Il potere al popolo secondo Renzi
21 Maggio 2016
Restare seri non è possibile. Matteo Renzi, a Bergamo, dà l’avvio alla campagna per il referendum costituzionale, e ascoltandolo non si può trattenere il sorriso, con qualche picco di pura ilarità. Non sappiamo se le battute siano suggerite dallo strapagato Jim Messina, ieri spin doctor di Obama e Cameron, oggi del nostro premier, ma certo sono fantastiche.
Sentire Renzi sostenere che se non passa la riforma l’Italia sarà “il paradiso degli inciuci”, più che suscitare indignazione, fa scattare la risata: ma come, non è lo stesso Renzi che ha inciuciato prima con Berlusconi, poi con Verdini, disposto a fare accordi strumentali con chiunque, e vere alleanze con nessuno? Non è lo stesso che è sopravvissuto grazie alla politica dei due o più forni, lo stesso che diceva a Letta “stai sereno” mentre brigava (qualcuno direbbe inciuciava) per farlo fuori?
E poi vai con l’antipolitica, con l’accusa di poltronismo, ritrovando l’antica verve da rottamatore contro “le stesse facce” della vecchia politica… Peccato che la stabilità del suo governo si fondi sull’attenta distribuzione di poltrone, in primo luogo a Ncd, naturalmente. E che i verdiniani, preziosissimi supporter, soprattutto al senato, non siano certo volti nuovi, freschi di giovanile entusiasmo.
Ma di fronte a queste dichiarazioni, a parte l’ammirazione per la faccia di bronzo del nostro presidente del consiglio, possiamo limitarci a qualche sorrisetto agrodolce. Quando però parte il brano di Patti Smith, People have the power, non si può che sghignazzare. Ma come, proprio Patti Smith, storica icona del rock trasgressivo, quella che accusava Bush di aver scavalcato la Costituzione americana quando decise la guerra in Iraq?
Abbiamo come l’impressione che se la chiamassero a votare il referendum costituzionale in Italia, la signora non sarebbe così disponibile a girare per banchetti con Renzi. Piuttosto, visto il modo in cui il sindaco di Firenze è arrivato a Palazzo Chigi, Patti dedicherebbe proprio a lui la canzone sul popolo che decide, rinfacciandogli che gli italiani non hanno mai deciso di averlo come capo del governo. E spiegandogli che tutta la propaganda del mondo, la competenza professionale di Jim Messina, il controllo dei media, non è detto che bastino a convincere il popolo, quando finalmente può esprimersi.
