Se la nuova guerra fredda riporta l’America alle origini (di M. Srour)

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Se la nuova guerra fredda riporta l’America alle origini (di M. Srour)

02 Luglio 2021

Lo scenario internazionale negli ultimi mesi è stato ricco di eventi molto importanti per lo sviluppo futuro delle relazioni internazionali e per gli equilibri mondiali: l’elezione di Joe Biden a presidente degli Stati Uniti d’America, le elezioni iraniane e l’arrivo di un conservatore, Raisi, al posto del moderato Rohani a capo della diplomazia persiana, gli incontri ripetuti tra il presidente cinese e quello russo, il  susseguirsi di  diversi vertici tra paesi occidentali per definire una chiara strategia di contrasto all’ascesa inarrestabile del drago cinese.

L’arrivo di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti d’America ha cambiato radicalmente il corso della politica estera americana, dall’“America First” del suo predecessore Donald Trump al multilateralismo di oggi. Biden è fermamente convinto che l’America, da sola, non può vincere le rivalità economiche con la Cina e l’aggressività manifesta del presidente russo Putin.

Joe Biden non predilige i colpi di teatro, lavora in silenzio e con determinazione per riportare la politica estera americana nel suo alveo naturale, conosce bene le regole del gioco e sa quanto sia importante avere alleati fidati sui diversi scacchieri mondiali. Pertanto non può essere casuale che la sua prima uscita fuori dai confini nazionali sia stata in Europa, per sottolineare la priorità assoluta dell’alleanza atlantica per gli USA, dopo anni di marginalizzazione e isolamento prodotti dalla politica isolazionista del presidente  Trump.

In occasione della sua prima uscita Joe Biden è andato oltre e ha voluto sottoscrivere una nuova carta atlantica con Boris Jonson, paragonabile, con le dovute proporzioni, solo al patto firmato nell’agosto del 1941 a bordo della nave da guerra Prince of Wales da Franklin Roosvelt e Winston Churchill. In questo modo ha voluto sottolineare senza equivoci la particolarità e la solidità del legame che unisce gli USA all’altra sponda dell’Atlantico, cioè  all’Europa, e a nostro parere l’invito ha avuto successo.

Un altro segnale importante del nuovo corso della politica estera americana lo ha dato invitando India, Corea del Sud, Australia e Sud Africa a presenziare, seppure a distanza, al vertice dei G7 tenutosi in Inghilterra. Quella di Biden è stata una scelta ragionata, frutto dell’esperienza e della lunga storia politica dell’uomo, scelta funzionale al tema di discussione del vertice delle maggiori potenze economiche dell’occidente, ossia il tema delle rivalità economiche e commerciali con la Cina Popolare di Xi Jinping.  Biden è giustamente consapevole che l’America, per vincere la sua guerra commerciale contro la Cina e la sua inarrestabile espansione, ha bisogno di una larga alleanza, che va oltre il patto atlantico.

La strategia espansiva di Xi Jinping si basa sulla cosiddetta “cintura economica della via della seta”,  cioè la realizzazione di due corridoi commerciali: il primo che collega la Cina all’Europa passando per l’Asia centrale e il secondo, marittimo, che unisce la Cina meridionale all’Africa.  Un’opera da migliaia di miliardi di dollari di investimenti che la Cina ha cominciato a spendere nonostante la pandemia di Covid-19.

Negli ultimi anni la Cina ha sottoscritto contratti per diverse migliaia di miliardi di dollari con molti paesi strategici del Medio Oriente, dell’Asia Centrale, dell’Africa e della stessa Europa. Possiamo citare, solo a titolo di esempio, gli accordi sottoscritti con l’Egitto per la realizzazione di opere strategiche (porti, reti,  infrastrutturali) e l’accordo strategico venticinquennale con l’Iran, che non si limita agli aspetti economici, ma tocca anche la cooperazione in diversi altri settori, non ultimo la sicurezza.

In Cornovaglia, nel sud dell’Inghilterra, Biden ha lanciato la sua strategia anti-Cina, ha proposto e ottenuto l’istituzione di un fondo mondiale per  il potenziamento delle rete infrastrutturali nei paesi poveri, per favorire uno sviluppo tecnologico verde e per l’incentivazione dell’utilizzo delle fonti rinnovabili. Insomma, una sorta di “ via della seta” in salsa occidentale, in risposta alla  strategia di Xi Jinping e alla sua “cintura economica della via della seta” cinese.

Siamo solo agli inizi di uno scontro geopolitico e geoeconomico durissimo, che prelude ad una nuova guerra fredda. Può l’occidente recuperare il tempo perduto e vincere questo scontro nonostante le divisioni al suo interno? Il dubbio è più che mai legittimo. Biden e la nuova amministrazione americana hanno ben compreso l’esatta portata di questo scontro, perciò cercano di costruire solide alleanze basate sull’interesse dei singoli paesi, alleanze che vanno oltre gli schemi convenzionali. Il coinvolgimento, oltre che dell’Europa e dei paesi strategicamente importanti come l’India, il Sud Africa e l’Australia, di quelli del Medio Oriente allargato e del  Sud del Pacifico è fondamentale per vincere questa competizione, che ha l’aria di essere uno scontro all’ultimo sangue.

Un ultima osservazione: teniamo gli occhi aperti su quello che avviene e può avvenire  ai nostri confini sud e sud orientali. Evitiamo di commettere gli errori del passato, per non rischiare di vincere una  battaglia e perdere la guerra.