Va bene l’autocoscienza ma senza sconfinare nel surreale

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Va bene l’autocoscienza ma senza sconfinare nel surreale

20 Giugno 2016

Le riflessioni post-elettorali sono sempre anche sedute di autocoscienza: purché dall’autocoscienza non si passi ad aver bisogno di una terapia di gruppo.

Prendiamo il caso di Milano. Sulla carta, situazione perfetta: centrodestra unito, candidato civico di grande spessore, vento anti-renziano che soffia forte nel Paese.

Su cosa sia mancato per trasformare un risultato onorevolissimo in una vittoria, ciascuno può avere le sue opinioni e L’Occidentale non ha mancato di esprimere la propria.

L’importante è che nella ricerca del capro espiatorio non si sconfini nel surreale.

Oggi, ad esempio, autorevoli esponenti del centrodestra cui non fa difetto l’intelligenza hanno ipotizzato che a danneggiare Stefano Parisi sia stato l’allargamento della coalizione a Corrado Passera.

Di fronte a un candidato che ha vinto allargando la coalizione ai radicali, è insensato dare responsabilità all’unico che ha avuto la generosità di fare un passo indietro affinché il centrodestra potesse farne due avanti.