La Merkel gira a sinistra: no a nuove truppe in Afghanistan
04 Febbraio 2008
La richiesta USA
di rivedere i caveat per il
contingente tedesco in Afghanistan è sacrosanta. Ma è arrivata al momento
sbagliato e con i toni peggiori che si potessero scegliere. Il ministro
americano alla difesa, Bob Gates, ha richiesto al governo tedesco di alzare il
tono della missione in Afghanistan, e di mandare nel sud del Paese truppe con
nuove regole d’ingaggio. Con licenza di
uccidere, e questa volta non solo per semplici ragioni di difesa, ma
soprattutto per interdizioni offensive.
La richiesta,
che è stata mandata ai tedeschi così come agli altri partner europei degli americani
su esplicite pressioni dei canadesi, è il logico corollario del ricambio di
truppe USA in Afghanistan. Finora, l’impegno tedesco si è limitato
essenzialmente a opere di ricostruzione nel nord del Paese, e i pochi colpi di
arma da fuoco sono stati sparati per autodifesa.
Resta, per ora,
un buffo amarcord citato tempo fa
dallo Spiegel: le truppe tedesche a tutt’oggi detengono il triste primato di
incidenti stradali con mezzi blindati in Afghanistan. La ragione? Pur di
evitare i cecchini, sfrecciano a tutta birra per le dissestate strade del
Paese, riportando numerosi infortuni automobilistici.
A dire il vero, non più tardi di un mese fa, sembrava
che i tempi fossero realmente maturi per l’invio di truppe da combattimento. I
giornali tedeschi parlavano con insistenza di Kampfeinsatz, nuove regole d’ingaggio e operazioni offensive: gli
stessi vertici militari, a telecamere spente, confermavano queste voci,
alimentando la sensazione di un’imminente sterzata nella missione tedesca.
Un notevole
passo in avanti, insomma, rispetto a quando la Merkel, salutando il
contingente di pace tedesco in partenza per il Libano, si raccomandava
vivamente che non avesse a sparare mezzo colpo. Troppa la paura che un soldato di
Berlino uccidesse un israeliano per sbaglio, e che l’evento scuotesse la
coscienza pubblica tedesca con lo spettro del senso di colpa per l’Olocausto (il Schuldkomplex). Tanto valeva,
commentavano acidi i think tank
conservatori tedeschi, mandare in missione le truppe dotandole di pistole ad
acqua.
Nell’arco di
pochi giorni, però, ecco il black-out. Due Laender
a governo cristiano democratico – l’Assia e la Bassa Sassonia – evitano per il
rotto della cuffia il tracollo politico, e le elezioni scandiscono a chiare
lettere la crescita della SPD e della sinistra oltranzista (“di lotta e non di
governo” per usare una formula di casa nostra).
Nel frattempo,
all’interno della Grande Coalizione si moltiplicano i dissensi e si allargano
le fenditure, con i cristiano-democratici che per il momento si attestano su
posizioni moderate e la sinistra che arretra su posizioni massimaliste, nel
tentativo di ricongiungersi idealmente all’immortale Oskar Lafontaine. I verdi
e la galassia sindacale si guardano intorno in cerca di pretesti per fare la
voce grossa, e la lettera di Bob Gates da questo punto di vista è senz’altro perfetta
per cavalcare l’antiamericanismo della sinistra tedesca.
Morale della
favola: per quanto la Merkel fosse pronta a dare il nulla osta, l’imbarazzato ministro
della Difesa, il cristiano-democratico Franz-Josef Jung, si è visto costretto a
rispondere picche agli americani e a ribadire pubblicamente che la missione
tedesca in Afghanistan rimarrà “di pace”. Non si esclude però che – in
clandestinità, senza destare clamori in patria – i tedeschi cominceranno a
sparare sul serio. Senza pistole ad acqua.
