Iran: è ora di un intervento militare?
29 Febbraio 2008
di Redazione
Intervista di Andrea Holzer a Daniel Diker, Danielle Pletka, Michael A. Ledeen e Paolo Casaca
Stando al discusso report del National Intelligence Estimate (NIE) americano dello scorso anno riguardo alla questione nucleare iraniana: “…Nell’autunno del 2003, Teheran ha bloccato il suo programma d’armamento nucleare”. Come sottolineato da Henry Kissinger sul Washington Post, però, l’unica attività che fu veramente bloccata era la costruzione di testate nucleari e cioè la costruzione di missili che dovrebbero contenere l’uranio altamente arricchito necessario e sufficiente per una bomba atomica. Non solo. Il NIE stimava che l’Iran non dovrebbe essere considerato una minaccia credibile, almeno fino al 2015 a causa della mancanza di tecnologia necessaria a produrre l’uranio arricchito.
Il recente esperimento/simulazione portato avanti dal Joint Research Commitee of the European Union, invece, ha rovesciato la teoria del NIE attraverso una serie di esperimenti di nuova concezione basati sul “Theoretical Centrifuge and Cascade Simulator” (TCCS) utile per calcolare la capacità di arricchimento dell’uranio per mezzo di centrifughe come quelle della centrale Nucleare di Natanz, per esempio.
Come si legge nel documento messoci a disposizione da Berta Duane del JRC: “Il TCCS è stato sviluppato per simulare il funzionamento delle centrali a gas per l’arricchimento dell’uranio. I risultanti di questi esperimenti sono utilizzati per questioni di sicurezza all’interno di questi luoghi. Il TCCS prevede due moduli: il primo utilizza dati ingegneristici (il diametro della centrifuga e il materiale del rotore, che è un componente della centrifuga stessa) per determinare il migliore settaggio possibile della centrifuga (la posizione del feed point, il regime di circolazione interno, il fattore totale di separazione). Il secondo modulo poi determina la migliore configurazione a cascata per un dato numero di centrifughe a disposizione.
Gli scienziati del JRC – prendendo in considerazione la centrale nucleare di Natanz – sono stati in grado di determinare che, nella “peggiore” delle ipotesi, l’Iran dovrebbe avere abbastanza uranio arricchito per produrre una testata nucleare per la fine del 2010. Anche considerando il fatto che – stando a notizie recenti – il regime di Teheran potrebbe presto cambiare le attuali centrali in alluminio con le nuove in fibra di carbonio, un passaggio che dovrebbe aumentare la capacità di arricchimento dell’uranio e contemporaneamente diminuire i tempi di produzione.
In merito alla questione abbiamo interpellato quattro esperti di questioni mediorientali: Daniel Diker, analista politico del JCPA, Danielle Pletka, esperta di proliferazione nucleare dell’American Enterprise Institute, Michael Ledeen, professore dell’AEI, e Paolo Casaca, membro del Parlamento Europeo.
Al cospetto della minaccia rappresentata dall’Iran la comunità internazionale sta usando “spaventapasseri” come le sanzioni Onu e l’AIEA, si tratta di una reazione adeguata?
Danielle Pletka: La comunità internazionale ha l’obbligo di fare tutto quello che è in suo potere per assicurare l’efficacia del regime delle sanzioni in modo da massimizzare l’impatto che queste hanno sull’Iran. Infatti se il regime delle sanzioni rimanesse debole o venisse osteggiato da nazioni importanti come la Russia e la Cina, questo aumenterebbe in maniera significativa le probabilità che un opzione militare divenga l’ultima opzione disponibile per coloro i quali non tollerano l’eventualità che un’arma nucleare cada nella mani del regime iraniano
Michael Ledeen: Non abbastanza. La minaccia più grande che proviene dall’Iran si chiama terrorismo, di cui i Mullahs sono i più grandi fautori, e questo problema non è stato per niente preso in considerazione. Se l’Iran avesse avuto un governo liberamente eletto sarebbe molto probabilmente pro-occidentale e “civilizzato”, nel senso di voler convivere in pace con i suoi vicini. Quello dovrebbe essere l’obbiettivo della politica Occidentale.
Paolo Casaca: Un sistema di sanzioni internazionale accoppiato ad un’attiva supervisione della AIEA mi sembra uno strumento importante per opporsi a colori i quali vogliono entrare in possesso di armi nucleare. Comunque penso che prima di discutere la strategia per affrontare il problema sia opportuno descriverne i contorni.
L’Iran ha lavorato in maniera consistente ad un programma nucleare la cui ragion d’essere non può ritenersi diversa dal conseguimento di un ordigno atomico.
È questo infatti uno degli elementi cruciali del problema, solo che se non aggiungiamo altri tre elementi no saremo mai in grado di capire perché la questione è diventate così importante a livello mondiale.
