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Viaggio (elettorale) in Sardegna

A Cagliari con Massidda civismo e anche un po’ di sardismo!

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Si narra che Piergiorgio Massidda, al tempo della scissione di Fini, stesse per essere avviluppato dalle sirene di Futuro e Libertà. Nel PdL si sentiva stretto e l’allora coordinatore nazionale Denis Verdini gli aveva fatto lo sgarbo di sostituirlo alla testa del partito sardo senza neppure avvertirlo.

Fu Gaetano Quagliariello, allora capogruppo vicario al Senato, a prenderlo per il colletto e riportarlo sulla retta via. Per l’irruento Piergiorgio, però, quell’esperienza si era ormai consumata. Poco dopo presentò una candidatura civica per le elezioni provinciali, in aperto contrasto col centrodestra. Andò in doppia cifra.

Altero Matteoli, che lo stimava molto personalmente (e forse anche nel tentativo di recuperarlo), lo nominò presidente del porto di Cagliari e qui Massidda ebbe la possibilità di tradurre in fatti  concreti la vocazione civica e il bisogno di qualcosa di nuovo che aveva dentro.

Per Piergiorgio, già repubblicano e poi forzista della prima ora, oggi candidato a sindaco della sua città, è stato come inaugurare una terza vita. Se cammini per le strade di Cagliari e parli con la gente comune, è un refrain: “Massidda al porto ha fatto benissimo”.

Persino chi non lo voterà non può fare a meno di ammetterlo. E chi conosce Cagliari almeno un po’, se ne accorge subito. Un tempo la città voltava le spalle al porto. Lo viveva come un corpo estraneo. Massidda è riuscito nell’impresa di riportare Cagliari e il suo approdo portuale a guardarsi in faccia, rompendo così il diaframma.

A guadagnarne sono state l’immagine della città, la sua vivibilità quotidiana, la sua attrattività. E, dato rilevante, ciò avveniva mentre Cagliari condivideva con tutta l’isola le conseguenze di una crisi economica che in Sardegna si è avvertita molto e molto più che sul continente.

Quasi a rinnovare una maledizione: come per le guerre mondiali del secolo scorso, è la Sardegna a pagare il prezzo più alto!

Da qui ha preso avvio l’esperienza più civica d’Italia. I sostenitori di Massidda della prima ora sono stati trasversali che più trasversali non si può: dal movimento Idea ai dissidenti di Sel passando per i grillini. Poi si sono fatti vivi i partiti.

Massidda con loro è stato però categorico: se volete venire con me dovete lasciare a casa i simboli di Roma. Così ha onorato il civismo e ha anche strizzato un po’ l’occhio al sardismo! I partiti, prima riluttanti, alla fine si sono dovuti adeguare. Ora ad appoggiarlo ci sono 15 liste civiche: uno sproposito.

Ma in quel canestro di simboli non c’è solo un’accozzaglia di sigle. A ben cercare, vi è anche un’assicurazione sul secondo turno. E’ lì che a Cagliari – città tradizionalmente moderata – gli antagonisti della sinistra a volte hanno fallato.

Convincere i sardi a votare una volta non è facile, la seconda è un’impresa soprattutto poi se il sardo non è di sinistra e il furore ideologico non compensa il suo naturale scetticismo nei riguardi delle istituzioni.

Massidda al secondo turno ci andrà, contro Zedda. E se saranno tanti i candidati al comune il cui successo dipenderà dalla vittoria del loro candidato sindaco (grazie al premio di maggioranza) in quei quindici giorni bestiali, vi sarà qualcuno in più che si mobiliterà. E Cagliari potrebbe politicamente ruotare di trecentosessanta gradi: un po’ come è accaduto per il porto.

 

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