A Napoli si gioca una sfida cruciale con le prossime elezioni
17 Marzo 2011
di T. D. A.
Lo spunto è offerto da alcune immagini tratte dal film diretto da Nanni Loy Le quattro giornate di Napoli (1962): della città partenopea in quei giorni (27-30 settembre 1943) viene raccontata l’eroica resistenza per ribellarsi e liberarsi dal nemico. Lo scenario è quello della devastazione e della distruzione, come inevitabile conseguenza di un periodo bellico: una città, come tante altre, lacerata e dilaniata nell’animo, nei cittadini e nell’architettura urbana. Chiunque ha creduto che quello sarebbe potuto essere il momento migliore per ricostruire una città ex novo e farlo nel migliore dei modi.
Del resto, Napoli ha avuto, suo malgrado, molte occasioni per tornare ad essere “capitale”, ma altrettante volte le hanno tolto ogni possibilità di riscatto. Si è preferito, consapevolmente o inconsapevolmente, depauperarla per arricchire (senza alcuna logica di contrapposizione che non ha mai avuto senso, men che meno oggi che è la vigilia del 150° anniversario dell’Unità di Italia) altre realtà.
Napoli e la Campania (ma forse l’intero Meridione) stanno vivendo l’ennesimo momento difficile, dal quale è fatto obbligo proporre un piano per uscire. I progetti improvvisati hanno dimostrato la loro inefficienza; una politica nazionale unitaria, in merito, ha evidenziato i limiti nella gestione di realtà geografiche, civili, culturali tanto diverse (e non superiori/inferiori). C’è bisogno di una classe dirigente che sappia metterci la faccia per assumersi l’impegno di valorizzare le risorse che, nello specifico, ha la Campania e con essa Napoli. Dobbiamo, noi cittadini, imporre che alla guida della città vi sia un uomo del territorio che dialoghi con il territorio e lavori per il territorio. Sì, il territorio! Ogni altra forma di politica avulsa dalla realtà è mera teoria votata, quasi sempre, al fallimento nella sua fase applicativa.
Eppure, lo scenario al quale stiamo assistendo per le prossime elezioni amministrative di maggio, al momento non è incoraggiante. Il centrosinistra, principale artefice del disastro napoletano in quanto governa ininterrottamente la città dal 1993, riesce a litigare anche sulla scelta del candidato: a parte il pasticcio delle primarie, il Pd propone il prefetto di Napoli, Mario Morcone, l’Idv schiera l’europarlamentare Luigi De Magistris, e resta in un angolo l’incognita Andrea Cozzolino, il delfino di Antonio Bassolino vincitore delle contestate primarie, di cui tutti ora sembrano essersi dimenticati, specie nelle fila del centrosinistra.
Anche il Pdl, da parte sua, nonostante la concreta volontà di ridare speranza a Napoli con una candidatura di spicco come quella di Lettieri, al momento si trova ad affrontare alcuni malumori, sorti all’interno del centrodestra tra quanti avrebbero voluto che fosse qualcun altro a correre per il ruolo di sindaco del capoluogo partenopeo. Insomma, la situazione è assai complessa e rischia di far sì che si perda di vista il vero e unico obiettivo, che è quello di far risorgere una città da troppo tempo ingiustamente vessata da una cattiva amministrazione che non ha saputo valorizzarne le incredibili risorse.
C’è bisogno, a Napoli, di qualcuno che sappia mettere da parte le polemiche e che dimostri la concreta volontà di lavorare per il bene della città, aggregando e non dividendo, attraverso un programma di governo che ne metta al centro gli interesse e che sappia, finalmente, valorizzarla come merita. Specialmente per il centrodestra, questa è una sfida a cui non si può non dare una risposta.
