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Università in rivolta/2

A Bari se non manifesti e vai a lezione sei un fascista o un vigliacco

I colori della consueta protesta autunnale, quest’anno più che mai, hanno infiammato grigie pagine di giornale e soliti servizi televisivi. Ma il folklore di una contestazione già vista, e abbondantemente prevista, non è riuscita a scaldare i cuori degli studenti. Non tutti, infatti, si rivelano consapevoli dei motivi e delle ragioni di una apodittica protesta e molti di loro avrebbero preferito seguire accademiche lezioni piuttosto che ascoltare (in)accademiche opinioni nate da viziose posizioni ideologiche.

Chi non vive l’università non può capire la pochezza di una protesta montata ad arte, per screditare un governo ritenuto sempre e comunque nemico e per coltivare l’affascinante tema dei “tagli” all’istruzione.

Contro questo decreto legge la protesta suona davvero inaccettabile. Per la prima volta in Italia si cerca di cambiare quest’istruzione che non funziona, che sfora bilanci e che alimenta baronismi inaccettabili. Oggi si mette mano ad un mondo che da tempo vive nel suo paradiso: i riformatori sono in Parlamento, i reazionari in piazza. Questa condizione paradossale fa si che impotenti studenti siano costretti ad abbandonare le lezioni per non ascoltare la solita solfa che non ha più la presa che aveva nel sessantotto. 

Raccontiamo la nostra esperienza, vissuta all’ università di Bari. Ragazzi che si ergono a difensori del diritto allo studio, due giorni fa, hanno seriamente compromesso il nostro diritto allo studio battendo sulle porte con calci e pugni per impedire il proseguimento delle lezioni, urlando attraverso megafoni con violenza inaudita "Fuori dalle aule fascisti venduti". Ma il nostro sdegno non nasce tanto da reazioni di studenti ideologizzati e strumentalizzati dalla solita propaganda di sinistra; quanto da prese di posizione di alcuni professori e presidi di facoltà che, abdicando la propria funzione di garanti del diritto allo studio, di fatto sono convinti che studiare piuttosto che partecipare a violente manifestazioni, rappresenti una "vigliaccata". Un'idea politicamente corretta della libertà, vessillo di sinistre organizzazioni studentesche, viene imposta al popolo universitario.

Le grigie pagine di giornale e i soliti servizi televisivi lanciano slogan forti, creano il mito della protesta ad ogni costo e dello studente ribelle: questo mito porta inevitabilmente gli studenti verso un’omologazione tanto insensata quanto conformista. Ma c’è chi come noi, deciso a non condividere le modalità e i contenuti di questa sterile e pretestuosa contestazione, auspica che il proprio dissenso che si esplica attraverso la "pretesa" di continuare a studiare possa essere considerato meritevole di attenzione da parte dei mezzi d’informazione.

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3 COMMENTS

  1. è prorio così, chi non
    è prorio così, chi non frequenta l’università non può comprendere la pochezza che aleggia in ogni dove, paradossalmente nella nostra facoltà di giurisprudenza che dovrebbe insegnare a rappresentare la legge come fulcro, mezzo e fine di ogni azione. Invece la facoltà diviene teatro di violazione dei nostri diritti personali alla istruzione, all’opinione a vantaggio di una massificazione di artefatti e “sinistri” principi.
    ma al di fuori di questa massificazione non ci sono emarginati come vogliono farci sentire ma gente che non perde occasione per continuare a produrre.

  2. è proprio così chi non
    è proprio così chi non vive l’università non può comprenderne la pochezza che dilaga in ogni dove.
    proprio nella nostra facolta di giurisprudenza che dovrebbe insegnare la legge come fulcro, mezzo e fine di ogni azione.
    la massificazione dei “sinistri” e artefatti principi della protesta ci emargina???
    meglio avremo tempo per continuare a produrre!!

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