La corsa solitaria di Veltroni dipende dalle mosse di Berlusconi

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La corsa solitaria di Veltroni dipende dalle mosse di Berlusconi

13 Febbraio 2008

Le trattative continuano
serrate, tra mille dubbi e tentazioni. E le “sliding doors” del Partito
Democratico continuano a girare, senza mai schiudersi davvero ma senza neppure
essere sigillate definitivamente. Dopo il no di radicali e socialisti all’ingresso
nelle liste del Partito democratico la corsa solitaria del partito di Walter
Veltroni alle prossime elezioni resta probabile. L’apparentamento con l’Italia
dei Valori è ancora un’ipotetica dell’irrealtà. E Antonio Di Pietro continua a essere
fermo sulle sue posizioni. “A noi piacerebbe intavolare un discorso politico, programmatico
e di legislatura”, ma, spiega l’ex ministro delle Infrastrutture, “non confluiamo
da nessuna parte”.

Nel Pd c’è la consapevolezza
del peso elettorale del partito dell’ex pm e del fatto che l’alleanza con
l’Idv, come emerge dall’ultimo sondaggio Ipr, accrescerebbe i consensi al 34%.
Inoltre l’accordo con Di Pietro costruirebbe un ponte verso il mondo
dell’Antipolitica. Ma c’è il problema dell’ “operazione novità” – ovvero dell’andare
al voto con un unico simbolo – da preservare. A questo punto c’è chi ipotizza
di porre come condizione quella di costituire un gruppo unico in Parlamento e
chi aggiunge che – in caso di accordo – dovrebbero essere passate al setaccio le
candidature che presenterà l’Idv. Ma la decisione finale ancora non c’è.

L’ormai ex sindaco di Roma,
insomma, mantiene la linea della fermezza. La correzione di rotta potrebbe,
però, scattare qualora Silvio Berlusconi trovasse l’accordo con l’Udc di Pier Ferdinando
Casini in un gioco di specchi che lascia capire in quali termini si stia
sviluppando la partita del “nuovo” tra i due candidati.

Sul fronte degli altri
potenziali alleati ancora nulla si muove. I Radicali ribadiscono la loro
disponibilità “a ripetere l’iniziativa politico-elettorale del 2006” e invitano
il Pd a “evitare l’errore” di una esclusione. Ma dal loft la risposta sembra
essere ancora una volta un no. I socialisti, a loro volta, si preparano ad
affrontare la sfida di primavera in solitaria e attaccano il segretario del Pd: “Ci saremmo attesi una discussione sul programma, come era stato annunciato –
spiega Enrico Boselli – invece ci siamo trovati di fronte a un pregiudizio: con
i socialisti no. In queste condizioni non sono accordi possibili”. Esclusa
anche qualsiasi possibilità di intesa con la Sinistra arcobaleno. E a
due mesi esatti dal voto inizia anche la competition tra Cosa Rossa e Pd,
giocata in gran parte sul rafforzamento del potere d’acquisto dei salari.

Se le alleanze si stanno per
definire, tempi più lunghi sono previsti per le candidature. La partita appare,
infatti, molto delicata soprattutto per gli equilibri interni della creatura
nata dalla fusione di Ds e Margherita e perchè in molti, nel Pd, stanno
aspettando di vedere se Veltroni terrà fede al principio della collegialità. Il
meccanismo di selezione dei futuri candidati inizia, comunque, a chiarirsi. La
prima indicazione arriverà dal territorio, ovvero dai segretari regionali. Successivamente
le liste passeranno al vaglio di Veltroni, di Dario Franceschini e di Goffredo
Bettini. L’ultimo passaggio sarà quello dell’ “unità di crisi”, ovvero di
quella sorta di esecutivo provvisorio che rappresenta un po’ la tolda di
comando allargata del partito. In realtà alcuni segretari regionali continuano
a spingere affinché si svolgano le primarie ma ora anche D’Alema e Marini,
inizialmente favorevoli, hanno fatto un passo indietro. Ma comunque c’è
l’impegno dei vertici di accogliere una quota delle proposte avanzate dai
territori, in base a criteri decisi dal coordinamento nazionale.

Un’altra quota, invece, è di competenza del livello nazionale, ad esempio nel
caso di personalità di rilievo. Veltroni avrebbe chiesto di avere l’ultima
parola sui nomi dei capolista così come sarebbe già quasi ultimato una sorta di
listino del segretario cioè una rosa di nomi eccellenti che
l’ex sindaco avrebbe già selezionato e che dovranno essere suddivisi
nelle varie circoscrizioni.

Sullo sfondo bisogna
registrare un certo rasserenamento del clima interno al Pd. In particolare non
è passato inosservato come Rosy Bindi sia stata tra le prime e tra le più
convinte ad osannare il discorso da Spello di Walter Veltroni. In questo pare
che abbia inciso un preciso appello all’armonia lanciato da Romano Prodi ma
anche la promessa di un ruolo importante nel partito. Un incarico che potrebbe
essere quello di capogruppo alla Camera. Ma in questo momento il Pd ha ben
altri nodi da sciogliere.