Pensioni ai gay, Sacconi: Sottovalutati gli aspetti finanziari per esigenze del tutto politiche

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Pensioni ai gay, Sacconi: Sottovalutati gli aspetti finanziari per esigenze del tutto politiche

30 Luglio 2015

Ieri sera la commissione Bilancio al Senato ha dato parere non ostativo al ddl Cirinnà sulle Unioni civili, approvando la relazione tecnica che autorizza le coperture previste per assicurare provvidenze pubbliche alle coppie dello stesso sesso. A votare contro è stato Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato e senatore di maggioranza.

 

Perché Sacconi la scelta di dire no?

 

Ho dovuto votare contro il parere della Commissione perché la copertura ipotizzata non è stata tarata sugli effetti "a regime" della estensione alle coppie omosessuali delle pensioni di reversibilità ma fa una previsione solo da qui ai prossimi 10 anni.

 

Ci spiega meglio?

 

Il nuovo modello antropologico quale si vuole imporre con i simil-matrimoni omosessuali mette in discussione il tradizionale modello sociale e la sua già precaria sostenibilità. Nonostante la forte vigilanza sulla finanza pubblica, si è preferita, per esigenze del tutto politiche, la sottovalutazione degli effetti finanziari indotti dalla estensione alle nuove "famiglie" dello stesso sesso delle provvidenze tradizionalmente riservate alla sola famiglia naturale. Eppure questo ampliamento dei diritti soggettivi e della spesa obbligatoria dovrebbe imporre valutazioni di medio e lungo periodo anche in relazione agli impegni europei per la riduzione del debito italiano al 60 per cento del Pil. Le riforme previdenziali, e questa è una controriforma previdenziale, si valutano infatti rispetto al punto di "entrata a regime" delle nuove norme.

 

Perché?

 

Le nuove pensioni di reversibilità producono effetti minimi nei dieci anni successivi ai nuovi matrimoni ma gli effetti emergono quando si entra nella fase fisiologica dei decessi. Per la prima volta nella nostra storia repubblicana queste provvidenze si separano dalla ragione per cui sono state disegnate ovvero l’attitudine alla procreazione della coppia.

 

La relazione del Mef prende a modello la Germania. Si può azzardare un parallelismo?

 

In Commissione ho espresso forti dubbi anche sull’utilizzo dell’esperienza tedesca come parametro di riferimento, dal momento che in tale Paese l’età media degli aderenti alle unioni civili si è rivelata diversa. La quantificazione dell’onere effettuata dalla Ragioneria generale dello Stato esclude la fascia di età superiore ai 50 anni, facendo così scendere eccessivamente l’età media dei futuri contraenti, mentre è provato che al nuovo istituto saranno interessati soggetti più anziani rispetto al matrimonio tradizionale, sia perché taluni da tempo attendevano l’introduzione del nuovo istituto, sia perché, statisticamente, le coppie omosessuali tendono a sancire un’unione più in là negli anni, non avendo un interesse a formalizzare il proprio legame in vista del concepimento dei figli. Mi pare chiaro che la volontà di arrivare al matrimonio per tutti è tale che si sottovaluta la maggiore spesa in un modello sociale già faticosamente sostenibile.