Dieci buoni motivi (banali) per cui vale la pena vivere

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Dieci buoni motivi (banali) per cui vale la pena vivere

21 Marzo 2011

Tra le dieci cose per cui vale la pena di vivere c’è “andare con la persona che più ami sulla tomba di Raffaello Sanzio e leggerle l’iscrizione latina che molti ignorano”; o ancora: “fare l’amore in un pomeriggio d’estate. Al Sud”. E per finire: “Tuffarsi ma nel profondo, dove il mare è mare”. Va bene, a qualcuno è già venuto in mente chi potrebbe essere l’autore di queste verità assolute?

Qualche giorno fa un grande quotidiano italiano ha lanciato una iniziativa per scoprire quali sono i “Dieci buoni motivi per cui vale la pena vivere”, un test per capire “come sta l’Italia”, sondare, e magari mobilitare le coscienze, qualcuno dice addormentate, dei nostri concittadini. Ma prima di dare la parola ai lettori, il grande quotidiano ha scelto un novello guru di ciò che è bene e ciò che è male per vergare il suo decalogo, un autore che nelle prossime settimane avrà il compito di scegliere i motivi più significativi per cui vale la pena vivere secondo gli “italians”. E allora vai con “la mozzarella di bufala aversana”, con la lettura dell’Iliade, o ancora con il “Sognare di tornare a casa dopo che sei stato costretto” (sic), oppure “dopo una giornata in cui hanno raccolto le firme contro di tre, accendere il computer e trovare una mail di tuo fratello che dice: sono fiero di te”.

A questo punto è arrivato il momento di scoprire chi è l’autore di cotanta filosofia della vita, quale nobile mano ha vergato queste parole. Probabilmente qualcuno di voi penserà che il decalogo in questione è l’ultima fatica poetica del ministro Sandro Bondi, ma neppure lui si era spinto mai fino a tanta ermetica “profondità”. E allora, fermo restando che ciascuno è libero di decidere i motivi che vuole, e per i quali è bello alzarsi la mattina e affrontare un nuovo giorno, in Italia c’era solo un personaggio capace di tale lirismo, tra il buonismo più scontato, farcito con una buona dose di banalità e il perbenismo moraleggiante, con cui cercare di ‘trasmettere’ il verbo, quello assoluto evidentemente. Ed ecco svelato l’arcano: il grande quotidiano è Repubblica e il nostro autore misterioso è il novello guru della sinistra radical chic, lo scrittore Roberto Saviano.