Coronavirus, ecco perché lo Stato assistenziale non funziona più. Serve benzina nel motore delle imprese
07 Aprile 2020
Per far fronte all’emergenza Coronavirus, il governo italiano ha dato vita ad una serie di misure economiche che dovrebbero risollevare sia le imprese che i singoli professionisti. Senza scendere nello specifico, basti ricordare che proprio in questa sede abbiamo ribadito la necessità che i provvedimenti futuri – sempre di taglio economico – dovranno essere il più possibile dettagliati ed indicare quindi quali tipologie di aziende dovranno riaprire nei prossimi mesi e in quali zone del Paese, oltre a sottolineare il numero di lavoratori che da tale ripresa saranno coinvolti. Non è roba da poco, se si pensa al fatto che fino ad ora il governo ha emesso misure un po’ vaghe, alle volte lasciando margine interpretativo, cosa che non può assolutamente accadere in ambito economico.
Ma siamo certi che delle misure governative – si prenda ad esempio il bonus da 600 euro per partite Iva e liberi professionisti – ne godrà chi merita e non accadrà invece come avvenuto già con il reddito di cittadinanza, per cui a beneficiare del provvedimento saranno anche persone senza meriti e titoli?
Staremo a vedere. Nel frattempo, il reddito di emergenza, nato in questo stato di pandemia, è una realtà sempre più tangibile e ci rimanda una fotografia dello Stato assistenziale che si pensava superata da tempo. Di uno Stato cioè che interviene pesantemente in materia economica, allentando i cordoni della spesa pubblica. Certo – si dirà – è l’unica strada percorribile in un periodo straordinario come quello attuale. Tuttavia, alcuni esempi virtuosi ci sono. Eccone uno.
La nota azienda Ferrero, conosciuta nel mondo per le sue cioccolate e creme spalmabili, ha deciso di premiare i dipendenti che hanno lavorato anche nel periodo compreso fra il 16 marzo e il 24 aprile con un aumento in busta paga che arriva fino a 750 euro lordi. Si tratta di un incentivo a rimanere sul proprio posto di lavoro, che scoraggia quanti invece vogliono abbandonare la nave durante la tempesta.
Ecco, sarebbe agevole che lo Stato favorisse imprese di questo tipo, aiutandole nel loro encomiabile operato; le mancette pubbliche infatti possono andar bene nel breve o brevissimo periodo, ma non garantiscono stabilità all’economia perché pur sempre di mancette si tratta.
Se proprio si devono allentare i cordoni della spesa pubblica, allora lo si faccia per chi veramente merita e non a pioggia. Sperperare denaro non serve, soprattutto in questa fase.
Si prenda esempio dal caso Ferrero per generare politiche pubbliche virtuose e degne di questo nome.
