Il Cav. ritrova Tremonti in economia e rilancia il processo breve sulla giustizia

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Il Cav. ritrova Tremonti in economia e rilancia il processo breve sulla giustizia

01 Febbraio 2011

Economia e giustizia, federalismo e voto anticipato. Coordinate del dibattito politico, temi al centro del vertice Pdl alla vigilia del d-day parlamentare sulla madre di tutte le riforme e del voto sulla richiesta dei pm milanesi. Berlusconi punta sui conti del rilancio e con Tremonti venerdì porterà in Consiglio dei ministri un pacchetto di misure ad hoc, compresa la riedizione del piano casa,  ma la novità arriva dal Guardasigilli che annuncia la volontà del centrodestra di andare avanti sul processo breve. Intanto nel Pdl scoppia il ‘giallo’ dei due comunicati stampa – pro e contro – una manifestazione di piazza sui pm politicizzati che segnala un nuovo braccio di ferro tra falchi e colombe

Il processo breve non è mai uscito dall’agenda politica della maggioranza, assicurano nei ranghi pidiellini, verrà esaminato anche alla Camera in tempi brevi e la calendarizzazione potrebbe essere chiesta già la prossima settimana. Prima, infatti, si dovrà vedere cosa succede giovedì a Montecitorio quando l’Aula si pronuncerà sulla richiesta di perquisizione domiciliare nei confronti del premier e sul federalismo. Senza contare che nello stesso giorno potrebbe arrivare la decisione del gip sul rito immediato che le toghe milanesi chiederanno per il dossier Rubygate.

Per quanto riguarda il primo voto la maggioranza è sicura di non aver problemi, visto che nelle prossime ore potrebbero essere ufficializzati altri passaggi di parlamentari a sostegno del governo: si parla di cinque deputati tra i quali un piddì. C’è poi la ‘pratica’ Barbarschi, ancora tutta da decifrare: lui dice che non vuole finire diluito tra Casini e Rutelli e critica la virata di Fini rispetto alla svolta di Bastia umbra, ma tra mezze smentite e semi-ammissioni ancora non è chiaro cosa intenda fare. L’ultimo bollettino dal Transatlantico indica in lunedì prossimo il giorno della scelta definitiva. Ma è sull’altra prova d’Aula che si misurerà il destino della legislatura: il fronte anti-Cav. – Bersani, Fini, Casini, Rutelli e Di Pietro – ieri ha confermato che non voterà il federalismo fiscale e se in commissione bicamerale dovesse finire 15 a 15, sarà necessario il passaggio in Aula: sarebbe questo l’orientamento del Pdl in caso di pareggio, ma bisognerà vedere se la Lega potrà digerire il rinvio di un mese.

E’ anche per questo che nonostante il ‘niet’ delle opposizioni, a questo punto più ideologico che sui contenuti, il ministro Calderoli sta trattando e lo farà fino all’ultimo minuto utile pur di portare a compimento il progetto per il quale è nato il Carroccio, assicurano alcuni deputati padani. E’ per questo che il passaggio di giovedì diventa strategico anche per riprendere in mano la riforma della giustizia e tra i capitoli da riaprire quello sul processo breve.

E’ chiaro che in questa fase non conviene a nessuno, né al Pdl tantomeno alla Lega, riaprire uno scontro frontale con le istituzioni, Colle in testa. Quindi se l’intenzione di riavviare il cantiere c’è e sarà nell’agenda delle prossime settimane, sui modi e la tempistica si sceglie la via della cautela. Un ragionamento in virtù del quale nel centrodestra si starebbe facendo strada l’idea di inserire una ‘norma ad hoc’ sulla giustizia che possa in qualche modo tutelare il premier dalle vicende giudiziarie nelle quali è coinvolto, specie ora che il legittimo impedimento è, di fatto, una norma ‘azzoppata’. Si tratterebbe di una norma da inserire in un provvedimento già in corso come ad esempio la ‘comunitaria’ o il ‘milleproroghe’ ma per il momento di certo c’è solo l’intenzione di riprendere il processo breve magari revisionando la norma transitoria già votata dal Senato.

