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A Campobasso il centrosinistra si gioca tutto, con il rischio di perdere

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È la Provincia di Campobasso l’ultimo "fortino" in mano al centrosinistra, in Molise. Il Popolo della libertà ha saldamente in mano ormai da anni la Regione, la Provincia di Isernia e i principali
comuni molisani: Campobasso, Termoli, Isernia, Venafro. Addirittura il centrodestra ha espugnato Montenero di Bisaccia, paese natale di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori. Adesso, quindi, l'unica e ultima "bandierina rossa" sventola solo su Palazzo Magno. Lunedì sera sarà ancora dello stesso colore? Difficile dirlo.

Il centrosinistra è sulla difensiva. Farà carte false per restare a galla, per arrivare al secondo turno e giocarsi il tutto per tutto contro l’armata che sostiene il candidato del centrodestra, Rosario De Matteis. Le premesse, tuttavia, non sembrano essere incoraggianti. Come troppo spesso accade, le due principali anime del centrosinistra si presentano agli elettori con le solite spaccature e qualche contraddizione. Da un lato c’è l’Italia dei Valori (con altre due liste), che ha voluto puntare senza “se” e senza “ma” su Pierpaolo Nagni.

Dall’altro c’è Micaela Fanelli, sostenuta dal Partito democratico insieme a Sinistra ecologia e libertà, Psi, Alternativ@, Comunisti italiani e Costruire democrazia. La Fanelli ha nei suoi trascorsi anche una consulenza per il presidente della Regione Michele Iorio, nemico giurato della sinistra. Di questo è possibile che gli elettori ne terranno conto. Con il loro voto diranno quanto è credibile un candidato presidente che ieri elogiava l’operato del governatore, mentre oggi lo dipinge come la causa di tutti i mali di questa regione.

Ed è proprio la demonizzazione del nemico l’arma più usata in questa campagna elettorale da Pd & soci. Per vincere, però, contano i programmi. E i numeri. Con Pd e Idv divisi sarà dura ripetere l’exploit del 2006, quando Nicola D’Ascanio vinse al primo turno con oltre il 52% dei consensi. A proposito: perché nessuno ha voluto riproporre il presidente uscente? Probabilmente per via dei suoi continui cambi di casacca. Prima nei Ds, poi alla corte di Di Pietro, suo compaesano. Poi ancora flirt con il Pd. Il tutto per avere sempre la stampella giusta a portata di mano. E così, zoppicando, è riuscito ad arrivare alla fine del mandato, nonostante la maggioranza perennemente risicata.

I balletti di D’Ascanio non sono piaciuti ai partiti "sedotti e abbandonati" (o che lo hanno scaricato: chi può dirlo?). Comunque sia andata, il centrosinistra non ci ha fatto una bella figura. Si è passato più tempo a superare le crisi di maggioranza, che a programmare lo sviluppo della Provincia di Campobasso. Rifarsi il look limitandosi a lasciare a casa D’Ascanio potrebbe non bastare. Perché cambiano gli attori, ma la sostanza no: il centrosinistra continua a essere diviso. E anche se dovesse esserci un’alleanza - in caso di ballottaggio - il matrimonio di convenienza difficilmente cancellerà l’aspra rivalità tra Pd e Idv. A questo punto il vero dubbio è uno: riusciranno la Fanelli o Nagni ad arrivare al secondo turno? I numeri e la compattezza del centrodestra dicono che non sarà affatto facile. De Matteis è sostenuto da 14 liste. C’è anche Fli. Già: in Molise il terzo polo è morto prima di nascere.

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