Prodi apre ad Hamas, si indignano gli israeliani

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Prodi apre ad Hamas, si indignano gli israeliani

14 Agosto 2007

“Hamas esiste, ed è una struttura molto complessa, dobbiamo aiutarla ad evolversi”, le parole che il Premier Romano Prodi aveva pronunciato ieri da Castiglion della Pescaglia, dove si trovava in visita ad una associazione onlus, erano un chiaro invito ad aprire al movimento integralista di Hamas, invito che non ha mancato di suscitare un polverone politico.

 I portavoce del Partito di Dio hanno accolto con felicità le parole del nostro Premier mentre sono arrivati commenti preoccupati da Israele e dal resto del mondo occidentale.

Secondo il direttore generale del ministero degli Esteri israeliano, Aaron Abramovich, “Hamas non è cambiato e se è cambiato lo ha fatto in peggio, non c’è motivo per premiarlo con un negoziato”. Sulla stessa linea di pensiero si è schierato lo scrittore israeliano Amos Oz che ha dichiarato al Corriere della Sera: “Aprire ad Hamas, così come ha fatto Romano Prodi, significa danneggiare allo stesso tempo sia Israele che il governo di Abu Mazen. Giusto, anzi doveroso, parlare con Hamas, ma non prima che questa abbia dichiarato di riconoscere l’esistenza di Israele. Purtroppo in Europa c’è chi non la pensa così, e non soltanto Romano Prodi. A mio parere si tratta di un errore grave, destinato ad avere ripercussioni deleterie su coloro che tra israeliani e palestinesi cercano realisticamente la via della pace”.

Altri giudizi negativi arrivano dal portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Mark Regev che ha commentato così le parole di Prodi: “Riportare Hamas nell’attuale contesto avrebbe solo l’effetto di guastare il clima positivo”, stesso registro per il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, che ha spiegato, “Prodi dovrà venire in Parlamento a spiegare la posizione del governo italiano su Hamas. Anche a Ferragosto le dichiarazioni improvvide di Prodi stanno provocando un caso internazionale”.

Ovviamente i commenti dall’altro lato della barricata erano entusiastici, così il portavoce di Hamas, Fouzi Ibrahim, che auspica una rottura tra Roma e Washington: “L’invito al dialogo con il nostro movimento indica che Roma è uscita dall’ombrello americano”. Ma anche gli uomini di Fatah si sono detti preoccupati per questa improvvisa apertura ad Hamas, “Negoziare con Hamas prima di averlo costretto a tornare sui propri passi rinunciando all’egemonia sulla Striscia di Gaza sarebbe come ricompensarlo per il golpe messo a segno lo scorso giugno” è il pensiero degli uomini vicini al Presidente Abbas.