Il dramma delle Foibe e la paura della storia

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Il dramma delle Foibe e la paura della storia

11 Febbraio 2020

Il 10 febbraio l’Italia intera celebra il dramma delle foibe, il genocidio etnico di cui furono vittime gli italiani nei territori di confine con la Jugoslavia negli anni terribili che seguirono il crollo dell’Italia dopo il ’43 e la fine della guerra. Una pulizia etnica voluta e preparata dai partigiani comunisti del Maresciallo Tito, e troppo spesso etichettata da una storiografia compiacente come reazione all’occupazione Italiana e fascista, una sintesi falsa, ma ancora oggi purtroppo viva in alcuni ambienti restii ad ammettere le reale natura di un massacro compiuto non contro un nemico ideologico, ma contro semplici innocenti, la cui unica colpa fu semplicemente quella di essere italiani. Non vi è certo da andarne fieri se oggi, a distanza di decenni, questa ricorrenza, che dovrebbe unire un’intera nazione, solleva cosi tante polemiche da parte di un mondo, quello ex comunista che non riesce a fare i conti con la propria storia e parla falsamente di “fascismo di confine”. Le vittime non avevano colore politico; donne, bambini, medici, sacerdoti, carabinieri, funzionari, antifascisti: furono tutti accomunati dalla stessa sorte, dallo stesso male, l’odio razziale, e tutti perirono per una pulizia etnica voluta dai partigiani comunisti titini e negata dai comunisti italiani fino al 2005- e in alcuni casi ancora oggi- allorquando fu indetta la giornata del ricordo.

Il dramma di coloro che al contrario riuscirono a salvarsi – i protagonisti dell’esodo giuliano-dalmata – prese la piega e i tratti dell’infamia e della vergogna. Si pensi alla sorte toccata agli esuli respinti dai militanti del PCI e della CGIL a suon di sputi sui binari della Stazione di Bologna, perché fuggivano dal “paradiso comunista”. Sono tanti gli episodi che nel corso del tempo si sono verificati e che lasciano molto materiale alla riflessine, come ultimi in ordine cronologico sono stati gli episodi vandalici ai danni delle lapidi e delle targhe in ricordo prorio delle vittime. Purtroppo l’Italia vive di un morbo perenne, per colpa anche di un certo mondo politico-culturale: non riesce a fare i conti con il prorio passato, non fa pace con i suoi fantasmi, e gli spettri tormentano questa nazione. Non c’è ricorrenza, o momento in cui l’eterna danza delle polemiche non riprenda il suo ritmo serrato, in cui al tricolore che unisce o dovrebbe unire tutti, non si prediliga la propria casacca “partigiana” e invece delle riflessioni si inneschi un odioso e oramai trito e ritrito coro da stadio.