e lasciare al suo successore le due Relazioni su riforme economiche e istituzionali nella speranza di superare una volta per tutte il rissoso bipolarismo italiano con un governo dove si legittimassero le principali forze in campo. E’ andata oltre le previsioni, innanzitutto perché "Re Giorgio" è stato rieletto e in secondo luogo per l’autorevolezza e rapidità con cui ha risolto lo stallo elettorale dando l’incarico a Letta. Raggiunto l’obiettivo, probabilmente insperato, delle larghe intese, nella tabella di marcia fissata dai saggi il passaggio successivo doveva essere appunto la costituzione della Convenzione per le riforme.

Letta l’ha definita "il luogo della legittimazione reciproca". Il Cav., che si era già innamorato dell’idea dopo le elezioni, nei giorni scorsi si è fatto avanti per guidarla. Negli ultimi giorni circola il nome del leghista Giancarlo Giorgetti, un altro dei saggi voluto dal Presidente e particolarmente benvoluto da Napolitano. La Convenzione potrebbe rivelarsi lo strumento per uscire dalla palude della Seconda Repubblica, da un politica che per venti anni si è fermata in attesa di poter processare e rendere ineleggibile il Cav., e che adesso ha finalmente l’occasione di lasciare un segno riformando il Paese.

Ricordiamo brevemente quale sarebbe la "mission" sul medio periodo: abolire il Senato e sostituirlo con una Camera delle autonomie (il professor D’Alimonte si spinge oltre chiedendo di eliminare del tutto il Senato e mettere a regime la Conferenza Stato-Regioni) e trovare la quadra per una nuova legge elettorale. Che sia il doppio turno con voto di preferenza, un ritorno al Mattarellum, o l’uninominale che non piace al Pdl ma nelle intenzioni del neoministro per le riforme, Gaetano Quagliariello, significherebbe puntare all’elezione diretta del Capo dello Stato – il modello semipresidenziale francese  (anche in questo caso D’Alimonte propone di votare direttamente il premier, sul modello del "sindaco d’Italia" che tanto successo ha avuto con Renzi).

La Convenzione, o "Commissione Mista redigente", sarà composta da parlamentari e non parlamentari, e dovrebbe essere formalizzata tramite una legge costituzionale. Proporrà il testo di riforma delle istituzioni e della Costituzione sul quale saranno poi le  Camere a deliberare. Sarebbe quindi un organismo di indirizzo, separato dai partiti, al riparo dalle loro eventuali fibrillazioni, in grado di spronare le Camere nel processo di riforma. Per accelerare i tempi di manovra, il testo di riforma sarebbe votato dal Parlamento senza emendamenti. Le riforme dovrebbero essere consolidate da un referendum confermativo. A quel punto la Convenzione si scioglierebbe.