L’Ucraina c’insegna a lottare per l’europeismo
21 Febbraio 2014
di Youth_Ncd
La ribollente Ucraina, ora più simile alle narrazioni di Michail Bulgakov che a quella landa di serenità e democrazia vibrante della Rivoluzione Arancione, è la terra di confine fra Bruxelles e Mosca. Le linee di faglia spaccano le regioni centrali, meridionali e orientali – di fede ortodossa, russofone e di connessioni storiche con l’Impero Russo e l’Unione Sovietica – e quelle occidentali, lingusticamente ucraine, di religione uniata (sincretismo fra cattolicesimo ed ortodossia) incentrate attorno alla città di L’viv (Leopoli), dapprima di dominazione polacca e, poi, austro ungarica.
Un ‘paese diviso’, con ‘raggruppamenti sociali appartenenti a civiltà differenti’, secondo la più classica delle definizioni date da Samuel Huntington. Il Vertice del Partenariato Orientale di Vilnius, tenutosi lo scorso 28 e 29 Novembre, doveva essere il coronamento della Ostpolitik delle istituzioni comunitarie e della Westpolitik di Tbilisi, Baku e Kiev. Il Presidente ucraino Viktor Janukovich, nonostante abbia accelerato il processo di adeguamento dell’architettura statale richiesto dagli eurocrati, si è rifiutato di stipulare l’ Association’s Agreement con l’Unione Europea, sottoposto a quello che Lucio Caracciolo dalle colonne di Limes ha chiamato ‘ricatto di Mosca’.
L’interdipendenza economica fra Kiev e Mosca, la questione energetica, le connessioni culturali molto profonde e la prospettiva di divenire parte, a costi estremamente ridotti, dell’ Unione Doganale fra Russia, Bielorussia e Kazakhstan – su cui spingono numerosi esponenti del Partito delle Regioni di cui è parte Janukovich – e di poter usufruire di ampi aiuti finanziari per rimpinguare l’erario, nonchè su pressione dei propri oligarchi, hanno portato l’inquilino della Bankova a girare i tacchi verso le braccia di Vladimir Putin.
Il movimento #euromaidan si attiva per questo. Da 3 mesi, nonostante i dirigenti ed i quadri dell’opposizione e i semplici partecipanti alle proteste vengano pedinati, picchiati, arrestati, sottoposti a molestie e ritorsioni, essi continuano, nella piazza Maidan, la piazza dell’ Indipendenza, a lottare eroicamente per l’instaurazione dei valori europei. Tale protesta si è trasformata, divenendo una generale opposizione a Janukovich ed al suo cabinet. L’ escalation degli ultimi giorni, con più di 100 morti in un giorno solo fra manifestanti e forze dell’ordine, deve terminare.
Oggi, il Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea, ha deliberato il varo di sanzioni verso coloro che si sono macchiati di violazioni dei diritti umani ed abuso della forza in Ucraina, tramite la restrizione dei visti ed il congelamento degli asset finanziari.
Un primo, già ampio, passo. Nel breve termine, come ha proposto Olivier Dupusis su Strade, bisogna rivedere la gestione politica e sollevare immediatamente il Commissario per l’allargamento e la politica di vicinato Stephan Füle da tutte le mansioni riguardo all’Ucraina, la Georgia e la Moldavia ed affidare al Ministro degli Affari Esteri Radoslaw Sikorski il dossier ucraino, a nome di tutti gli Stati Membri, richiedendo l’ istituzione di un salvacondotto umanitario nel suo paese. Nel lungo periodo, bisogna garantire all’Ucraina l’entrata a membro a pieno titolo nel campo comunitario. Non possiamo stare a guardare. Non vogliamo stare a guardare! (Tratto da yNCD)
