La diaspora da Fli rafforza il Pdl, azzera la santa alleanza e spezza il terzo polo
21 Febbraio 2011
Lo smottamento futurista consolida la maggioranza e diventa un boomerang per Bersani e Casini. Alla Camera il centrodestra sale a quota 320, innesta la marcia per il riequilibrio nelle commissioni e nell’ufficio di presidenza, sbarra la strada al fronte degli anti-berlusconisti, toglie benzina al progetto terzopolista. Nel breve spazio di una settimana lo scenario è ribaltato e il paradosso è che l’artefice è il nemico numero uno del Cav.: Gianfranco Fini.
Berlusconi spinge l’acceleratore su giustizia e rimpasto di governo. Già tra domani e mercoledì il Consiglio dei ministri si riunirà in seduta straordinaria per varare in via definitiva il ddl costituzionale presentato da Alfano e i tecnici di via Arenula in queste ore stanno mettendo a punto il testo della riforma sul riordino del sistema giudiziario (separazione delle carriere tra giudici e pm, responsabilità penale dei magistrati tra i punti salienti) . Ma la settimana che si è appena aperta sarà decisiva anche per i nuovi assetti dei gruppi parlamentari al Senato e alla Camera dopo la diaspora futurista.
A Palazzo Madama in un settimana i senatori finiani da dieci sono passati ad otto dopo aver votato in ordine sparso sulla fiducia al mille proroghe, nonostante le indicazioni del capogruppo Viespoli: Menardi e Pontone hanno già lasciato il partito del presidente della Camera ma l’emorragia non sembra destinata ad arrestarsi se anche l’ex sottosegretario Saia (vicino a Urso) sarebbe in procinto di lasciare Fini e la Contini si starebbe incamminando sulla stessa strada. Ma l’attenzione si concentra pure sul capogruppo Pasquale Viespoli da giorni in rotta di collisione col capo per le nomine di Bocchino al timone del partito e Della Vedova a quello dei deputati. Le sue critiche sono state respinte seccamente da Fini e nonostante la pausa di riflessione (in realtà una girandola di contatti coi suoi per capire da che parte andare) la mediazione è fallita. Oggi dunque, dal vertice di ciò che resta dei finiani dovrà uscire la decisione finale e al tempo stesso la presa d’atto ufficiale che il gruppo di Fli non esiste più (per mancanza di numeri). E’ possibile che nelle file futuriste restino solo in tre: Valditara, De Angelis e la Germontani. Il resto, cioè sette senatori compreso lo stesso Viespoli, potrebbero confermare l’addio al capo. L’ipotesi che sta prendendo piede è quella di un gruppo autonomo per la maggiorparte composto da ex finiani ma anche da alcuni esponenti delle autonomie (con in testa la senatrice Thaler) saldamente ancorato al centrodestra e disponibile a valutare il sostegno alla maggioranza sui singoli provvedimenti, svolgendo così il ruolo di terza gamba. Al momento solo Baldassarri non avrebbe ancora sciolto la riserva, anche se dopo l’assemblea costituente di Fli non aveva nascosto il suo disappunto sui nuovi vertici del partito.
Analoga operazione potrebbe riproporsi a Montecitorio. Per ora da Fli sono uscita Roberto Rosso e Luca Bellotti (rientrati nel Pdl) , mentre Luca Barbareschi è passato al Misto (pare tuttavia abbastanza scontato il suo prossimo passaggio ai Reponsabili) e Paolo Guzzanti al gruppo guidato da Silvano Moffa. Già, i Responsabili. Con l’ultima adesione in ordine temporale, quella di Gerardo Soglia, il gruppo raggiunge quota 28 deputati e “conquista” la rappresentanza nelle commissioni, compreso l’Ufficio di presidenza della Camera. Il punto è proprio questo: la crescita numerica dei parlamentari pidiellini e quella dei Resposabili e dei deputati del Misto, sono il combinato disposto in base al quale il centrodestra riconquista la maggioranza nelle commissioni (soprattutto Giustizia, Bilancio, Affari Costituzionali) e nello stesso Ufficio di presidenza. Uno o due deputati in più per ogni commissione significano sanare l’anomalia di una maggioranza che è tale in Aula ma fino a qualche settimana fa non era autosufficiente nelle singole commissioni. Il che vuol dire la possibilità di portare avanti i provvedimenti legislativi durante tutto l’iter parlamentare, senza la spada di Damocle dei numeri e quindi dei voti in bilico.
