Se il politicamente corretto prova a intestarsi pure Tolkien

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Se il politicamente corretto prova a intestarsi pure Tolkien

30 Giugno 2021

Di recente la Tolkien Society ha annunciato gli speakers dei Tolkien Society Seminar del 3-4 luglio. La tendenza che avevamo già riscontrato ad allontanarsi dai testi tolkieniani e ad interessarsi di problematiche più “attuali” l’abbiamo purtroppo vista confermata (vedi qui https://tolkienitalia.net/?p=3241). Veniamo ai fatti, che la Società Tolkieniana Inglese racconta qui https://www.tolkiensociety.org/2021/06/seminarspeakers-announced-tolkien-and-diversity/. Cito dal loro articolo: “Questo seminar punta ad esplorare le molte possibili applicazioni della “diversità” entro le opere di Tolkien, i suoi adattamenti e il suo pubblico di lettori”. Ritengo che sia questa la frase chiave della proposta della Tolkien Society che va attentamente analizzata e compresa.

La questione della diversità è certamente un tema imprescindibile se si vogliono capire gli scritti tolkieniani. Qualche esempio sarà sufficiente. Il padre di Thorin Scudodiquercia, Thrain, aveva messo insieme anche lui una compagnia per riprendersi la Montagna Solitaria, ma privo della guida di Gandalf e di uno come Bilbo fallì. La Compagnia dell’Anello, i Nove Compagni provenienti tutti da luoghi diversi della Terra di Mezzo, hobbit compresi perché non ve n’era uno uguale all’altro, si oppongono ai Nove Cavalieri Neri, ciascuno espressione dell’unica volontà di Sauron.

Nelle Lettere, Tolkien scrive che uno dei temi portanti, anzi, il tema portante è quello della Morte. Non sarebbe tale se non sussistesse una diversità tra Elfi e Uomini. Sono due stirpi di cui la prima è destinata a non lasciare mai il mondo e, secondo le sue tradizioni sapienziali, a morire quando esso finirà. La seconda, invece, deve lasciarlo ben prima di quando vorrebbe e senza potervi ritornare. Pensiamo anche all’ingresso di Gimli e Legolas a Minas Tirith, dove Tolkien scrive: “L’Elfo e il Nano entrarono insieme a Minas Tirith, e coloro che li vedevano si stupirono alla vista di simili compagni” (Il Signore degli Anelli, dal Capitolo IX, “L’ultima discussione”).

Potrei andare avanti per pagine e pagine riportando esempi su quanto questo tema della diversità innervi tutto il legendarium di Tolkien, per non parlare delle opere brevi (mi ripugna chiamarle “minori”) come Il Fabbro di Wootoon Major, Foglia di Niggle od altre ancora. Inoltre, ampliare lo sguardo agli adattamenti e al pubblico dei lettori è una proposta che non può che entusiasmare.

Se fosse questo il significato che la Tolkien Society dà alla parola “diversità”.

Sempre nel succitato annuncio, la Tolkien Society dice di essersi ispirata ai dibattiti in merito alla serie tv Amazon sul Signore degli Anelli, che ha lavorato per costruire un cast aperto ed in grado di rappresentare le diverse etnie del nostro pianeta, nonché, altro annuncio che all’epoca ed ancora oggi fa “interrogare”, per usare un eufemismo, gli appassionati: la comparsa di scene di nudo nella serie, cosa su cui ho già scritto e detto la mia qui https://tolkienitalia.net/?p=3197. Insomma, la Tolkien Society appare più interessata ad applicare questo concetto di “diversità” a Tolkien, quello che avrà l’adattamento di Amazon, che non esplorare la definizione tolkieniana.

Non solo: tra le relazioni spiccano titoli quali “Cordeliah Logsdon – Gondor in Transition: A Brief Introduction to Transgender Realities in The Lord of the Rings”, oppure “Danna Petersen-Deeprose – “Something Mighty Queer”: Destabilizing Cishetero Amatonormativity in the Works of Tolkien”, o “Christopher Vaccaro – Pardoning Saruman?: The Queer in Tolkien’s The Lord of the Rings” (queer è qui inteso non in senso di strano, ma di “sessualmente differente”, “non eterosessuale”). Ciascuno potrà leggersi i titoli da solo.Quello che emerge è un forte interesse della principale e più prestigiosa Società Tolkieniana al mondo per temi di attualità politica e sociale. In tanti sui social hanno espresso il loro dissenso in modo anche piuttosto colorito.

L’intento non nascosto della Tolkien Society è quello di rileggere Tolkien alla luce del cambiamento di epoca che stiamo vivendo, che comprende, ad esempio, la rivoluzione sessuale, il gender, l’ecologismo e l’antirazzismo, i quali danno delle definizioni di “diversità”, “ambiente” e “razza” che non erano di Tolkien. Il motivo molto semplice: egli è morto cinquanta anni fa, non poteva conoscere il nostro modo di pensare e di conseguenza il suo non poteva che essere diverso e non condividere il nostro. Gli studiosi dovrebbero tentare di capire il pensiero di un autore, non prendere il proprio e usarlo per rileggere un qualsiasi testo in modo del tutto soggettivo e arbitrario sostenendo che questo è studio accademico.

Will Sherwood ha sostenuto l’iniziativa dell’associazione cui contribuisce come membro del Consiglio Direttivo dicendo che essa si basa sui libri della History of Middle-earth, i dodici volumi di inediti di Tolkien relativi alla Terra di Mezzo pubblicati dal figlio Christopher Tolkien, deceduto lo scorso anno. Nonostante i testi da lui citati, io sono stato del tutto incapace di capire cosa, ad esempio, l’Athrabeth Finrod ah Andreth c’entri con i temi di attualità proposti. Ivi il tema è quello della Morte, la quale, essendo frutto del peccato e del male, potrà essere sconfitta solo tramite una radicale guarigione di Arda, che potrà essere operata esclusivamente tramite un’Incarnazione nella razza umana dell’Uno. Seguendo la proposta della Tolkien Society, un testo che parla dell’Incarnazione di Dio, e che quindi è in teoria un trattato cristologico ambientato e discusso col metodo della ragione naturale in epoca precristiana (nulla di più affascinante, tanto per un credente che per un ateo, io credo!), diverrebbe utile a spiegare, ad esempio, la presenza di personaggi rappresentanti la rivoluzione sessuale nelle opere di Tolkien perché molto probabilmente ne vedremo nella serie tv Amazon.

Ne deriva che la risposta del gruppo tolkieniani di cui faccio parte, i Tolkieniani Italiani, alla Tolkien Society non potrà che essere equivalente a quella data al progetto della nuova traduzione di Fatica in Italia (di cui parlo qui https://tolkienitalia.net/?p=3136): informazione, diffusione, studio, pubblicazioni. Insomma, la costruzione di un progetto alternativo cui aderire liberamente. Il nostro recente Call for Papers su “Tolkien traduttore” (https://tolkienitalia.net/?page_id=3927) è la migliore esemplificazione del nostro programma e del nostro metodo di lavoro per una internazionalizzazione della nostra esperienza di comunione fraterna e di amicizia sincera nella verità dei testi tolkieniani.

Ringrazio Tolkien Italia per avermi concesso di pubblicare qui il mio articolo, rimandando a quello sul sito originale: https://tolkienitalia.net/?p=4246