“Confini”: sugli scaffali un saggio controcorrente, che ci ricorda l’importanza del Limes
07 Febbraio 2020
Viviamo nell’epoca dello sconfinamento e della dismisura. Se ne era accorto Olivier Rey, che al tema aveva dedicato un profondissimo saggio, capace di riassumere tutte le più evidenti manifestazione di questa tendenza al superamento dei limiti. Ci ha riprovato – in una diversa prospettiva – il giovane Fausto Andrea Marconi, che propone un lavoro coraggioso e “politicamente scorretto”, edito da “Passaggio al Bosco” e collocabile nel campo identitario.
Ha ancora senso, al tempo dello sradicamento globale, rimarcare l’importanza dei confini? La risposta è fin troppo scontata: le Comunità – nelle loro emanazioni popolari, nazionali o statuali – esistono in virtù di un centro che si pone in rapporto con una circonferenza, la quale esiste per rimarcare una diversità ed una alterità, tracciando una linea di demarcazione tra un Noi e un Loro.
Il mondo globale – con il suo soft power cosmopolita e livellatore – tende ad imporre una reductio ad unum dell’esistente: è il progetto mondialista della “società aperta”, dove le specificità sono soffocate nel mare magnum dell’indistinto e del ripetibile. In tal senso, il confine rappresenta un argine simbolico e fisico al “villaggio globale”, ribadendo l’esistenza di entità reali, fondate sulla permanenza di una sovranità e di un retaggio, in ordine con una storia, una cultura e una tradizione. Un riferimento assai attuale, sopratutto alla luce della fatale esposizione europea ai flussi migratori: i rischi insiti nell’ibridazione forzata – ampiamente dimostrati dalle ataviche instabilità delle società multietniche – saranno il banco di prova del prossimo decennio, che dovrà misurarsi con lo strapotere della finanza apolide e con il primato di un mercato che tenderà a trasferire nel campo umano quella mobilità perpetua che ha già imposto alle merci.
Ma l’autore va oltre, tracciando una vera e propria “storia del confine”: dalle prime forme di vita stanziale alle prime narrazioni del Mito; dalla costruzione dell’Urbe al Limes romano; dalle prospettive imperiali ai castelli del Medio Evo; dalla muraglia cinese alle Città-Stato di ogni epoca; dalla “cortina di ferro” alle recenti barriere anti-migratorie. i corsi e i ricorsi dell’umanità – da Roma a Schengen – sono passati in rassegna con l’appassionante scorrevolezza di un viaggio nella storia.
Il messaggio conclusivo, infine, è attuale e profondo allo stesso tempo, sublimando le funzioni orizzontali e verticali del Confine: importante – senza dubbio – è la sua capacità di tenuta rispetto alla disgregazione delle pratiche “no borders”; essenziale – però – resta la sua interpretazione interiore, da intendersi nella più profonda volontà di mantenere intatta quella “cittadella dell’anima” che rappresenta il metro e la misura di ogni Civiltà. Un richiamo a quell’Ordine – più alto e più nobile – che si impone quale linea di vetta spirituale e sacrale di una degna esistenza.
Un testo prezioso, che tratta un tema totale e complesso con la semplicità e la chiarezza di chi conosce la Via da percorrere: una riflessione – dunque – ma anche un monito alla tutela delle nostre identità. Tutte, ma ciascuna nel suo spazio. Solo così – nel rispetto delle differenze, degli equilibri e delle specificità – sarà possibile arginare il dilagare del caos.
