La SPD dà lezioni di politica al Pd

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La SPD dà lezioni di politica al Pd

25 Ottobre 2007

Il 26 ottobre la SPD inauguerà ad
Amburgo il prossimo congresso del partito. In quella occasione sarà
approvato il sesto programma fondamentale, dopo quello approvato a Berlino poco
prima del crollo del muro e modificato a Leipzig nel 1998.

Ben 480 delegati sono attesi al
congresso per discutere un programma diviso in cinque capitoli contenuti in
sessanta pagine, dal titolo ambizioso, La
democrazia sociale nel XXI Secolo
. Con la bozza di Brema approvata dalla
direzione del partito il 23 settembre scorso la SPD ha posto i fondamenti per
la discussione di un nuovo ordine di problemi e di sfide che stanno di fronte
al socialismo democratico. Come sempre le risposte vorrebbero suonare definitive
ma in realtà costituiscono solo il tentativo di una prima  parziale risposta. Che cosa ha portato la SPD
verso un nuovo programma fondamentale? La risposta più facile sarebbe: il Programma
di Berlino è superato perchè le proposte che contiene sono state o realizzate
dal partito o quanto meno esaurite dal corso della Storia. Ma tutti sanno che
così non può essere. Le ragioni stanno dunque altrove. Noi abbiamo tentato di
comprenderle chiedendoci cosa manchi al programma precedente.

La bozza di Brema formula una risposta
politica alla globalizzazione, accettandola come costante della nostra società
e superando quella lunga discussione sulla contraddizione tra ecologia ed
economia che ancora imprigiona gran parte della sinistra italiana impedendole
di guardare avanti. La dimensione internazionale della economia e della
politica, l’accettazione delle regole del mercato globale, il richiamo
all’Europa, che già avevamo riscontrato come elemento guida nella precedente
bozza di Irsee (appprovata sotto la guida di Willy Brandt nel 1986) e divenuta
poi base del programma di Berlino mostrano come la SPD sia un partito
consapevole dei tempi che vive.Così moderno da non aver bisogno di mutare i
propri valori fondamentali che restano quelli approvati a Bad Godesberg nel 1959,
senza necessità di creare nuovi eroi da adorare in nuovi pantheon artificiali. La
SPD che è un partito con una sua base, una sua tradizione e una sua storia non
ha bisogno di tutto questo.

 La SPD verso il congresso

Ma aldilà dello sforzo programmatico
compiuto, la SPD alla sua sesta revisione arriva divisa al suo interno e
indebolita dall’ala estrema del Die Linke.

 Nonostante il parere contrario espresso da Müntefering,
la direzione del partito ha approvato a larga maggioranza (45 voti a favore, un
solo voto contrario ed una sola astensione) la mozione di Beck che allunga i
termini previsti per ottenere il sussidio, nel tentativo di riconquistare
l’elettorato orientato verso l’estrema sinistra.

 A partire dalla approvazione della Hartz IV
(la legge sui tagli ai sussidi di disoccupazione approvata dal precedente
governo rosso verde di Schorder)  la Die Linke die La Fontaine e Gysi ha infatti
visto aumentare i propri consensi, sostenuta dal sindacato DGB.Con il
prolungamento dei sussidi di disoccupazione, lo stesso Müntefering ha ammesso
la sconfitta nel partito: «Ero certo che il partito seguisse il suo leader. Non
ci sono stati compromessi ma neanche scontri ha dichiarato nel corso della
conferenza stampa, quello che dispiace è dover dire ai disoccupati più anziani:
dovete attendere ancora molto prima di avere un nuovo lavoro. I sussidi in
realtà non li rafforazano ma li indeboliscono». Chi si aggiunge alle critiche
espresse da Müntefering è il ministro delle finanze Steinbrück. In una
intervista rilasciata al Bild am Sonntag,
Steinbrück accusa Beck di irresponsabilità politica. «Ora il governo non avrà
misure efficaci e perderà la propria capacità di incidere nelle politiche
sociali».

 Da un lato vi è la SPD al governo, che deve
difendere le proprie azioni, dall’altro la SPD partito che deve evitare di
perdere identità e consensi.

 Lo scontro all’interno della SPD ha
raggiunto anche il cancelliere Merkel, che non si è lasciata coinvolgere in
questioni che non la riguardano. La Merkel ha infatti dichiarato:

« non è il mio partito, il
rispetto per Beck e per il suo ruolo di capo della SPD non è in discussione
così come immutata resta la mia fiducia verso Müntefering». Chi poteva levare
le castagne dal fuoco al suo ex braccio destro, invece non l’ha fatto.
L’artefice della agenda 2010, Gerhard Schroder, invece di difendere il suo
erede Müntefering gli ha ricordato, in una intervista rilasciata al Frankfurter Allgemeine Zeitung di non
essere Mosè: «L’agenda 2010 non sono i dieci comandamenti e chiunque ci abbia
lavorato insieme a me non si deve credere un Mosè». Ma Müntefering conosce
Schroder da lunga data da rispondergli che in realtà «Mosè era un gran bel
tipo, uno che ha fatto tanto per il suo Paese». Da ammirare il fair play dell
ex ministro del lavoro. Il vicecancelliere avrebbe infatti potuto rispondere
che Mosè non ha collaborato ai dieci comandamenti, li ha solo presi  sic stantibus da Dio. Ora i nove punti che
prevedono la revisione dell’agenda 2010 firmati da Beck e da Müntefering per
evitare ogni altra frattura saranno sottoposti all’approvazione del congresso
del partito il fine settimana prossimo.