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A Bari lo Stato c’è. Tolleranza zero contro gli immigrati violenti

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Una seconda Commissione ministeriale per accorciare i tempi delle pratiche dei richiedenti asilo, ma tolleranza zero per i violenti. Queste le novità principali emerse dall’incontro tecnico che si è svolto ieri pomeriggio alla Prefettura di Bari, presieduto dal sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, a seguito dello scontro violento di lunedì scorso tra 200 immigrati , ospiti del Cara di Palese, e le forze dell’ordine.

L’istituzione di una seconda sezione della Commissione per l’asilo politico di Bari, annunciata da Mantovano, renderà più veloci le pratiche dei richiedenti asilo e consentirà una migliore valutazione delle condizioni di persecuzione di ciascun immigrato, al di là della provenienza geografica. “Il provvedimento sottoscritto martedì dal ministero dell’Interno guidato da Maroni - ha dichiarato Mantovano - permetterà, oltre a un abbattimento significativo dei tempi, anche la totale convocazione di coloro che presenteranno le domande di asilo. Abbiamo predisposto, quindi, gli strumenti affinché i tempi per le risposte alle richieste di asilo siano abbreviati”.

Basti considerare che dal 2010, quando erano state presentate poco più di 300 domande a Bari, si è verificato un aumento sostanziale che ha portato le richieste, nel 2011, a quota 3.700. “Tutto avverrà col massimo dello scrupolo e dell'equilibrio, nel rispetto della Convenzione di Ginevra e delle norme europee - ha spiegato Mantovano - ma senza nessuna tolleranza nei confronti degli autori di violenze anche perché, fra gli elementi che impongono di rigettare la domanda di asilo, c'è anche quello di rendersi responsabili i fatti di violenza e turbativa di ordine pubblico”. Nulla giustifica ciò che è accaduto a Bari, così come a Mineo e Crotone – ha ribadito il sottosegretario all’Interno - e nulla lo giustificherà in un futuro". Nel frattempo, ha concluso Mantovano, "tutti coloro che hanno presentato la domanda saranno convocati. Avere la certezza anche del giorno della convocazione ci auguriamo rassereni gli animi". 

Al vertice di ieri erano presenti, tra gli altri, anche il capo Dipartimento libertà civili e immigrazione del ministero dell'Interno, Angela Pria, il vice capo della Polizia e direttore centrale della Criminalpol, prefetto Francesco Cirillo, il vice prefetto vicario di Bari Antonella Bellomo, i vertici provinciali delle forze di polizia e i presidenti della Commissione Nazionale e Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. Intanto, la ricostruzione di una informativa che la Digos ha depositato in procura, dopo l’esame attento delle immagini della guerriglia urbana di lunedì scorso, rivela che l’obiettivo dei migranti, in quell’occasione, era di uccidere. A dimostrarlo le centinaia di fotografie e filmati catalogati dalla Digos. Quindi, tra i reati che potrebbero essere contestati ai rivoltosi fermati, ci sarebbe anche il tentato omicidio. Un'ipotesi che però è ancora al vaglio degli inquirenti.

Ricordiamo che il bilancio delle rivolte scoppiate a Bari ammonta a 98 feriti, di cui 42 poliziotti, 40 carabinieri e 16 cittadini, mentre i danni al Cara, il centro di accoglienza dei richiedenti asilo, ammonta a circa 200 mila euro. La mensa della struttura è andata completamente distrutta mentre il magazzino, dove erano custoditi il vestiario per gli ospiti, coperte, lenzuola e alcune suppellettili è stato devastato dalle fiamme dell’incendio appiccato dagli stessi manifestanti.

Un fatto grave, quello accaduto a Bari, che ha riacceso le polemiche su una questione più generale: quella della sicurezza nel capoluogo pugliese. Da parte sua, per dare un segnale deciso, il governo ha finalmente nominato un prefetto per la città: Mario Tafaro, ex prefetto di Lecce, le cui principali battaglie sono state proprio contro l’immigrazione clandestina, un fenomeno tornato prepotentemente d’attualità negli ultimi mesi specie sulle coste salentine, ma che si è impegnato anche nella lotta ai presunti interessi della mafia verso la cosiddetta green economy.

"Un provvedimento a tempo di record. Per ribadire che lo Stato c’è", ha commentato il vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello. "Quanto accaduto negli ultimi giorni a Bari sul fronte della sicurezza - ha aggiunto - imponeva che questo Consiglio dei Ministri nominasse senza ulteriori rinvii il prefetto: non per ragioni funzionali, che comunque erano garantite, ma perché in determinate circostanze tenere allo Stato significa anche assumersi le proprie responsabilità. Questo imperativo categorico è stato assolto".

I nodi da sciogliere sul versante sicurezza restano molti, ma la giornata di ieri ha messo a segno importanti punti a favore di una gestione responsabile delle emergenze che interessano il territorio e ha dimostrato l'impegno del governo a sostenere le aree in difficoltà, nell'ottica secondo cui i problemi locali sono anche e soprattutto problemi nazionali. Resta da vedere quale sarà il contributo che l'amministrazione comunale darà e quali saranno le misure stabilite per far fronte alle altre questioni, non meno importanti, che sono all'ordine del giorno: prima di tutto, quella della criminalità e del controllo del territorio.

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