Il Cav. incassa la fiducia sulla giustizia e si scaglia contro i pm politicizzati
20 Gennaio 2011
Venti voti in più. A Montecitorio è un altro 14 dicembre, è come se il governo avesse ottenuto per la terza volta la fiducia. E’ il dato politico che dà la svolta a una giornata nella quale il livello di scontro tra gli schieramenti è altissimo, col nuovo affondo del Cav. contro i pm politicizzati e le opposizioni che battono la grancassa delle dimissioni. Ma è anche il segnale concreto che la maggioranza c’è, i numeri pure. Venti voti di scarto sono il “bottino” che il centrodestra incassa proprio sulla giustizia e nel bel mezzo del ciclone Ruby.
Pdl compatto, quindici “responsabili” del gruppo guidato da Moffa e Romano approvano la relazione del Guardasigilli, qualche defezione (non strategica ma fisiologica) nelle file democrat, Udc-Fli-Mpa-Api schierati sul no: è la fotografia – plastica e politica – di ciò che in Parlamento si va determinando negli equilibri del ‘chi sta con chi’ e che potrebbe d’ora in poi riproporsi su altri dossier “caldi” in arrivo alla Camera: dalla mozione di sfiducia al ministro Bondi, al voto finale che l’Aula dovrà esprimere sulla richiesta dei pm milanesi contro Berlusconi, dopo il passaggio nella Giunta per le autorizzazioni a procedere.
E il dato di Montecitorio è uno dei punti salienti del nuovo videomessaggio del premier ai Promotori della Libertà. Un affondo durissimo contro i pm politicizzati al quale si accompagna l’annuncio di una riforma della giustizia per fermare quei magistrati che “vogliono eliminare chi è stato democraticamente eletto”. Il Cav. attacca a testa bassa le toghe che “hanno calpestato i più elementari principi della Costituzione per fini politici” e punta il dito contro una procedura “irrituale e violenta che non può rimanere senza un’adeguata punizione”.
Poi sgombera il campo dai dubbi sulla tenuta della coalizione e considera il voto sulla relazione di Alfano una rinnovata “fiducia” con cui la maggioranza incassa ”venti voti” in più dell’opposizione. Segue una puntigliosa memoria difensiva: Berlusconi dice di aver ”finalmente letto le 389 pagine” di quella che definisce ”l’ultima persecuzione giudiziaria” ai suoi danni. La ventottesima in diciassette anni da parte della Procura di Milano”. E ai pm milanesi contesta “violazioni di legge incredibili” tese a “sovvertire il voto popolare”. Si scaglia contro “il monitoraggio continuo” di Arcore a partire dal gennaio del 2010 allo scopo di ”controllare tutte le persone che entravano e uscivano” dalla sua casa e con l’uso di ”tecniche sofisticate” degne di una ”retata contro la mafia o contro la camorra”.
Sottolinea poi un aspetto che ha risvolti giuridici: in quella casa ”svolgo funzioni di governo e di parlamentare”, il che rende le ”violazioni” da parte dei pm particolarmente ”gravi” perché contrarie ai ”più elementari principi costituzionali”. Quindi si concentra su un altro passaggio che evidenzia la strategia difensiva: è la stessa procura a riconoscere che i fatti contestati ”sarebbero stati commessi” in qualità di presidente del Consiglio dei ministri e questo porta a pensare che la linea sia quella di puntare sul tribunale dei ministri come unico organo competente.
Sul piano tecnico, secondo Berlusconi, la procura di Milano non è funzionalmente, nè territorialmente ”legittimata” ad indagare sul reato di concussione dal momento che il funzionario della questura che secondo l’accusa sarebbe stato vittima di concussione ”era a Sesto San Giovanni”, quindi in questo caso la competenza è del tribunale di Monza. Il premier sostiene anche che vorrebbe ”andare immediatamente dai giudici” per difendersi da accuse ”assurde” che ”sarebbe facilissimo smontare”, ma aggiunge di non poterlo fare perché si tratta di ”pm che vogliono utilizzare questa vicenda come strumento di lotta politica”. Nessuna concussione, tantomeno prostituzione minorile perché con Ruby ribadisce di non avere mai avuto rapporti sessuali (versione confermata dalla ragazza marocchina nel faccia a faccia televisivo con Signorini).
Nuove accuse anche sui metodi investigativi, a cominciare da quelli usati nei confronti delle ragazze finite nel dossier dei pm: Berlusconi sottolinea che non si tratta di ”indagate, ma soltanto di testimoni”. Perquisizioni, attacca, ”compiute con il più totale disprezzo della dignità della persona e della loro intimità”. La chiusa dell’intervento è tutta politica e suona da un lato come un monito ai pm milanesi, dall’altro alle opposizioni che gli chiedono di fare un passo indietro, dandolo ormai per arrivato al capolinea.
Il terzo polo rompe l’argine del fair play parlamentare: Casini e Fini alzano il tiro arrivando perfino a ipotizzare ciò che non vogliono, ovvero il ricorso al voto anticipato. “Le dimissioni sono un’opportunità anche per consolidare il centrodestra” avverte Casini che bolla le parole di Berlusconi contro i magistrati come ”una dichiarazione di guerra di cui il Paese non ha bisogno”. E Fini chiosa ironico: “L’unico che trova qualcosa di divertente, in tutto questo clamore, e’ il presidente del Consiglio. Francamente non so cosa ci sia da divertirsi”.
In realtà, la nuova sconfitta subita alla Camera col voto sulla giustizia (cavallo di battaglia dei futuristi) per Fli brucia due volte, dal momento che in molti puntavano sull’effetto Ruby come ‘grimaldello’ per aprire brecce nelle file della maggioranza giocando la carta dell’etica ‘calpestata’ da Berlusconi. La Lega fa quadrato attorno al Cav. (Bossi dice che il premier è stato massacrato e gli rinnova il suo sostegno) anche se teme che proprio i terzo polisti possano rappresentare una minaccia a Montecitorio per il varo definitivo del federalismo. Sospetto, ipotesi della quale Bossi e il suo stato maggiore hanno parlato al premier nel vertice di ieri sera a Palazzo Grazioli.
Ma gli equilibri della maggioranza sono già mutati e a sostenere il governo da oggi c’è un nuovo gruppo parlamentare: “Iniziativa responsabile”, l’argine alla falla aperta dall’uscita di Fli e Mpa dal centrodestra. Oggi ci sarà la presentazione ufficiale ma già sul voto di ieri lo schema è apparso chiaro: la maggioranza ha dalla sua venti voti in più e il numero sembra destinato a salire se, come fanno notare nei ranghi pidielle, ieri due deputati Mpa non hanno votato col terzo polo.
Fli la considera solo “una manovra di palazzo già fallita sul piano politico”, per Alfano è la prova del consolidamento dello schieramento che governa. Ma i “responsabili” fanno capire che l’obiettivo è ottenere in Aula i posti oggi occupati dai futuristi, vicino a Pdl e Lega. E magari per alcuni di loro nei prossimi mesi potrebbero aprirsi le porte di Palazzo Chigi. Le stesse che i finiani hanno sbattuto in faccia al Cav.