Il primo elemento da tenere in considerazione riguarda il fanatismo ideologico del regime ed il suo appoggio e le sue lodi agli attentatori suicidi. L’Iran è l’unica nazione al mondo che si fa vanto di possedere un esercito fatto di uomini pronti a commettere azioni terroriste suicide. L’Iran è anche l’unica nazione ad aver impiegato migliaia, forse decine di migliaia, dei suoi bambini come carne da macello nella sua guerra “per conquistare Qods via Karbala”. L’Iran è l’unica nazione in cui l’ex-presidente ha dichiarato che soffrire la perdita di tre o quattro milioni dei suoi cittadini non significherebbe la annichilazione della sua nazione ma la fine dello Stato di Israele.
Il secondo elemento riguarda l’ideologia espansionista e la politica del regime iraniano. L’Iran è attivamente impegnato a trasformarsi nel dominatore del Medio Oriente,per prima cosa facendo diventare satelliti l’Iraq, la Siria, il Libano e gli Stati del Golfo.
Come terzo elemento, l’Iran, anche se rozzamente governato, rappresenta da molti punti di vista una nazione abbastanza sviluppata che può fare la differenza a livello mondiale.
Esiste un rischio tangibile di collaborazione tra la Corea del Nord, la Russia, l’Iran e la Siria sulla questione nucleare? Il Knesset e il Mossad(servizi segreti israeliani) hanno recentemente scoperto le prove della presenza di esperti sul nucleare in Siria, mentre la cooperazione tra Putin e Ahmadinejad e nota a tutti…
Daniel Diker: Israele si è sempre preoccupato dei rapporti tra la Siria e la Corea del Nord e del materiale nucleare. Ci sono sospetti fondati sul fatto che la Corea del Nord sta mandando materiale nucleare alla Siria per fare in modo di avanzare lo sviluppo tecnologico in campo atomico. In Israele si sa anche che la Siria è il destinatario principale di missili biochimici nel Medio Oriente. C’è anche una forte preoccupazione riguardo al coinvolgimento della Russia nel rifornire alla Siria sistemi missilistici di fascia alta, incluse le postazioni anti-aree che sono state scardinate dall’alleanza occidentale il 6 settembre 2007. L’ex ambasciatore Usa all’Onu, John Bolton, ci ha detto che crede che l’Iran a e la Corea del Nord sono direttamente impegnate nello sviluppo del programma nucleare siriano.
D. P.: Storicamente le nazioni poco oneste hanno lavorato all’unisono e si sono scambiate tecnologie e materiali riguardanti progetti per armi di distruzione di massa. Il progetto A. Q. Khan è un buon esempio di reti che attirano insieme i fautori della proliferazione nucleare. Il fatto che la Corea del Nord ha lavorato insieme ad una varietà di nazioni su questioni missilistiche è ben noto, e probabilmente questa nazione ha anche contribuito a creare un know how sul nucleare che prima non esisteva. L’accusa qui posta è plausibile, anche se devo ammettere che esistono prove molto meno concrete sul fatto che la Russia stia aiutando l’Iran con le armi di distruzione di massa.
M. L.: Certamente. Ho scritto delle relazioni con la Corea del Nord per anni e il “rapporto russo” è di dominio pubblico.
P.C.%3A Il tassello più difficile da sistemare in questo puzzle riguarda proprio la politica russa. Con riguardo alla Cina –senza l’autorizzazione della quale non credo che la Corea del Nord si imbarchi nel progetto nucleare iraniano – probabilmente pensa che le risultanti che scaturirebbero dalla distruzione degli interessi occidentali sopravanzino il rischio di alimentare un centro di fanatismo musulmano ai suoi confini.
Riguardo alla Russia, probabilmente qualcuno sta facendo lo stesso tipo di considerazioni, ma sarebbe masochista per gli interessi immediati della Russia, non credo che Mosca coprirà ripetutamente i piani iraniani.
Per quanto riguarda la Siria non credo che disponga di uno spazio di manovra sufficiente a sviluppare una politica indipendente riguardo l’Iran.
Il ruolo di Israele in tutto questo non dovrebbe essere più centrale, secondo voi? Specialmente considerando le minacce reiterate dirette verso lo Stato Ebraico e provenienti (non solamente) da Nasrallah e Ahmadinejad?
P.C.:Il ruolo di Israele è stato centrale, anche se forse un può troppo ritardato come impegno. Ad oggi sembra che Israele abbia recepito il messaggio meglio di chiunque altro (d’altronde con i chiari messaggi che manda Ahmadinejad sarebbe stato difficile il contrario) gli israeliani stanno facendo quello che possono per far capire al mondo che la fine di Israele significherebbe l’inizio della fine della nostra civilizzazione.
D.P.: Israele dovrebbe fare quello che I suoi leader ritengono necessario alfine di assicurare la sicurezza nazionale. Che Israele abbia la capacità necessarie a neutralizzare il programma nucleare iraniano senza che ci siano ripercussioni negative considerevoli, o meno è una questione molto importante alla quale per il momento non si possono dare risposte soddisfacenti.
Che cosa dovrebbero fare gli Usa e l’Unione Europea per risolvere il problema? Un approccio alla Podhoretz (The Case for Bombing Iran) sarebbe auspicabile?