Ed è proprio sul capitolo giustizia che nel vertice a Palazzo Grazioli si è consumato il ‘giallo’ dei due comunicati stampa. Nel primo veniva affidato alla Santanchè e alla Brambilla “un piano di iniziative e mobilitazioni a sostegno dell’attività di governo e a difesa del premier dalle aggressioni mediatico-giudiziarie”. Nel secondo, del passaggio in questione non c’è traccia. Un ‘banale equivoco’ è la formula usata per chiudere l’incidente della comunicazione, ma dietro la motivazione di rito c‘è ben altro: c’è un braccio di ferro sulla strategia tra falchi e colombe.

I primi con in testa la Santanché vorrebbero puntare tutto sul muro contri muro coi pm milanesi, arrivando perfino a scendere in piazza. I secondi, invece, spingono per riportare al centro dell’agenda la politica e le priorità per il paese, a cominciare dalle misure per rilanciare crescita e sviluppo. Insomma, va bene la reazione alla nuova controffensiva scatenata da alcune procure contro il Cav. ma non può essere questo il tema centrale o esclusivo delle prossime settimane. E a tarda sera lo stesso Cav. in una dichiarazione rimette le cose a posto: mai pensato a scendere in piazza contro i pm di Milano.

Nella querelle che anima il pomeriggio pidiellino irrompe poi Giuliano Ferrara che usa parole al vetriolo nell’editoriale che esce oggi sul ‘Foglio’ descrivendo l’equivoco della doppia nota del partito “un comunicato politicamente criminale” che “ha rischiato di dirottare nel grottesco la sua iniziativa politica di un piano nazionale per la crescita” e che “una successiva dichiarazione ufficiale di mano del premier ha rimesso all’onore del mondo”. Per ora, dunque, a prevalere è la linea del dialogo, in primis con il Colle che pure ieri ha richiamato tutti al senso di responsabilità e alla necessità di abbassare i toni. Tuttavia nel Pdl ci si prepara al peggio, cioè alla prospettiva sempre dietro l’angolo, del voto anticipato.

Fallita la tattica della sfiducia ogni due per tre, le opposizioni ora puntano la fiches sulla Lega e solo per questo alzano le barricate contro il federalismo (ma non erano proprio loro i depositari del bene comune, degli interessi del paese?). Il paradosso vero è tutto in casa del terzo polo con Fini e i suoi che non solo sono stati eletti anche per fare questa riforma (contenuta nel programma) ma che l’hanno già votata in Parlamento. Fa un po’ specie sentire che ora non va più bene ed è tutto da buttare alle ortiche perché lo ha ‘ordinato’ Casini che come al solito guarda al Pd ma vorrebbe coinvolgere nel progetto della ‘terra di mezzo’ o ‘dell’ago della bilancia’ (è la definizione preferita dei centristi), anche “autorevoli esponenti del Pdl, come ad esempio Pisanu”, come ha ribadito ieri davanti alle telecamere di Ballarò.

In altre parole ha aperto o vorrebbe aprire la campagna acquisti nel partito di maggioranza relativa. Più facile, però, che la sua virata contro Berlusconi senza se e senza ma, gli costi cara in termini di consenso. Anche perché proprio da Floris, Bersani ha messo le cose in chiaro sull’ipotesi della ‘santa alleanza’ di dalemiana proposta: è il Pd che propone agli altri il suo progetto per l’Italia. Come a dire: se vogliamo stare tutti insieme, siamo noi che diamo le carte.  

Un’ultima annotazione, ieri sono successe tre cose sul versante giudiziario: il ministro Frattini ufficialmente indagato per le carte di Santa Lucia sul dossier Fini-Montecarlo dopo la denuncia di Fli, la perqusizione al Csm nell’ufficio del membro laico Brigandì (Lega) sospettato di aver passato le carte su un vecchio provvedimento disciplinare a carico della pm Boccassini alla cronista de Il Giornale Anna Maria Greco. E la perquisizione in redazione ma soprattutto a casa e tra la biancheria intima della giornalista ‘rea’ di aver fatto il suo mestiere.

Quanto basta per capire che aria tira in certe procure. E non solo.