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La gestione della emergenza

A.A.A. vaccino anti-influenzale cercasi col governo dei ritardi e dello scaricabarile

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Mai affrontare i problemi per tempo e quando i problemi esplodono scaricare su altri le proprie responsabilità. È, con tutta evidenza, questo il metodo del governo Conte. Lo stiamo vedendo con l’imbarazzante questione dei vaccini antinfluenzali, dopo averlo visto con la tragicomica questione dei banchi scolastici.

Che fosse necessario incoraggiare vaccinazioni di massa per evitare che una banale influenza sia scambiata per Covid e per tenere alte le difese immunitarie dei potenziali contagiati, lo sappiamo da sette mesi. Lo sappiamo perché lo hanno detto un’infinità di virologi, nonché i membri del comitato tecnico scientifico del governo.

Ai primi di giugno, quattro mesi or sono, la Direzione generale prevenzione sanitaria del ministero della Salute ha diffuso un documento esplicito. Vi si legge: “Nella prossima stagione influenzale 2020/2021, non è esclusa una co-circolazione di virus influenzali e SARS-CoV-2, pertanto, si rende necessario ribadire l’importanza della vaccinazione antinfluenzale, in particolare nei soggetti ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti…”.

Ovviamente si dava per scontato che il governo facesse le due cose logicamente conseguenti: una campagna di sensibilizzazione per favorire vaccinazioni di massa e un bando straordinario per l’acquisto di un numero di vaccini tale da far fronte ad una mole di richieste straordinaria.

Invece non è stato fatto niente. E quando il problema vaccini è deflagrato si è data la colpa alle regioni.

Come se vivessimo tempi normali. Come se gli equilibri costituzionali non fossero stati più e più volte calpestati dall’esecutivo in nome dell’emergenza sanitaria. Come se non fosse stato ulteriormente prorogato lo stato di emergenza e con esso, se le cose hanno un senso, le responsabilità del governo centrale. Un governo evidentemente inerte ed irresponsabile.

Un altro esempio? La Commissione europea ha sollecitato i governi degli Stati membri a presentare il 15 ottobre le linee guida al “Piano nazionale per la ripresa e la resilienza” sulla cui base verranno erogati i soldi del Recovery Fund. La Francia, per dire di un Paese a noi vicino, ci ha lavorato durante l’estate e le ha presentate i primi di settembre. Il governo italiano ad agosto ha fatto vacanze serene e si trova oggi, ancora, in piena gestazione parlamentare.

Facile prevedere che la mail diretta a Bruxelles partirà dal ministero dell’Economia alle 23,59 del 14 ottobre. Difficile immaginare a chi Conte e compagni daranno la colpa del ritardo e di un lavoro fatto, al solito, in fretta e furia e pertanto caratterizzato da un’ampia serie di generiche ovvietà. Un lavoro da cui dipenderà il futuro dell’Italia.

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