D.D.: Credo che un approccio alla Podhoretz sia auspicabile nel caso in cui non si riuscisse ad isolare completamente l’Iran. Questo significa che gli Usa dovrebbero guidare l’alleanza occidentale imponendo un embargo completo di beni, servizi, e materiali verso l’Iran. Il completo e totale isolamento dell’Iran. Se questo non riuscisse, allora un aggressione militare sarebbe inevitabile. Il candidato repubblicano per le presidenziali americane, John McCain ha detto che l’unica cosa peggiore di un bombardamento dell’Iran consisterebbe nel ritorvarsi con il governo di Teheran in possesso di capacità nucleari. Gli Usa dovrebbero coinvolgere l’Europa in un completo embargo nei confronti dell’Iran ma se questa opzione dovesse fallire, muoversi verso l’opzione militare. Il mondo islamico apprezza gli Usa quando questi utilizzano tutte le loro forze non quando mostrano le loro debolezze come nel caso del National Intelligence Estimate.
D.P.: Bombardare l’Iran è una scelta decisamente poco auspicabile, e comunque non si tratterebbe di un mortale. L’unica risposta soddisfacente a lungo termine sarebbe la rimozione del regime attualmente al potere; Comunque non ci sono stati progressi significativi in tal senso e rischiamo di ritrovarci con la scottante domanda su che cosa fare riguardo alla bomba atomica iraniana prima di assistere ad una rivoluzione a Teheran. Gli attacchi militari potrebbero essere l’unica opzione possibile ad un certo punto, ma non saranno mai una scelta perfetta e nemmeno soddisfacente a lungo termine.
M.L.: Penso che un’azione militare contro l’Iran sia altamente indesiderabile. Un cambio di regime, per mezzo del supporto politico delle organizzazioni pro-democratiche iraniane sarebbe molto meglio.
P.C.: Non credo nella Guerra come scenario immediate, però le cose potrebbero prendere quella piega con degli esiti non prevedibili. Prima però che si arrivi al conflitto ce una pletora di altre cose che dovrebbero essere portate a compimento e cioè:
1. Dare potere agli iraniani in modi diversi (società civile, guerra culturale ed ideologica, impegni chiari e precisi) per esempio togliendo dalle liste dei terroristi le principali organizzazioni dell’opposizione iraniana. Se si esclude da quella lista l’enorme ma largamente inorganica opposizione dalla società civile, i movimenti d’opposizione minori – importanti ma non sufficientemente grandi se presi da soli – e una pletora delle così dette organizzazioni “riformiste” che non formano una vera e propria opposizione, l’unico gruppo d’opposizione nazionale significativo e il PMOI (People’s Mujahedin of Iran –Mujahedin popolari iraniani una organizzazione che si batte per il rovesciamento dell’odierno regime, ndr). Tra le altre cose credo proprio che le accuse di terrorismo che vengono rivolte contro il PMOI siano infondate.
Questo ovviamente non significa che l’Occidente dovrebbe lasciare che il PMOI pianifichi operazioni militari fuori dal suo stesso territorio o che addirittura usi questa organizzazione come un’arma in un eventuale guerra contro l’Iran (anche se credo che una cosa del genere sia più intelligente di un bombardamento). Lasciare che un gruppo armato sviluppi attività di guerriglia fuori dal suo territorio è il primo passo verso la guerra.
Dovremmo solamente lasciare che gli iraniani facciano quello che ritengono più opportune, e questo per me significa togliere al PMOI l’etichetta di gruppo terrorista.
2. Isolare l’Iran dal resto del mondo e specialmente dalla regione mediorientale. È incredibile che gli Usa ed i loro più stretti alleati abbiano iniziato una guerra solo per insediare quelli che adesso sono gli strumenti del potere. Questa è una situazione che non può continuare.
L’Iraq è l’esempio più ovvio ma una politica credibile di confronto con Teheran dovrebbe essere sviluppata in Medio Oriente nel suo insieme, e chiaramente, anche attraverso il resto del mondo.
Non sarebbe ora che il capo dell’AIEA, Mohmmed El-Baradei rassegnasse le sue dimissioni, visti i risultati della sua attività?
D.D.:Sì, ElBaradei dovrebbe dimettersi e al posto suo dovrebbero eleggere gente tipo Berlusconi, Aznar, la Merkel, Sarkozy o il presidente della Georgia.
D.P.: El-Baradei avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni già molto tempo fa.
M.L.: L’ora delle sue dimissioni è già scaduta da tempo.
P.C.: Il Signor ElBaradei non è stato certo molto d’aiuto. Però c’è da dire che gli autori del NIE hanno fatto anche peggio di quello che ElBaradei è stato capace di fare negli ultimi cinque anni. Se dovessi stabilire le priorità su chi cacciare per primo, credo che gli Usa (per non parlare dell’Unione Europea e in particolare il Regno Unito) siano un terreno più fertile della AIEA.
