Tutte le bugie della religione ambientalista
25 Dicembre 2007
Il novecento potrebbe essere descritto dagli storici del
futuro come il secolo dei sacrifici umani. Questi non si sarebbero verificati
soltanto per l’avvicendarsi di due guerre mondiali, ma anche per l’affermarsi
di una ideologia che affondando le proprie radici nell’illuminismo e nel
darwinismo, si impone a tutto l’Occidente, identificandosi nel sogno di una
umanità sempre più perfetta e autodeterminata, libera dal bisogno di Dio.
L’ideologia in questione è quella che gli scienziati chiamano ecologia. Le bugie degli ambientalisti di Riccardo
Cascioli e Antonio Gaspari, è un’opera che mina alla radice il pensiero ‘Eco’
svelando, attraverso delle attente analisi, le reali intenzioni dei movimenti
ambientalisti celate dalla loro solo apparente innocenza.
L’ecologismo ha la sua “Bibbia” in numerosi saggi: in
particolare, gli autori ricordano Primavera
Silenziosa del 1962, scritto da Rachel Carson, la biologa statunitense che
in un’intervista alla CBS denunciava la grave situazione dei suoli agricoli
infestati dai pesticidi con queste parole: “Man
is a part of nature, and his war against nature is inevitably a war againgst
himself” (L’uomo è parte della natura e combattere contro la natura è
inevitabilmente una lotta contro se stesso).
L’allarme della questione ambientale è stato fatto risuonare
al mondo da una rapporto del Massachusset
Institute of Technology (MIT) con il
titolo di “Limits to growth” (Limiti
alla crescita) nel 1972. Il principale pericolo secondo il pensiero ecologista è
da rintracciare nella crescita demografica: il pianeta secondo le stime del MIT
dovrà sopportare un carico demografico raddoppiato nel prossimo secolo con la
conseguente sovrappopolazione e l’aumento di domanda di risorse alimentari e
naturali. La crescita demografica e l’uso eccessivo di risorse accelerano il
degrado delle risorse: la desertificazione, l’erosione dei suoli, il prosciugamento
delle falde, sono dei funesti esempi. Il politologo Giovanni Sartori ne “La Terra scoppia: sovrappopolazione e sviluppo”
(Rizzoli 2003), scrive: “Se la follia umana non troverà una pillola che possa
curare, e se questa pillola non sarà vietata dai folli che ci vogliono in incessante
moltiplicazione, il regno dell’uomo arriverà a malapena al 2100. Tra un secolo
di questo passo, il pianeta Terra sarà mezzo morto e gli esseri umani anche”. Tuttavia,
i sacrifici umani invocati dagli illustri campanelli d’allarme, possono essere
facilmente raggiunti: l’eugenetica, la pratica dell’aborto e il movimento di
estinzione umana volontaria, notano Cascioli e Gaspari, sono i cavalli di Troia
dell’ideologia ecologista.
L’ipotesi ‘Gaia’ di James Lovelock (Gaia: nuove idee sull’ecologia, Boringhieri, 1981) è poi l’emblema dell’ecologismo come ideologia che denigra l’uomo
quale cancro del pianeta: “Gli uomini sulla terra si comportano come un
organismo patogeno o cellule di un tumore o di una neoplasia. La specie umana è
oggi talmente numerosa da costituire una grave malattia planetaria”. L’ecologismo,
pertanto, spiegano i due autori, si pone come un ritorno al paganesimo che
tende a idolatrare la Madre
Terra, Gaia o Demetra e a sostituirla al Dio della tradizione
giudaico-cristiana e alla visione antropocentrica della Bibbia, dove gli esseri
umani sono al centro del mondo poiché considerati qualitativamente superiori ad
altre forme naturali. Questa forma di religiosità primitiva ha un unico
obiettivo di fondo: attaccare il cristianesimo e con esso il Vaticano.
A coloro che sostengono siffatta ideologia e religiosità
pagana, a coloro che ricercano un mondo nuovo à la Aldus Huxley (1932), dove regna il controllo mondiale e la
libertà è sostituita dalla stabilità, possiamo rispondere con le parole di G.
K. Chesterton (1935): “Nei tempi in cui Huxley, Herbert, Spencer e gli
agnostici vittoriani strombazzavano sulla famosa idea di Darwin quasi fosse una
verità definitiva, sembrò a migliaia di persone semplici, praticamente
impossibile che la religione potesse sopravvivere. Ironia della sorte fu che è
sopravvissuta non solo a tutti costoro, ma che è la dimostrazione ideale (forse
l’unica dimostrazione concreta) di ciò che chiamavano la sopravvivenza del più
forte”.
Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, Le bugie degli ambientalisti, Vol. 1-2, ed. Piemme 2006.
