E’ l’uso politico dell’ambiente il vero disastro ambientale

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E’ l’uso politico dell’ambiente il vero disastro ambientale

13 Settembre 2007

Faremmo bene a premunirci per
quest’inverno! Freddo e buio sono alle porte. L’allarme energia viene direttamente
dall’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti. Sembra proprio che la
sicurezza del sistema energetico italiano sia peggiorata in questi ultimi due
anni, quando scoppiò la crisi dei rifornimenti del gas a causa del contenzioso
tra Russia e Ucraina. Ormai la preoccupazione è ampiamente condivisa anche da
esponenti illustri del Governo Prodi come il Ministro dello Sviluppo Economico
Pierluigi Bersani che non ha mai nascosto la fragilità del sistema imputandola
principalmente alla mancanza di investimenti ed infrastrutture.

Il J’accuse di Fulvio Conti si è indirizzato
principalmente verso il Ministro dell’Ambiente, colpevole di aver mal
interpretato ed usato lo strumento della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)
per bloccare alcuni siti di stoccaggio di gas in Italia. Nella sua
dichiarazione sembra chiaro l’intento di volere criticare la situazione
generale di paralisi del sistema infrastrutturale ed energetico italiano. Dietro
questa paralisi tutta italiana si nascondono i vari NO che non trovano altra
giustificazione se non quella dell’ideologia e del fine elettorale.

La sinistra
farebbe scomparire sotto l’acqua Venezia (No Mose), ci terrebbe lontani dal
progresso e dallo sviluppo europeo transalpino (No Tav) e relegherebbe la Sicilia in una condizione
di isola slegata dal Paese (No Ponte). Senza contare i vari rigassificatori
previsti e mai costruiti, ancor più necessari vista la sciagurata e
incomprensibile rinuncia al nucleare. Lo strumento della Valutazione
d’Impatto Ambientale (VIA) in mano al Ministro dell’Ambiente sembra, in tal
senso, ancor di più un’arma a doppio taglio per tutto il Paese.

La procedura di VIA nasce negli Stati Uniti nel 1969 (National Environment Policy Act), con
l’obiettivo di definire criteri in grado di fornire un giudizio di
accettabilità sociale ed ambientale di un’opera. Tale disciplina si fonda sul
nobile principio dell’azione preventiva, in base alla quale la migliore
politica consiste nell’evitare fin dall’inizio l’inquinamento e le altre
perturbazioni anziché combatterne successivamente gli effetti. Ma naturalmente
in Italia la sua applicazione è stata totalmente mal interpretata e peggio, usata
per fini e scopi politico-elettorali. Il suo utilizzo, infatti, si è tradotto
in una legittimazione ai tanti NO del popolo verde che grazie alla VIA ha
potuto legittimare e giustificare il blocco a tutta una serie di infrastrutture
strategiche necessarie per lo sviluppo e l’ammodernamento del nostro Paese.

Ad analizzare le proteste delle
comunità locali, spalleggiate e dirette da sapienti burattinai politici, si
vede come queste si basino su slogan privi di fondamento sul piano tecnico, ambientale,
socioeconomico e finanziario.Uno strumento così incisivo,
com’è la VIA, dovrebbe
essere riveduto e corretto urgentemente.

Per prima cosa andrebbe
svincolato dal rischio di un suo uso politicizzato da parte di questo o quel
Ministro. Per far questo potrebbe essere costituita una Commissione Via,
composta esclusivamente da tecnici e non da inutili politicanti, alle dirette
dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri e non di un singolo
Ministero. Andrebbe poi rivisto il contenuto
stesso della procedura di VIA. La valutazione di un progetto dovrebbe basarsi su
un esame globale, tenendo equamente conto degli interessi ambientali così come
degli interessi economici e strategici del Paese.

Di fronte al catastrofismo
ideologico degli ambientalisti italiani, verdi di fuori ma rossi dentro come i
cocomeri, è necessario reagire se vogliamo che finisca questo coma farmacologico
in cui questo Governo vorrebbe relegare il nostro Paese.