Tutti scaricano Mubarak ma Berlusconi dà prova di realpolitik
07 Febbraio 2011
Sembra passato inosservato. Ma il colpo che il 4 scorso Berlusconi ha dato agli altri Paesi europei e agli Usa è stato micidiale. Di che si tratta ? Sulla questione egiziana i 26 europei hanno preso una posizione comune: nella sostanza: “ Mubarak è finito; che gli egiziani trovino una soluzione transitoria, per arrivare a nuove elezioni democratiche, rispettose dei valori di libertà espressi dalla piazza” . Questa è la soluzione mediana, uscita da due ali estreme; quella dell’inglese Cameron che chiedeva la immediata sfiducia a Mubarak da parte della UE, pena sanzioni europee all’Egitto. E quella di Berlusconi che ha confermato la propria fiducia su Mubarak per gestire questo periodo di transizione; ed è andato oltre: ha dichiarato che Mubarak è un vecchio saggio stimato e apprezzato finora in tutto l’ Occidente e saprà lui come portare a soluzione i problemi del proprio Paese.
Con questa posizione , Berlusconi ha centrato una serie di obbiettivi:
– ha confermato l’importanza dei rapporti, anche personali, di alleanza e fiducia tra Stati, in un momento difficile per il Presidente egiziano, scaricato con leggerezza da molti dei suoi ex amici.
– Ha sbugiardato una politica americana, equivoca e scivolosa, sulla questione e spesso del tutto incomprensibile; da che parte sta Obama, quando ha urlato davanti al mondo intero che Mubarak se ne doveva andare “now”, ora, subito ? Stava parlando del capo di un grande Paese alleato strategico e amico, non di un suo garzone di bottega.
– Ha messo all’angolo anche Francia e Inghilterra, che probabilmente si portano ancora addosso complessi coloniali, per cui pretendono di comandare in casa altrui con valori propri, rimangiandosi in un attimo e senza spiegazione, mille intese fatte fino a qualche giorno prima (per esempio Mubarak presiedeva con Sarkozy la Conferenza dei Paesi del Mediterraneo, su proposta dello stesso Presidente francese ).
– E’ così diventato l’interlocutore privilegiato di Israele, che non riesce a raccapezzarsi in questo voltafaccia superficiale e sbrigativo di molti grandi Paesi occidentali .
– Sarà probabilmente il ponte privilegiato di molti Paesi arabi importanti verso l’Europa, Russia compresa, avendo dimostrato di essere l’unico a saper mantenere patti e alleanze, contro ogni forma di ipocrisia, particolarmente di moda in questi ultimi tempi.
– E, in ogni modo, nel realismo della politica, se Mubarak terrà , in maniera più o meno formale, fino a settembre , lui e i suoi saranno riconoscenti alla correttezza italiana; se perderanno, gli eventuali nuovi dirigenti dovranno ricostruire tutti i rapporti con l’Italia, ma anche con quei Paesi che hanno scaricato troppo sbrigativamente Mubarak.
La strada che sembra aperta in Egitto oggi è quella di una transizione gestita dagli uomini di Mubarak (leggi forze armate ) con un orecchio attento alle persone e ai problemi dell’opposizione civile presente nel Paese ; più difficile sarà il rapporto con la componente confessionale dei “Fratelli mussulmani”. Resta tuttavia un grande punto interrogativo su tutte queste vicende, comprese quelle tunisine di qualche giorno fa. Mubarak, ma anche Ben Ali , erano stati capi dei Servizi segreti dei loro Paesi, quindi uomini che hanno lavorato per decenni a stretto contatto con la CIA , con gli americani e con gli israeliani.
Perché sono stati scaricati improvvisamente e brutalmente da Obama? Con quale logica e con quale prospettiva, visto che la macchia di presunta rivolta si sta estendendo ad altri Paesi arabi (rivolta organizzata soprattutto attraverso internet , talvolta risoltasi anche con flop clamorosi, come quello siriano; o rappresentata con milioni di partecipanti assiepati in una piazza del Cairo, capace di contenere non più di cento mila persone).
E’ altresì poco chiaro il silenzio dei “Fratelli mussulmani” egiziani, che sono l’unico vero pericolo per le loro forze armate (e quindi anche per Mubarak); e che sono e restano, in quanto teocrati, i veri nemici dei valori di vita e di democrazia, occidentali. E allora cosa vuol fare, con questo curioso slalom, Obama? Ci sono cose che non sappiamo? Ce le dica, o ce le faccia capire, nel limite del possibile. Per ora bene ha fatto Berlusconi a smarcarsi dal gregge degli opportunisti, pseudo- americaneggianti.
