Ai posteri l’arduo compito di tradurre Salvini
03 Luglio 2014
di Ronin
Per Matteo No Euro le giacche di chi governa sono sporche del sangue dei migranti dispersi nel Mediterraneo, i cimiteri si riempiono e le tasche degli italiani si svuotano. Ora va bene che la scrittura su Facebook si e’ ridotta alla pallida ombra di se stessa e che il Salvini eccede nelle offese per capitalizzare voti, ma c’è un limite anche alla interpretazione. Ci vorrebbero infatti fior di linguisti e filosofi del linguaggio per provare (inutilmente) a capire che ci azzeccano le giacche dei ministri, i cadaveri, i cimiteri e le tasche dei contribuenti, infilati uno dopo l’altro. Sembra il celebre incontro di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio: con il Salvini ci spingiamo in galassie inesplorate, oltre ogni umana comprensione, come se fossimo in una puntata di Star Trek insieme a Spock e al capitano Kirk. Memore dei romulani o forse del sopravvalutato giochino dadaista, Matteo No Euro prende delle parole a caso (sempre le stesse), le mette in un sacchetto, lo agita e poi le estrae costruendo monumenti della letteratura politica che certo entreranno nel nostro canone millenario: quando i posteri, leggendo tra il divertito e lo sconcertato le prodezze verbali leghiste, si chiederanno che accidenti aveva preso all’Italia al principio del ventunesimo secolo. Ma il mistero più grande resterà e resta il fatto che qualcuno era disposto a votare per il verde surrealismo.
