Mentre tutti parlano di Cecilia, Sarkò va avanti con le riforme
22 Ottobre 2007
Da settimane i media italiani tengono aggiornato il loro pubblico sulla saga Nicolas-Cécilia, sulle lettere d’amore che riceve Sarkozy e sugli amanti della first lady francese. Cécilia Sarkozy non è paragonabile alla schiva Yvonne de Gaulle, la “zia” dei Francesi veramente assente da rotocalchi e trasmissioni televisive. A spiegazione di questo fenomeno concorrono certamente la mediatizzazione della vita privata dei politici che si è avuta negli ultimi decenni – e la concezione che gli stessi politici ormai ne hanno – e il protagonismo mediatico di Sarkozy stesso, che non perde occasione per farsi riprendere da una telecamera. Come in altre occasioni, Sarkozy è riuscito a fare della propria vita una risorsa politica (si noti che la telenovela si è sviluppata mentre la Francia si appresta a scendere in piazza contro la riforma dei contratti del settore pubblico). L’assenza di una first lady potrebbe però costituire un elemento di debolezza per il Presidente, poiché le mogli (è accaduto in passato con Bernadette Chirac) possono diventare una carta politica non trascurabile.
Eppure, si ha l’impressione che i media italiani, o la maggior parte di essi, rimangano sulla superficie del fenomeno Sarkozy e si perdano l’essenziale. L’essenziale è che il presidente francese sta promovendo una mole impressionante di riforme, che coinvolgono quasi tutte le sfere d’azione dello Stato. Proviamo a fare un elenco delle principali (oltre alla riforma delle leggi che regolano l’immigrazione, analizzata in un precedente articolo).
– Uno dei primi atti del neo presidente è stato quello di creare un comitato di riflessione sulla riforma delle istituzioni. Questo comitato, presieduto dall’ex primo ministro Edouard Balladur, sta riflettendo da tempo sui problemi dei rapporti tra il presidente della Repubblica, il primo ministro e il Parlamento e il 22 ottobre prossimo rimetterà nelle mani di Sarkozy il suo rapporto.
– Un altro dossier che Sarkozy ha voluto subito mettere sul tappeto è stata la riforma della giustizia, portata avanti dal ministro della giustizia, Rachida Dati, fedelissima del presidente. Si tratta in realtà di più riforme (leggi più severe nei confronti dei recidivi, riforma della carta delle giurisdizioni, la creazione di un “giudice per le vittime”, la depenalizzazione del diritto del lavoro) a diversi stadi di elaborazione.
– La “più importante riforma del quinquennato”, secondo le parole del primo ministro Fillon, è quella che concerne l’autonomia degli Atenei, che riguarderà anche la gestione finanziaria.
– Il governo francese è fortemente impegnato sul piano della riforma del diritto del lavoro: l’alto commissario alla “solidarietà attiva”, Martin Hirsh, è infatti incaricato di realizzare il contratto unico, che sostituirà decine di figure contrattuali, e di sperimentare riforme dei sussidi di disoccupazione.
– Il governo è attivo anche su molti fronti del “pacchetto fiscale”, dalla creazione di uno scudo fiscale alla detassazione delle ore di lavoro supplementari, dagli aiuti fiscali a quanti accendono mutui per l’acquisto o la costruzione della prima casa alla diminuzione delle tasse di successione.
– Sono in cantiere riforme dei contratti del pubblico impiego, che insistono sulla mobilità dei funzionari e sull’individualizzazione delle remunerazioni. Sempre nel settore pubblico Sarkozy ha da tempo promesso la creazione di un “servizio minimo” in caso di sciopero nel settore dei trasporti terrestri.
Sono riforme che non appassionano il pubblico come i problemi di cuore della coppia presidenziale, ma che non possono sfuggire a chi vuole comprendere la Francia di Sarkozy.
Quello che c’è di nuovo rispetto agli ultimi anni del regno di Chirac è la presenza un progetto politico complessivo che è alla base di tutte queste riforme. Lo scopo finale del presidente è ridare competitività al sistema economico francese, contemperando quest’esigenza con quella di mantenere la coesione sociale attraverso la proposta di un “nuovo contratto sociale” in grado di reggere sul piano finanziario (al contrario del sistema sociale ora vigente). Le linee direttrici individuate sono, da un lato, l’aumento della produttività del lavoro e l’incentivazione ad aumentare il numero di ore lavorate; dall’altro, l’accento messo sulla responsabilità individuale e sulla meritocrazia piuttosto che sulla solidarietà elargita dagli apparati pubblici. Non è scontato che Sarkozy riesca a realizzare tutte le riforme messe in cantiere; bisogna dargli atto, però, di aver saputo infrangere molti tabù del politicamente corretto della sinistra e di parte della destra francese.
Di fronte a questo disegno come reagisce l’opposizione? Per ora si muove in ordine sparso. Oltre a quelli che si sono mostrati disposti a collaborare con lui (Kouchner, Lang, etc.) e a quelli che hanno lasciato l’opposizione per brillanti carriere personali (Strauss-Kahn), il Partito socialista è per ora lacerato da querelle personali e lascia spesso che la critica ai disegni presidenziali sia portata avanti dall’estrema sinistra o da sindacati e organizzazioni della “società civile”. Sono questi ultimi finora che hanno spinto i Francesi a scendere in piazza. Eppure, sindacati e associazioni non sono portatori di un disegno politico complessivo e modernizzatore in grado di contrastare quello di Sarkozy. È questo il compito del PS.