Passaggio strategico, quello del riequilibrio nell’Ufficio di presidenza: una maggioranza netta, infatti, potrebbe consentire di sollevare senza incognite il conflitto di attribuzione sul caso Rubygate e il procedimento a carico del premier che si aprirà il 6 aprile.
Ma c’è anche chi nei corridoi di Montecitorio scommette sul fatto che presto si potrebbe costituire un altro gruppo parlamentare – una sorta di gruppo dei ‘Responsabili bis’ , sempre in linea con la maggioranza – composto da ex finiani e colleghi del Misto (le voci parlano anche di un possibile ingresso di Melchiorre e Tanoni che con Fini e Casini avevano fondato il terzo polo), al quale starebbe lavorando il movimento di Miccichè, Forza del Sud. C’è poi il ‘capitolo’ Ronchi e Urso che per ora scelgono la via del silenzio. Al momento, i tentativi di mediazione con Fini sono caduti nel vuoto e le distanze tra le ‘colombe’ e il capo che non più tardi di venerdì ha tuonato contro i suoi parlamentari considerandoli venduti solo perché non fanno ciò che dice lui, restano marcate.
Secondo i rumors di Palazzo Ronchi starebbe riflettendo sul da farsi anche se il battesimo della sua associazione “Comunicare” all’interno di Fli fa ritenere che ancora per un po’ l’ex ministro delle politiche comunitaria intenda ‘pesarsi’ dentro il partito. Idem per l’ex viceministro dello sviluppo economico, anche se c’è chi non esclude un passaggio graduale nelle file dell’Udc o, in alternativa l’idea di seguire il modello Viespoli al Senato, costruendo un analogo percorso a Montecitorio, ancorato nel campo del centrodestra. Un suo rientro nel Pdl, invece, non viene considerata un’ipotesi verosimile.
Certo è che ieri Casini si è affrettato a dire che non intende accogliere nel suo partito fuoriusciti da Fli : un modo per mettere un paletto ben preciso e per non fare una scorrettezza all’alleato terzopolista. Resta il fatto che proprio negli ambienti centristi si fa notare come la diaspora futurista stia creando problemi al neonato terzo polo, dal momento che uno dei partiti fondatori rischia di dimezzarsi a pochi giorni dalla nascita. Tutto ciò con un effetto domino sul progetto pensato e voluto da Casini nel tentativo di costruire da un lato un’alternativa a Pdl e Lega, dall’altro un possibile ponte verso l’union sacrèe di D’Alema. Con buona pace anche di Bersani. ora costretto a rivedere i piani della spallata al Cav. che grazie a Fini rischia di trasformarsi in un boomerang. Come è stato per la sfiducia al governo e quelle ‘personalizzate’ sui ministri.
Il Cav. incassa il risultato, spinge sulle riforme e pensa la rimpasto di governo. Un’operazione quest’ultima che dovrebbe avvenire in due tempi, nell’arco dei prossimi mesi. Intanto potrebbero essere riempite alcune caselle rimaste vuote dopo l’uscita dei ministri finiani: si parla del ministero alle politiche comunitarie (solo tre mesi fa c’era Andrea Ronchi) che potrebbe andare a Saverio Romano, ex Udc, uno dei fautori dei Responsabili insieme a Moffa; della nomina di Anna Maria Bernini a sottosegretario allo Sviluppo economico e di Massimo Calearo (ex Pd ora nei Responsabili) alla poltrona di viceministro, un tempo di Adolfo Urso.
Scacchiere in movimento, ma il punto fermo è adesso il Cav., che ha dalla sua più numeri e i voti per andare avanti. Nonostante l’assedio mediatico-giudiziario e quello dei ribaltonisti, vecchi e nuovi.
