Berlusconi incassa la fiducia al Senato con 162 sì, i futuristi si astengono
14 Dicembre 2010
Il governo ottiene la fiducia al Senato. La votazione sulla risoluzione di sostegno al governo si è conclusa alle 11 di stamattina, e ora i riflettori si spostano su Montecitorio, dove il risultato non è affatto scontato. Il governo di Silvio Berlusconi ha incassato la fiducia di Palazzo Madama con 162 sì, 135 no e 11 astenuti. I no sono arrivati da Pd, Idv , Udc, Mpa e Api. I senatori di Fli si sono invece astenuti.
Nessuna difformità dalle decisioni annunciate in precedenza, ma il voto di Giuseppe Pisanu e Franco Pontone, rispettivamente Pdl e Fli, era atteso al varco della presidenza per il peso specifico che i due senatori hanno nei nei loro gruppi. Il presidente della commissione Antimafia ha votato sì alla fiducia al governo come i colleghi del Pdl, mentre il ‘decano’ dei senatori finiani si è astenuto, secondo le indicazioni del gruppo.
Infatti, a Palazzo Madama i finiani hanno deciso per l’astensione ma sono tornati a chiedere le dimissioni del premier: "Eviti la conta a Montecitorio e salga al Quirinale". Ma il Cavaliere non ci sta e guarda avanti assicurando che le dimissioni sono "assolutamente escluse". Dunque, a nulla sono servite le rassicurazioni del capogruppo di Fli al Senato Pasquale Viespoli. L’esponente di Fli aveva promesso che, in caso di sfiducia, non ci sarebbero stati ribaltoni e che i finiani saranno disponibili solo per un nuovo governo di centrodestra. Ma il Cav. Non molla: "Sono sereno e ottimista. Penso di avere i numeri", dice.
Prima di Viespoli, l’intervento di Francesco Rutelli e del leghista Federico Bricolo. Il leader dell’Api, ha voluto attendere l’arrivo del premier prima di iniziare a parlare. Il distacco dei finiani dalla maggioranza di centrodestra, ha detto poi, "chiude una stagione iniziata 17 anni fa". Duro l’intervento del dipietrista Felice Belisario, che ha accusato Berlusconi di essere "il mandante politico della più grande compravendita di parlamentari". Come l’Idv, anche Mpa e Udc hanno annunciato il loro no alla fiducia.
Semaforo rosso dell’Udc, dunque, con il capogruppo al Senato Giampiero D’Alia che ha spiegato il voto contrario "perché questo Governo è frutto di una politica che ha espulso i moderati dalle decisioni, affidandole alle forze più estreme". I centristi hanno chiesto quindi al premier "le dimissioni" e la creazione di un "governo di responsabilità che promette solo quello che può mantenere".
Per Anna Finocchiaro l’unica alternativa in caso di crisi è "un governo di responsabilità nazionale". "Ma se si andrà a votare – ha aggiunto – noi siamo pronti". L’alt al governo è stato intimato anche da parte di due dei tre senatori del Mpa. La loro decisione è stata motivata così da Giovanni Pistorio: "Berlusconi ha tradito gli elettori meridionali sottraendo le risorse Fas". Il terzo senatore Mpa Sebastiano Burgaretta, ha votato la fiducia al governo Berlusconi. Voto che, stando a quanto si vocifera nei corridoi di Palazzo Madama, gli sarebbe costata l’espulsione dal partito. Enrico Musso, ex senatore Pdl, ora al gruppo misto, si è astenuto.
Per il capogruppo azzurro Maurizio Gasparri "la strada per rafforzare il governo non è certo quella delle lacerazion". Secondo Gasparri "chi ha presentato le mozioni di sfiducia sa solo dire dei no" e fa proposte "ispirate alla ritualità della vecchia politica, delle quali l’Italia non ne può più". Poi, a conclusione del voto, ha detto che al Senato "non c’è spazio per i ribaltoni". "Ora vedremo come andrà alla Camera, ma o il governo di centrodestra va avanti o si va al voto. Noi speriamo che vada avanti".
Dopo il voto, il vice presidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello ha commentato così: "C’era chi 15 giorni fa diceva che non avremmo avuto la maggioranza neanche al Senato, invece ce l’abbiamo ed è ampia: senza l’astensione di Fli, che pure apprezziamo, la maggioranza può contare su 16 voti di margine e questo ammazza la possibilità di un governo di ribaltone". Quagliariello ha precisato che l’astensione dei futuristi è un segnale politico di disponibilità nei confronti del governo. "A Fli – ha concluso – rispondiamo che se intendono rafforzare il governo e il programma noi non chiudiamo le porte, ma non accediamo alle pratiche della vecchia politica dei giochi di palazzo cui abbiamo assistito in questi giorni".
