Renzi vede i gufi ma non i numeri
11 Marzo 2016
ISTAT, il ministro Poletti, il Corrierone. Qualcuno avverta Renzi che il partito dei "gufi" si sta allargando a vista d’occhio. Ieri ISTAT ha fatto suonare un campanello d’allarme con i dati sulla disoccupazione nell’ultimo trimestre del 2015. Disoccupazione che non è scesa. Anzi. Nel Mezzogiorno quella giovanile tocca ormai punte drammatiche. I senza lavoro in Italia restano una percentuale più alta di quella degli altri paesi UE, siamo all’11,5 per cento, ma il 40 per cento dei giovani italiani non lavora, 6 su 10 quelli che vivono nel Sud. E’ un quadro desolante quello del Meridione, fatto di mancanza di opportunità e di sfiducia verso il futuro.
Il secondo campanello d’allarme è il commento che di questi dati ha fatto il ministro Poletti: "il numero degli occupati dipenderà dal ritmo di crescita. La difficoltà è proprio questa. Se l’Italia cresce lentamente non è che potremo avere un’esplosione di posti di lavoro". Per il ministro "è questa la difficoltà che abbiamo". Dovevamo crescere galoppando anche grazie a una serie di trend internazionali positivi come il calo dei prezzi delle materie prime, invece a quanto pare siamo "in difficoltà". Che succederà nel 2016? Terzo campanello d’allarme, stavolta dalle pagine del filorenziano Corrierone. In un editoriale del sempre moderatissimo Massimo Franco, anche la disaffezione dell’elettorato piddino verso il premier-segretario registrata alle primarie del partito si spiega con i dati negativi dell’economia, visto che le previsioni di crescita per l’Italia quest’anno si avvicinano pericolosamente allo zero.
Insomma, gli elettori dem credono sempre meno nella narrazione positiva ed ottimistica del renzismo. Figuriamoci allora quegli elettori che del Pd non sono e non hanno neanche intenzione di diventarlo! La verità è che mentre l’Italia cresce dello zero virgola, la media Ue è al 2 per cento mentre Paesi come l’Irlanda corrono al 7 per cento. Noi siamo fermi, l’Europa si muove. Jobs Act e riforme economiche avrebbero dovuto cambiare il Paese ma la crescita ristagna.
Gli italiani continuano a sentire sulle proprie spalle il peso opprimente del fisco e il governo, avendo intrapreso la strada scellerata delle manovre in deficit, strada che non incoraggia la spesa produttiva, se mai solo quella elettorale, è destinato a far pagare più tasse ai contribuenti, visto che l’unico modo per abbassarle sarebbe avere una vera politica di sviluppo. I nodi vengono al pettine uno dopo l’altro: occupazione congelata, giovani dimenticati, Sud questo sconosciuto, debito pubblico insostenibile sul medio e lungo periodo come ci ricorda Bruxelles, eccetera eccetera. Suonano i campanelli d’allarme, i dati sono sotto gli occhi di tutti ma a non vederli è solo Renzi, che si ostina a rifugiarsi nel mito autoassolutorio dei "gufi".
